Revisioni auto truccate: in 2 finiscono nei guai

UDINE. È noto che sempre più persone non pagano l’assicurazione dell’auto anche nella nostra provincia. Le forze dell’ordine sorprendono di continuo qualche furbetto. È una novità delle ultime settimane, invece, quella dei tagliandi di revisione taroccati.
Secondo un’indagine condotta dai carabinieri della stazione di Udine Est, un tunisino incensurato di quarantacinque anni residente a Premariacco, da tempo senza lavoro, in collaborazione con un pregiudicato di trentanove anni di Carlino, ha realizzato tagliandi di revisione falsificati e ne ha forniti alcuni (dietro pagamento di 65 euro per ognuno) a un corriere che abita nel quartiere di via Riccardo di Giusto.
Gli accertamenti dei militari dell’Arma sono partiti lo scorso settembre, quando durante un controllo stradale è stato fermato proprio il furgone del corriere che abita a Udine Est, un uomo di origine marocchina.
Il tagliando relativo alla revisione del mezzo, che era attaccato sul retro del libretto di circolazione, è apparso ai carabinieri di un colore un po’ strano. Sono state effettuate, dunque, verifiche più approfondite, anche nelle banche dati della Motorizzazione civile. Dalla consultazione dei computer è emerso che il furgone in questione non era stato revisionato. Proprio come un altro veicolo che il marocchino aveva a casa. Anche in questo caso, il tagliando appariva un po’ diverso dai soliti e i dati riportati non corrispondevano ad alcuna revisione reale.
Il corriere marocchino, di fronte all’incalzare delle domande dei carabinieri, ha ammesso di aver chiesto aiuto a un tunisino per effettuare la revisione. Quest’ultimo gli aveva garantito di aver effettuato la procedura in modo regolare e gli aveva chiesto, come detto, 65 euro per ogni furgone.
I carabinieri in qualche settimana sono riusciti a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle. Hanno infatti scoperto - anche grazie alle perquisizioni che hanno effettuato a casa del tunisino, a Premariacco e nell’abitazione del 39enne di Carlino - che lo straniero aveva il compito di procacciare ignari clienti, mentre l’altro falsificava i documenti con i dati di officine realmente autorizzate. I due, secondo gli investigatori, si dividevano i “guadagni”.
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