Senza stipendio, si licenziano. L’Inps: «No all’ammortizzatore»

AZZANO. Dopo mesi senza stipendio, decidono di licenziarsi: fanno richiesta dell’ammortizzatore sociale (Naspi), ma l’istanza viene respinta dall’Inps. Oltre a non vedersi riconosciuti gli emolumenti, i tredici lavoratori dell’azienda del settore del mobile Ar (Antoniolli Roberto) di Azzano Decimo non possono contare nemmeno sulla boccata d’ossigeno che sarebbe potuta arrivare dall’ammortizzatore: una situazione drammatica per le maestranze, costrette a fare i conti con le spese fisse seppure in assenza di liquidità. Alcuni sono monoreddito, altri coniugi che operavano entrambi in Ar.
A raccontare la loro storia è il sindacalista di Cisl Giacomo Bernardi. «La ditta artigiana Ar, come altre realtà del settore, è stata colpita dalla crisi e l’accentuarsi della congiuntura ha portato negli ultimi mesi molte difficoltà nei pagamenti degli stipendi sino alla mancata corresponsione di marzo e aprile – fa sapere –. I lavoratori, a fronte di questo enorme disagio, legato al fatto di dovere comunque sostenere le spese per bollette, mutui, tasse e soprattutto beni di prima necessità come il cibo, hanno deciso, loro malgrado, di dimettersi per giusta causa. La prassi per tali dimissioni è prevista dalla normativa: spedizione in via telematica.
A quel punto tutti gli enti collegati al mondo del lavoro sono a conoscenza della conclusione di rapporto e delle eventuali motivazioni. Quindi nulla si può imputare agli addetti e alla procedura, svolta nel pieno rispetto delle regole».
Le maestranze si sono dunque rivolte al patronato per la richiesta della Naspi, «in modo da ottenere finalmente un minimo di sostentamento, dopo oltre due mesi di assenza di stipendio. Quando ormai pensavano di uscire da questa grave situazione, ecco che l’Inps ha comunicato loro, con lettera del 24 maggio, che le domande di Naspi erano state perentoriamente respinte – spiega Bernardi –. La motivazione è disarmante e tecnicamente inaccettabile: “Manca la chiusura in Unilav, si prega di mandare la chiusura tramite canale Naspicom”».
«Gli addetti ai lavori devono sapere che è obbligo unicamente del datore di lavoro mandare comunicazione di cessato rapporto di lavoro tramite modello Unilav, spedito telematicamente al Centro per l’impiego – sottolinea –. Nessun obbligo di tale comunicazione deve ricadere sui dipendenti. Non si capisce perché l’Inps di Pordenone abbia arbitrariamente deciso di respingere (neanche sospendere) la domanda di Naspi, arrecando un danno enorme ai lavoratori e alle loro famiglie che aspettavano da oltre due mesi lo stipendio».
Quindi l’auspicio. «Speriamo che l’Inps faccia un passo indietro, riconoscendo a tutti i dipendenti il diritto al percepimento della Naspi nel più breve tempo possibile, visto che da mesi non percepiscono soldi – conclude –. Ci auguriamo che al tutto alleghino anche le scuse: l’ente deve tutelare i cittadini, che in questo caso sono stati invece messi in difficoltà».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








