Università di Udine: al Polo Scientifico il "Mercoledì del placement"
Aule Feruglio trasformate in fiera del lavoro: studenti e imprese a confronto nel settore agroalimentare. Tra la "fame di giovani" delle aziende e l'incertezza dei laureati, la sfida è colmare il gap dell'esperienza

Il polo scientifico dell’Università di Udine ha aperto le porte al Mercoledì del placement, piccola fiera del lavoro specializzata per aree disciplinari e professionali. Tra le aule Feruglio, la teoria ha lasciato il posto alla concretezza dei curriculum. Qui, imprese come Assoenologi, Eambiente, Gruppo Animalia e Radit, con il sostegno dell’agenzia Umana per le consulenze, si sono messe in ascolto di studenti e dottorandi del Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali. Obiettivo, colmare lo spazio tra studio e lavoro. Se le aziende cercano “linfa fresca”, i ragazzi cercano risposte a una domanda silenziosa: «C’è davvero posto per me?».
Le voci tra gli stand delineano un mercato a caccia non più di braccia, ma di menti specializzate. Per Michele Bonelli di Assoenologi, la metamorfosi è compiuta: «Abbiamo un bisogno vitale di giovani. La professione è cambiata – spiega –: l’enologo non sta più solo in cantina, ma spazia tra enoturismo, comunicazione e commerciale». Una visione condivisa da Stefano Cusin e Paola Aughecci della trevigiana Radit. «Crediamo nei giovani – affermano –: per loro offriamo un percorso di crescita in settori di nicchia come le fumigazioni. Cerchiamo figure specializzate che vogliano approfondire ambiti specifici per ampliare l’organico».
Eppure, a questa spinta risponde l’incertezza degli studenti. Giulia dà voce al timore del gap pratico: «Il mondo del lavoro sembra pretendere un’esperienza che noi, appena usciti dagli studi, non possiamo avere – dice –. Spero in un’apertura nonostante questo limite». Lo smarrimento non risparmia chi, come Alessandro Fantin, ha già tentato i canali tradizionali. «Ho mandato diversi curriculum, ma le risposte sono state nulle – racconta –. Sono venuto per capire cosa cercano davvero le aziende e tentare il contatto diretto». Anche l’anagrafe è un fattore di riflessione per Alessandro Odorizzo: «A quasi 33 anni spero che sappiano valutare le competenze oltre l’età – dice –. Ogni incontro qui è un’opportunità».
Nonostante le paure, resta il valore della formazione, come spiega Fabio Drusin: «Il mio obiettivo è restare nelle tecnologie alimentari tra Veneto e Friuli, una delle regioni più importanti nel settore», racconta. Infine, Amir El Fatini sfrutta l’occasione per un test senza filtri: «Sono qui con un approccio sperimentale, per un primo impatto in un ambiente protetto. Voglio capire se le imprese cercano me o se sono io a dover cercare loro». L’impressione, insomma, è di un generale ottimismo condizionato. Da un lato, le aziende mostrano apertura: il settore evolve e ha una “fame vitale” di giovani, visti come motore dell’innovazione. Dall’altro, i ragazzi manifestano l’incertezza di chi si scontra con il paradosso di un mercato che cerca talenti, ma fatica a dare fiducia a chi non ha ancora esperienza. La sfida del Placement non è dunque la mancanza di posti, ma la necessità di trovare un linguaggio comune: trasformare l’entusiasmo dei laureati in un investimento concreto, rendendo la laurea un valore da far fruttare subito in campo.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








