In tremila a Udine, altrettanti a Pordenone: musulmani in preghiera per la fine del Ramadan

Nel parcheggio del Città Fiera a Martignacco il rito collettivo islamico all’insegna di «beneficenza, unione e saluto». Sulle rive del Noncello i ritrovi in Comina e alla fiera: «Ora un luogo di culto per noi»

Marco Orioles | Chiara Benotti
La preghiera dei musulmani riunitisi in Comina, nella zona nord di Pordenone
La preghiera dei musulmani riunitisi in Comina, nella zona nord di Pordenone

Un insolito viavai si è materializzato nella mattinata di venerdì 20 marzo, poco prima delle otto, al parcheggio n. 2 del Città Fiera a Martignacco. Ciascuno abbigliato di tutto punto, con una leggera prevalenza del bianco accanto a vestiti dai colori sgargianti, il gruppo costituito da circa tremila musulmani di tutte le origini ed età si è accomodato tra i tappeti posti per terra in previsione della preghiera collettiva che costituisce uno dei momenti culminanti dell’Eid al-Fitr, la Festa di fine Ramadan. Si celebrava in modo collettivo la festa che segna la fine del mese sacro per tutti i credenti, quello che secondo la tradizione ha visto intorno al 620 d.C. Allah dettare il Corano al futuro profeta della nascente religione islamica, Maometto.

Alcuni dei musulmani riuniti al Città Fiera (foto Petrussi)
Alcuni dei musulmani riuniti al Città Fiera (foto Petrussi)

Visibile la soddisfazione de i presenti, che in questi trenta giorni hanno compiuto una serie di ardue prove, dal digiuno all’astinenza dal bere dall’alba al tramonto. «Dio ha voluto che i credenti diano prova di fedeltà suprema – osserva Enzo Pace, sociologo dell’Islam dell’Università di Padova – rovesciando per un mese i ritmi del tempo ordinario, che diventa tempo di sacrificio e si interrompe solo al tramonto».

L’organizzazione della cerimonia era in capo quest’anno al Centro Misericordia e Solidarietà di via Marano Lagunare, uno dei quattro punti di riferimento della fede islamica presenti a Udine. Al suo imam Mohammad Hajib il compito di guidare la preghiera e formulare il sermone, in cui ha evocato la «grande gioia da cui è sopraffatto ogni musulmano sin dall’alba del giorno, quando si compiono i primi atti di devozione verso Allah riconoscenti nei suoi confronti per essere stati in grado di superare le prove del Ramadan».

Ma per festeggiare degnamente l’Eid, ha proseguito Hajib, è necessaria un’altra serie di atti. «C’è anzitutto la beneficenza: ogni famiglia deve destinare una somma ai più bisognosi. C’è poi la suggestione, concretizzatasi stamattina, del riunirsi tutti insieme per pregare in un unico luogo, come si fa nei paesi musulmani. E infine c’è il rito del saluto: ognuno alla fine della preghiera abbraccia il prossimo in una espressione del perdono per eventuali torti compiuti durante l’anno nei confronti dell’altro».

Tremila islamici anche a Pordenone per la festa dell’Eid al-fitr all’alba di venerdì 20 marzo: separati nei due poli di preghiera. Nel centro culturale in Comina e nel padiglione della fiera: troppi per celebrare la festa che segna la fine del mese sacro del Ramadan, nell’unico polo nella moschea della Comina.

«Un secondo centro culturale è necessario – ha sottolineato Hasna Saykouk con le donne islamiche – di fronte al numero dei fedeli. Attendiamo il futuro polo in via Castelfranco Veneto a Pordenone». L’appuntamento dell’Eid al-fitr ha polverizzato i record con tanti fedeli di Allah in arrivo dalla cintura periferica di Pordenone e dei territori vicini. A Fiaschetti la celebrazione rituale è stata nella piccola moschea ricavata da un ex supermercato, con tanta gente. Fede e tecnologia: le offerte della carità raccolte per i poveri e per cambiare la copertura del capannone nel centro in Comina sono state anche con il pos elettronico.

Il rito

Le sure sono state intonate dal decano degli imam Ahmed Erraji ieri sul grande spiazzo esterno in Comina, con la staffetta delle guide spirituali. «Oggi è stata una giornata serena e vissuta nella spiritualità – ha detto Amer Hasan con tanti fratelli islamici –. La preghiera all’alba, prima del lavoro è stata un momento di gioia e di pace». La gestione della folla nei due poli in fiera e in Comina è andata liscia. «Gestire migliaia di fedeli richiede impegno e siamo allenati per rispettare le regole della sicurezza – ha detto Tagadire Hisham portavoce in Comina –. Viviamo in pace e siamo integrati nella società pordenonese».

Nel quartiere fieristico, oltre 800 fedeli hanno intonato le preghiere del Corano, in viale Treviso: la speranza è di creare il nuovo centro islamico nel capannone in via Castelfranco Veneto che raddoppierà gli spazi, forse entro un anno. «Nel mese sacro di purificazione e digiuno e alla fine del Ramadan – ha invocato erraji in Comina – l’obiettivo è la riconciliazione con tutti e la pace». Le nuove generazioni di islamici sono cittadini italiani: lavorano e riempiono le aule scolastiche di studenti. La frattura di quattro anni fa sulla gestione della moschea in Comina, tra la comunità africana con i bengalesi e le altre etnie come quella marocchina hanno diviso in due i poli per intonare le sure di Allah: ma non la fede.

I bisogni

Gli ingressi sono a numero chiuso per ragioni di sicurezza: un centinaio interni e gli altri vanno sul piazzale sotto il sole di marzo. «Non c’è ancora a Pordenone un luogo di culto ufficialmente riconosciuto – hanno ricordato alcuni islamici –. Ma è previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dall’articolo 19 della Costituzione italiana ed è la necessità di oltre tremila fratelli musulmani». Il raddoppio dei centri culturali islamici si può giustificare: sui numeri sempre crescenti. «Preghiera di fine Ramadan a Fiaschetti – ha scelto Mohamed Butt –. È un polo decentrato che potrebbe diventare il baricentro nell’area liventina per gli islamici».

La ricerca di un capannone più grande è partita nelle aree artigianali a Sacile dove la crisi ha chiuso tante aziende.

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