Pasqua a Pordenone, il vescovo Pellegrini: «Sappiate esplorare le vostre “tombe interiori”»
L'invito dunque è a guardare in faccia la morte smettendo di fuggire dalle proprie ferite e dai fallimenti.

«Vivete risorti, non rassegnatevi mai alle pietre poste sopra il cuore». E' questo il messaggio che il vescovo della diocesi di Concordia Pordenone, Giuseppe Pellegrini, ha voluto rivolgere alla diocesi in occasione della solennità della Pasqua.
«Non siamo qui per ricordare un fatto avvenuto nel passato» ha esordito nell'omelia del rito pasquale, celebrato prima all'ospedale civile di Pordenone per portare la sua vicinanza e speranza agli ammalati e poi al Duomo concattedrale San Marco, evidenziando che la fede non si fonda sulla nostalgia ma celebra l'impossibile diventato realtà: «La pietra è stata ribaltata, il buio è stato squarciato e Gesù che era morto ora vive e cammina tra noi» ha aggiunto. Il cuore dell'omelia è ruotato attorno all'immagine del sepolcro aperto tratta dal Vangelo della risurrezione. «“Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro” (Giovanni 20,1) Va al sepolcro con uno stato d’animo ancora sconvolto dal lutto e dalla sofferenza. Sono anche oggi le tenebre che il mondo sta vivendo, causate dal male e dalle innumerevoli morti delle guerre» ha commentato il vescovo, ricordando che «quella pietra è stata rotolata via per noi, perché noi potessimo entrare».
L'invito dunque è a esplorare con coraggio le proprie «tombe interiori», guardando in faccia la morte e smettendo di fuggire dalle proprie ferite e dai fallimenti. Entrando nel dolore insieme a Cristo, infatti, non si trova la disperazione, ma si scorgono «i segni di una battaglia già vinta».
Al tempo stesso monsignor Pellegrini ha sottolineato come «essere uomini e donne della Pasqua significa non rassegnarsi mai alla pietra posta sopra il cuore ma cercare quei segni che ci indicano la presenza Dio e del suo amore per noi. Non cerchiamo il Vivente tra i morti. Non cerchiamo Dio nelle vecchie abitudini o in una fede stanca che non ha più nulla da dire alla nostra quotidianità. Cristo è vivo! È vivo in quel desiderio di bene che sentite dentro. È vivo nel coraggio di chi ricomincia dopo un fallimento».
Infine, il vescovo ha affidato ai presenti un chiaro mandato missionario: «Non portate a casa solo il ricordo di una bella messa, portate il profumo della Risurrezione», perché «la Pasqua è l'inizio di una storia nuova» e «la Risurrezione è il fondamento della gioia e della felicità». L'augurio, pertanto, rivolto a tutti, credenti e non credenti, è di diventare attivi testimoni di pace dimostrando che l'amore è più forte dell'odio. «Non siamo fatti per restare chiusi nei nostri egoismi o nelle nostre paure», ha concluso monsignor Pellegrini. «Siamo figli della Pasqua».
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