Rapine in villa, ecco la banda: nel Pordenonese agirono in cinque

La procura ha chiuso l’inchiesta e contesta l’associazione per delinquere a tre albanesi e due cugini di Pasiano
Interpress Mion Venezia, 24.03.2012.- Questura di Venezia, Squadra Mobile, Operazione "Predoni".- Sgominata banda Italo-Albanese.- Nella foto l'arrestato Di Giovanni Massimo Svizzera 06.02.1981
Interpress Mion Venezia, 24.03.2012.- Questura di Venezia, Squadra Mobile, Operazione "Predoni".- Sgominata banda Italo-Albanese.- Nella foto l'arrestato Di Giovanni Massimo Svizzera 06.02.1981

PORDENONE. Associazione per delinquere, tentato omicidio, tentata rapina e porto abusivo di armi: il pubblico ministero Lucia D’Alessandro ha notificato l’avviso di conclusione indagini alla ribattezzata “banda delle rapine in villa”. Gli indagati sono cinque: gli albanesi residenti a Cessalto Edouard Lufi, 25 anni, Eduart Arapi Mastrangioli, 32 anni, e Ledjan Lugja, 32 anni e i cugini Massimo e Corrado Di Giovanni, 30 e 50 anni, rispettivamente di Ponte di Piave e Rivarotta di Pasiano. Lufi è difeso dall’avvocato Fabio Pinelli, Mastrangioli da Mauro Serpico, Lugja da Renato Speranzoni, Corrado Di Giovanni da Giampaolo Bevilacqua e Michele Attanasio, Massimo Di Giovanni da Salvatore Rizzo.

La prima accusa, per tutti, è di associazione per delinquere e tentato omicidio dell’imprenditore di Belfiore di Pramaggiore Graziano Zucchetto, 45 anni, titolare della Emac srl di Sesto al Reghena; ai cinque viene contestata anche la rapina ai danni dello stesso imprenditore, il 16 febbraio 2012, e porto abusivo di armi.

Il terzo capo di imputazione riguarda ancora i tre albanesi e i due cugini italiani, accusati della tentata rapina, il 20 marzo 2012, ai danni dell’imprenditore di Villaraccolta di Pasiano Silvio Isola, 70 anni, titolare della Saca Industrie spa; a Lufi, Mastrangioli, e ai cugini Di Giovanni viene addebitata anche la tentata rapina ai danni di Alberto Maronese, il 17 marzo 2012 a Mansuè e, di conseguenza, il porto abusivo di armi. Solo i tre albanesi, inoltre, sono accusati di porto abusivo di armi, fatto accertato a Meolo quando vennero arrestati in autostrada, il 23 marzo scorso, mentre stavano per eseguire un sopralluogo per un sequestro progettato.

L’incidente probatorio per i tre albanesi si era svolto nel tribunale di Venezia alla fine di maggio dello scorso anno. Avevano lungamente parlato in due: Eduart Lufi e Eduart Arapi Mastrangioli, mentre Ledjan Lugja si era avvalso della facoltà di non rispondere. Mastrangioli aveva ammesso di aver organizzato sia la rapina all’imprenditore sia quelle che non aveva portato a termine perché ritenute troppo pericolose. Aveva incastrato Massimo Di Giovanni, spiegando che era lui a fornirgli tutte le informazioni che riguardavano la villa da rapinare: se c’erano macchine di lusso da portar via, oro o gioielli, quali sistemi di sicurezza occorreva superare.

Aveva poi affermato di non aver mai visto e conosciuto il cugino di Massimo, Corrado Di Giovanni, l’amico di famiglia di Zucchetto, il rappresentante di vernici licenziato dalla Citver di Meduna sospettato di essere la mente della banda. I due avevano inoltre riferito che poco prima di essere arrestati dagli investigatori della squadra mobile di Venezia non stavano organizzando una rapina nei dintorni di Mestre, ma che avrebbero dovuto svaligiare un appartamento in centro a Padova segnalato loro da un’amica, una ballerina di lap dance; alla fine, però, avevano deciso di lasciar perdere perché in zona c’erano troppi controlli e temevano di essere scoperti. In effetti, ad attenderli, c’era la polizia.

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