La sala consiliare di Tramonti di Sotto intitolata al sindaco della ricostruzione

L’omaggio al cavaliere Giuseppe Fortunato Ronzat. Il sindaco Bidoli: la sua autorevole figura è emersa con forza in uno dei momenti più bui. Ricordati i vigili del fuoco che persero la vita nei soccorsi dopo il terremoto

Giulia Sacchi
Il sindaco Bidoli con i figli di Ronzat
Il sindaco Bidoli con i figli di Ronzat

Il Comune di Tramonti di Sotto ha reso omaggio a Giuseppe Fortunato Ronzat, sindaco della ricostruzione post terremoto, intitolandogli la sala consiliare, e alla memoria dei vigili del fuoco che hanno perso la vita mentre erano impegnati nelle attività di soccorso successive al sisma del 1976.

Quella dell’ex primo cittadino Ronzat è una figura dalla valenza storica importante: classe 1921 (è mancato il 29 marzo 2010), conosciuto col nome di battaglia “Scaglia”, è stato tra i protagonisti della Resistenza. «La sua esistenza è stata un esempio di dedizione alla collettività, segnata da un profondo amore per la sua terra e un incrollabile impegno civile, politico e sociale» ha messo in evidenza il sindaco Giampaolo Bidoli.

«Figlio di una terra e una generazione chiamate a scelte difficili, ha aderito giovanissimo alla Resistenza, diventando comandante partigiano del valoroso battaglione Patria, inquadrato nel IV battaglione della divisione Osoppo-Friuli. In quegli anni di lotta al nazifascismo, vissuti tra asprezza della montagna e rischi della clandestinità, ha saputo incarnare quei valori di libertà e giustizia che ogni uomo ha il dovere di riconoscere. Una scelta coraggiosa, supportata da ideali, che lo ha portato ad assumersi responsabilità non soltanto verso i compagni, ma verso un’intera popolazione smarrita e vessata dai soprusi».

Quindi l’impegno amministrativo e il delicato momento della ricostruzione, affrontato con determinazione e un decisionismo rimasto indelebile. «La sua autorevole figura è emersa con forza in uno dei momenti più bui per Tramonti di Sotto e il Friuli: nell’agosto 1978, chiamato a raccogliere le dimissioni del predecessore, ha assunto la carica di sindaco, gestendo con straordinaria capacità la complessa fase della ricostruzione post terremoto» ha ricordato Bidoli.

«Con una visione chiara e concreta, si è avvalso di uno staff di collaboratori e ha coinvolto attivamente le ditte locali, dimostrando una presenza costante e capillare, con una particolare attenzione alla realizzazione del centro sociale e scolastico, simbolo di rinascita. Rieletto per un terzo mandato nel 1985, ha guidato l’amministrazione sino ad aprile 1990, sempre con l’obiettivo di difendere e diffondere i valori di comunità duramente conquistati». Alla cerimonia di intitolazione della sala consiliare hanno preso parte i figli di Ronzat.

La giornata ha previsto anche altri momenti dedicati al ricordo: a Muinta è stato reso omaggio ai vigili del fuoco morti mentre prendevano parte alle operazioni di soccorso in Val Tramontina, dopo il terremoto, in seguito alla caduta nel lago di Redona del velivolo AB205. Assieme a loro c’era anche un impresario.

Si tratta del secondo pilota Antonio Alfano di Roma, che aveva 36 anni, dei motoristi Sabatino Bocchetto, 31 anni, e Amato Celli, 37 anni, entrambi di Roma, del vigile del fuoco Antonio Pedone, 32 anni, del distaccamento di Termini Imerese e dell’ingegner Pio Francesco Perin, imprenditore edile di San Vito al Tagliamento.

La cerimonia si è tenuta davanti alla chiesetta che l’ex sindaco Ronzat aveva fatto costruire per custodirne la memoria e in cui si era recato anche il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti. Quindi la deposizione di una corona in Pecol, al nuovo cippo dedicato alle vittime dell’incidente.

«Una giornata ricca e toccante, che come amministrazione abbiamo voluto organizzare in questo anniversario importante dei cinquant’anni dal sisma» ha aggiunto Bidoli. «Abbiamo invitato in aula consiliare anche i sindaci che si sono succeduti da allora, per consegnare alcuni omaggi: Pietro Avon, primo cittadino al momento della tragedia, Arturo Cappello ed Elio Bidoli. Un’occasione pure per inaugurare il nuovo gonfalone: il vecchio era danneggiato e aveva un errore, dato che non rispettava in toto le regole dell’araldica pubblica».

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