«Uccise perché non mi volevano come protettore»

Ramon Berloso cambia versione: nessuna rapina, cercavo di fare affari con loro
Il mondo della prostituzione di lusso lo affascinava. Aveva capito che in quel mondo circolano tanti, tanti soldi. Di più, che quelle ragazze, oltre che belle, erano delle vere e proprie macchine da soldi. Non interessava il sesso a Berloso, lui voleva entrare in quel mondo per fare affari. Come “imprenditore”: da giardiniere disoccupato, perennemente in bolletta e scaricato dalla moglie, a ricco: grazie alle donne.


Come? Semplicemente aveva in mente di fare il protettore delle ragazze di lusso. Per questo il killer le aveva attratte in Friuli proponendo alle giovani di entrare in affari con lui. Il particolare business l’aveva proposto la notte del 10 marzo a Ilenia Vecchiato. La 28enne mestrina aveva rifiutato e aveva pagato con la morte a bastonate e “balestrate”. Poi, 80 giorni dopo, il 20 maggio, era capitato alla romena 24enne Diana Alexiu. Stessa proposta, stesso rifiuto: stessa orrenda fine.


Due colpi di balestra tirato da vicino proprio a poca distanza da quella che sarebbe diventata la sua tomba: quel lembo di terra sotto il ponte del Torre tra Tapogliano e Villesse. Niente omicidi a scopo di rapina, dunque, ma raptus scaturiti dopo il rifiuto delle donne a entrare in affari con lui. Parola di Manuel Berloso, l’omicida reo confesso che ha cambiato versione rispetto a quanto detto lunedì riguardo alle cause che lo hanno spinto a uccidere.


L’aveva fatto, molte e molte volte di più, già nel 1993 quando era accusato di aver ucciso a Farra d’Isonzo Alessandro Paglavec. La condanna a sei anni e otto mesi rimediata per omicidio preterintenzionale, dunque, pare non gli sia servita anche per questo. Ieri mattina a Udine nel carcere di via Spalato, dopo aver passato la prima notte nella cella di isolamento, Berloso è apparso tranquillo, determinato, sicuro di sé.


Dalle 11 e per quattro ore ha risposto alle domande del procuratore aggiunto di Brescia, Carlo Raimondi, del suo sostituto Chiara Ghirardi e del pm della Procura udinese, Marco Panzeri. Con i magistrati c’erano il capo della Squadra Mobile di Udine, Ezio Gaetano, e il capo del Nucleo investigativo dei carabinieri, Fabio Pasquariello, reduci da alcune ore di sonno dopo le ultime notti passate per chiudere il cerchio attorno a Berloso, prima che potesse ancora uccidere. Gli inquirenti hanno ripercorso le tappe dell’orrore con l’accusato, cui hanno riformulato le accuse di duplice omicidio, rapina, occultamento di cadavere e porto abusivo d’armi (le due balestre).


Berloso ha confermato tutto, con freddezza e precisione, tranne il motivo per cui uccideva. Niente rapina, come aveva subito detto martedì prima dell’alba in Questura a Udine davanti al pm Marco Panzeri nel corso delle dichiarazioni spontanee, ma voglia di “proteggere” le ragazze, insomma di entrare in affari con loro. Una strada nuova cui gli inquirenti, c’è da dire, non credono molto.


A interrogatorio ultimato lo stesso procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, ha parlato di «piena collaborazione da parte dell’accusato» e ha continuato però a percorrere la strada che porta alla rapina, movente certamente più che plausibile per uccidere, magari vista la situazione economica non certo florida di Berloso. Proprio la balestra trovata nell’auto di Berloso (oltre a quella lanciata nei campi durante la fuga) è un macigno al nuovo movente del “protettore”.


Perché, infatti, Berloso si presentava gli appuntamenti armati se doveva soltanto proporre alle ragazze solo di entrare in affari con lui? Solo per intimorirle? Più che un alibi sembra un castello di carte. Quindi, nonostante l’ultima “uscita” dell’arrestato, polizia e carabinieri stanno continuando a battere proprio la pista della rapine sfociate “obbligatoriamente” in omicidio proprio per eliminare ogni traccia.


Per questo, anche se non sarà facile, nei prossimi giorni si cercherà di capire quanti soldi Berloso sia riuscito a sottrarre alle due donne. Nelle prime ore dopo la cattura si era parlato di diecimila euro, quattro rapinati alla prima donna, sei alla seconda. E poi gli inquirenti vogliono escludere al cento per cento che Berloso possa aver ucciso ancora. Ieri, per la verità, l’accusato ha ancora una volta negato con decisione di aver ucciso altre ragazze.


Polizia e carabinieri però non si fidano, anche se la lunga attività investigativa di queste settimane li porta ad escludere che nella trappola di Berloso siano cadute altre escort. Per questo da Udine è partita verso i colleghi in Veneto la richiesta di una lista aggiornata di tutte le prostitute scomparse in questi mesi.


Dai telefoni utilizzati da Berloso non sono partite, infatti, chiamate ad altre escort, tranne le due uccise e la terza, che l’uomo avrebbe dovuto incontrare (e forse uccidere) domenica prima che il blitz delle forze dell’ordine facesse saltare in aria i suoi piani. ma la prudenza è d’obbligo. Come prudente, al termine dell’interrogatorio, è apparso l’avvocato Roberto Mete, che ha il delicato compito di difendere l’assassino.


«Si tratta di un reo confesso di omicidio, ma in realtà Ramon Berloso è una persona - ha commentato il legale all’uscita dal carcere - che nasconde un disagio familiare e psicologico importante, che va approfondito». Viste anche le modalità con cui ha agito, quindi, secondo il legale è necessario mettersi nell’ordine delle idee che Berloso sia malato.


E abbia bisogno d’aiuto. E le affermazioni degli inquirenti, che definiscono l’assassino come freddo e determinato, stridono con quanto dichiara l’avvocato. Mete ieri mattina prima dell’interrogatorio si è trovato per due ore faccia a faccia con Berloso. «È un ragazzo colto, ha un aspetto normale, ma ha subito palesato evidenti disagi psicologici a causa del matrimonio finito e della lunga causa di affidamento della bambina.


Si tratta di una persona che non ha nemmeno conosciuto il padre da bambino, tanto che porta il cognome della madre». Sono proprio questi problemi, queste difficoltà che avrebbero fatto andare la mente in corto circuito portandolo ad uccidere, non certo per rapinare le ragazze o fargli da protettore. Tranne il movente, però, è tutto è chiaro. C’è un assassino. E ci sono due cadaveri, martoriati, che sono ora vicini finalmente a una degna sepoltura. Dopo le autopsie oggi dalla Procura arriverà il nulla osta per la celebrazione delle esequie. E Ilenia e Diana potranno lasciare il Friuli, dove hanno trovato la morte. Altro che un protettore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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