Solo e senza casa: Spilimbergo piange la prima vittima del coronavirus

SPILIMBERGO. Sebbene non avesse fissa dimora, non era uno sconosciuto Dario Clemente, il 65enne residente a Spilimbergo vittima del coronavirus.
Clemente era stato soccorso dai carabinieri domenica scorsa, 22 marzo, nel parcheggio della Pam, proprio nella città del mosaico. Ricoverato al Santa Maria degli Angeli di Pordenone, aveva accusato un’insufficienza respiratoria.
Ventilato e poi intubato, è spirato giovedì notte in un ospedale interamente riconvertito all’emergenza, dove i reparti di terapia intensiva e di medicina retti da Thomas Pellis e Maurizio Tonizzo, insieme a tutto il personale del nosocomio pordenonese, continuano a essere impegnati giorno e notte in una lotta senza quartiere contro il virus.
Un’esistenza tragicamente interrotta e già messa a dura prova dalle avversità della vita quella di Dario Clemente, originario di Forgaria nel Friuli, municipalità della sinistra Tagliamento dove ha risieduto almeno fino al 2000 stando a quanto riferisce il sindaco Marco Chiapolino e, da diversi anni ormai, trasferito a Spilimbergo, seppure senza un domicilio fisso.
Dario Clemente ha una storia personale fortemente condizionata dalla perdita del lavoro di dipendente in una ditta della zona che, una volta chiusi i battenti, pur garantendogli una buonuscita tale da poter condurre, seppure sul breve periodo, una vita quanto meno dignitosa, lo aveva lasciato a casa, con la difficoltà, per certi versi insormontabile, a trovare una nuova occupazione. Difficoltà che contraddistingue quella fascia di lavoratori over 50 troppo vecchi per essere assunti e troppo giovani per ottenere la pensione o un nuovo lavoro.
Nonostante tutto, dal racconto che fanno le persone che avevano avuto modo di conoscerlo, l’uomo, non si era dato per vinto, cercando, per quanto possibile, di reinventarsi come tuttofare, facendo dei piccoli lavori di manutenzione che potessero garantirgli la possibilità di sbarcare il lunario e, soprattutto, potessi permettere una stanza in affitto. Cosa che negli ultimi tempi era diventata particolarmente difficoltosa tanto da spingerlo a fare della propria automobile, una vecchia Fiat Punto, la sua casa.
Clemente era solito frequentare in particolare due esercizi pubblici della città: il bar Buffet, che ha sede nella ex stazione dei treni, e il bar “New Ponte Roitero”, in via Ponte Roitero, all’incrocio tra via della Repubblica e la strada regionale 464. Esercizi pubblici che, ovviamente, nelle ultime due settimane, nel rispetto di quanto previsto dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri, hanno tenuto le serrande abbassate.
Di certo, stando a quanto racconta Michele Baselli, titolare del “New Ponte Roitero” e forse, fra le ultime persone ad avere visto lo sfortunato concittadino, un paio di mesi fa, Clemente, per non chiare ragioni, siano queste affettive o professionali, si era recato in provincia di Bergamo, una delle zone tra le più colpite, tra l’altro, dal coronavirus, facendo successivamente ritorno a Spilimbergo anche se non è chiaro con quale mezzo, visto che aveva raccontato agli amici del bar di avere lasciato l’auto nella Bergamasca perché rotta.
Quindi è molto probabile che nelle ultime settimane abbia pernottato in ripari di fortuna, oppure ospite di qualcuno. Altra notizia certa è che Clemente non si sia mai rivolto ai servizi sociali del Comune di Spilimbergo.
Una notizia, quella della scomparsa del concittadino – prima vittima del coronavirus in città –, subito rimbalzata sui social, seppure in forma anonima, che gli spilimberghesi hanno appreso con sgomento e commozione. —
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