Prostituzione in via Fasan Assolto “l’organizzatore”

Sacile, faceva pubblicare le inserzioni sui giornali e rispondeva al telefono Le testimoni cinesi indicano nomi diversi e il tribunale dispone altre indagini

SACILE. Le cinesi che “lavoravano” nell’appartamento di Sacile non hanno saputo fornire una precisa identità di colui che le ospitava e al quale davano una sorta di provvigione. Al proprietario del locale non è stato chiesto il nome del locatario. Così, al termine del processo, un cinese è stato assolto dalle accuse di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione per non avere commesso il fatto.

La vicenda aveva preso le mosse alla fine del 2007 quando a Sacile si diffuse la voce che in una palazzina di via Fasan alcune donne cinesi esercitavano il metetricio. La polizia municipale avviò un’indagine, con tanto di sopralluoghi. Venne alla luce una sorta di “ragnatela” di donne e uomini che frequentavano quell’appartamento. Le prime per professione, i secondi per piacere. Fino a quando gli agenti risalirono al proprietario dei muri il quale fornì il nominativo di colui che pagava in contanti il canone di affitto. Coincideva con colui che pubblicava, periodicamente, inserzioni su giornali gratuiti, indicando un numero di cellulare da chiamare per appuntamenti particolari.

Li Xiacqu, 51 anni, cittadino cinese residente a Capriano del Colle, già noto per vicende simili in altre parti del Belpaese, era stato così imputato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Durante il processo sono state sentite alcune donne che frequentavano i locali, ma non hanno indicato in maniera univoca il nome di colui che li metteva a disposizione. Anzi, i nomi emersi nel corso del dibattimento, sono stati molteplici.

Il difensore dell’uomo, l’avvocato Rosario Capone, ha chiesto quindi l’assoluzione per il suo assistito.

Il tribunale di Pordenone ha così assolto per non avere commesso il fatto il 51enne e trasmesso gli atti alla Procura affinché individui gli eventuali potenziali sfruttatori della prostituzione.

Proprio nel periodo oggetto di indagine, a Sacile era animato il dibattito sulla prostituzione negli appartamenti. Se nei vicini comuni della Marca trevigiana il fenomeno si toccava praticamente con mano (la presenza delle prostitute in strada era da tempo al centro di discussioni, proteste, polemiche approdate anche a livello nazionale), in riva al Livenza viaggiava su internet, giornali e al coperto.

Disinibite ragazze di tutto il mondo si mostravano con foto inequivocabili sui siti di annunci specializzati (dove il nome di Sacile ricorreva con frequenza) proponendo incontri «per saziare tutti i desideri più proibiti» in «ambienti raffinati e nella massima tranquillità» sparsi un po’ ovunque, da San Liberale alla periferia ovest, passando per il centro. Si trattava, peraltro, di incontri non per tutte le tasche in quanto il costo non era certo quello della strada. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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