Prof accusato di molestie, l’esperta: «Il maschio è in crisi e abusa del suo potere per paura»

La psicologa Degano: il gesto dell’adulto nei confronti delle ragazze fa emergere la sua impotenza. Le giovani hanno subito una ferita nella loro identità. Questi fatti vanno denunciati, bisogna parlarne
La fila dei banchi viene allestita in vista dell'esame di maturità' in una scuola a Pontedera, 17 giugno 2014. ANSA/ STRINGER
La fila dei banchi viene allestita in vista dell'esame di maturità' in una scuola a Pontedera, 17 giugno 2014. ANSA/ STRINGER

«Spiazzato dalla capacità delle donne di influenzare gli eventi, il maschio, per la prima volta, si sente impotente. È in crisi e reagisce abusando del suo potere». Anna Degano, la psicologa e presidente dell’Associazione per lo sviluppo psicologico dell’individuo e della comunità, sintetizza così le dinamiche che possono aver portato il professore dell’istituto Stringher a molestare 11 allieve quando avevano meno di 14 anni.

Il tribunale ha sospeso temporaneamente il docente dall’insegnamento, ma resta il fastidio e la rabbia per l’ennesima notizia che non avremmo mai voluto leggere. Una notizia che aggrava il pesante bilancio che tutti noi abbiamo commentato in occasione della recente celebrazione della giornata contro la violenza sulle donne.

«A differenza di un tempo le donne riescono a ottenere riconoscimenti pubblici all’esterno e questo fatto spiazza il maschio soprattutto dal punto di vista sessuale. Il gesto dell’adulto nei confronti delle ragazzine minorenni fa emergere l’impotenza attraverso l’uso e l’abuso del potere. Lui che è quasi un pubblico ufficiale». L’esperta non entra nel merito dei fatti segnalati nella scuola udinese, si limita ad analizzare quello che è un fenomeno sociale alimentato dalle conquiste delle donne dopo il Sessantotto. Questo il contesto dove la psicologa colloca l’ennesima violenza sulle donne. È lo stesso contesto dove è maturata la crisi del maschio che, ora, «sta usando male il suo potere perché non riesce a esprimerlo in altro modo». Dietro a quelle molestie, quindi, si celano meccanismi profondi che possono essere originati anche dalla carenza di autostima sempre più presente tra gli individui di tutte le età.

Le motivazioni possono essere le più diverse, l’esperta le illustra in termini generici per spiegare che adottare atteggiamenti poco consoni con le ragazzine rischia di provocare danni difficili da sanare. «Le studentesse hanno subito una ferita personale che va a toccare l’identità del sé. Hanno subito una sorta di trauma che dovrà essere riparato. Le ragazze dovranno ritrovare positività». Percorsi non facili da percorrere quelli delineati dalla psicologa ed esperta dello sviluppo psicologico dell’individuo nella comunità. «Mi sono fidata di chi ci voleva bene e ho subito un danno». Questo pensa chi ha subito attenzioni non gradite da un adulto che riteneva essere un suo punto di riferimento. «In questi casi ci troviamo di fronte alla difficoltà di recuperare la fiducia in loro stesse e negli altri». Degano ricorda infatti che «il trauma rallenta e crea diffidenza. Le ragazze coinvolte in questa vicenda potrebbero perdere occasioni nel futuro perché potrebbero pensano di non essere abbastanza brave». Ferite che se non vengono curate possono provocare conseguenze perenni nella scelta del lavoro, delle relazioni, delle amicizie, delle persone con cui dividere la vita.

Nell’attesa di conoscere gli sviluppi dell’inchiesta che coinvolge il docente dello Stringher e 11 allieve, la studiosa ricorda che anche in passato accadevano fatti analoghi con la stessa frequenza, ma si scontravano con un muro di omertà. A iniziare dalla famiglia dove per le ragazze era quasi vietato affrontare certi temi. «Oggi, invece, c’è la consapevolezza che permette di denunciare, di riuscire a dire e parlarne». Anche grazie al lavoro che svolgono le numerosissime associazioni nate per supportare le donne in difficoltà, viviamo in «una società – insiste Degano – che non fa finta di niente e si attiva. C’è un movimento e un’attenzione maggiore dal punto di vista anche legislativo. Un’attenzione che arriva soprattutto dalla famiglia, una famiglia che non è più omertosa come un tempo».

Detto tutto ciò, la psicologa definisce «inaccettabile» l’atteggiamento compromettente di un essere umano, soprattutto se ad agire è un sessantenne nei confronti di studentesse poco più che bambine.

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