Pay per view decrittata 5 arresti della Finanza, pordenonese in carcere

Decrittavano il segnale delle pay-tv e lo trasmettevano attraverso server noleggiati all’estero ai loro clienti, assicurando così abbonamenti di straforo a prezzi stracciati, fra i 15 e 20 euro a fronte di un valore commerciale di oltre 100 euro. Dal 2015 a oggi, secondo la Guardia di finanza, il giro d’affari del sodalizio ha superato il milione di euro.
Ieri mattina sono scattati gli arresti e cinquanta perquisizioni in undici regioni d’Italia ma anche in Svizzera, Germania e Spagna, grazie a due rogatorie internazionali e un ordine di indagine europeo. Sono quarantanove gli indagati per reati in materia di pirateria audio-visiva e riciclaggio, dodici quelli per i quali si procede per associazione per delinquere. Cinque di questi sono italiani: quattro, ritenuti i promotori, sono finiti dietro le sbarre.
C’è anche un giovane pordenonese fra i cinque destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Flavia Costantini del tribunale capitolino e eseguita ieri dalla Guardia di finanza di Roma. È il 27enne Gianni Polito.
Al giovane pordenonese e a Luigi Diodato, 22 anni di Sarno, gli inquirenti contestano l’associazione per delinquere nella veste di promotori. Il solo Polito è indagato anche per aver investito 38 mila euro nel mercato dei metalli preziosi: tale somma è ritenuta dagli inquirenti provento dell’illecita attività di trasmissione dei servizi criptati.
La Guardia di finanza di Roma ipotizza che ciascuno di loro, con la propria dotazione informatica e sfruttando le smart card acquistate con abbonamenti a Sky o Mediaset premium, abbia decrittato il segnale e lo abbia diffuso tramite una tecnologia online ai loro “abbonati”, fornendo peraltro anche assistenza in remoto e disabilitando gli utenti che non pagavano il canone. Tutti e quattro sono in carcere. A Simone Maracchioni, 37enne romano, invece, viene attribuita la mera veste di partecipe dell’associazione. Secondo gli inquirenti si è limitato a fare da intermediario tra i suoi sodali e la rete di distribuzione dei reseller (ovvero coloro che vendevano il servizio ai clienti finali).
Le Fiamme gialle hanno scoperto un’organizzazione piramidale, al cui vertice operavano le cosiddette sorgenti del segnale, che poi lo vendevano agli intermediari e ai reseller. Le sorgenti erano ospitate nei «bunker»: siti ospitati in attività commerciali, abitazioni, garage e capannoni industriali dove erano installate le apparecchiature per leggere il segnale criptato.
La Finanza ritiene che i tecnici fossero affiancati dai “riciclatori”, intestatari o utilizzatori delle carte di credito o prepagate sulle quali confluivano i profitti.
All’arresto e alla perquisizione domiciliare di Polito, condotta da Nucleo di polizia economico-finanziaria della capitale, hanno partecipato anche le Fiamme gialle di Pordenone. In tutto 150 militari del comando provinciale di Roma sono stati impegnati ieri nell’esecuzione dell’ordinanza.
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