Parla il fratello dell'omicida: «Lui era cambiato dopo il lockdown, ma non pensavo che potesse uccidere»

AQUILEIA. Il lockdown l’aveva cambiato. «Livio viveva ormai in un suo mondo fatto di fissazioni che non trovavano riscontro nella realtà...». Eppure Ennio Duca non avrebbe mai pensato che suo fratello potesse uccidere.
E che, al termine di un litigio accaduto martedì sera, 22 settembre, nella loro villetta di corso Gramsci 11 ad Aquileia, arrivasse ad accoltellare la moglie Marinella Maurel, della sua stessa età, 66 anni, ferendola a morte. C’è dolore nelle sue parole che escono a fatica quando ci risponde al telefono.
Indugia prima, inizialmente non vuole parlare. Poi rompe il silenzio. «Non esistevano problemi finanziari, lui non so perché si era fissato e viveva in ansia per questo», dice. L’isolamento imposto dal Covid non aveva aiutato.
«Il fatto di dover restare chiuso tra le mura domestiche – aggiunge Ennio Duca – aveva peggiorato la situazione. Aveva delle sue convinzioni da cui non si smuoveva. So che avrebbe dovuto avere un incontro con degli psicologi proprio a casa sua.
Forse questo ha fatto scattare qualcosa in lui, forse non lo aveva accettato, forse è un insieme di tutte queste cose ma non pensavo che potesse fare quello che ha commesso. Per Livio chi stava male erano gli altri, non lui, poi non so che cosa sia successo, non lo so proprio...».
Chiude velocemente la telefonata Ennio. «Basta così, non c’è altro da aggiungere» dice. Il dolore è grande, troppo. Ennio, che vive a Cervignano con la sua famiglia e che con Livio in passato aveva lavorato nella loro ditta di termoidraulica, la sera di martedì si è precipitato in corso Gramsci.
Era stato un vicino di casa ad avvisarlo mentre il silenzio tra le villette di questa zona residenziale e ben curata veniva interrotto prima dalle urla di Marinella, poi dalle sirene dell’ambulanza che l’ha trasportata in ospedale dove il suo cuore ha smesso di battere.
La donna, dopo essere stata colpita dal marito con un coltello da caccia al termine di un litigio degenerato in taverna, era corsa in giardino. Dopo aver gridato chiedendo aiuto, si era accasciata a terra, vicino al cancello. Erano stati i vicini di casa i primi ad allertare i soccorsi e le forze dell’ordine e a precipitarsi nella villetta. Qui, del resto, si conoscono tutti da sempre. Ci si saluta al rientro dal lavoro, quando ci si incontra è normale scambiare due chiacchiere.
E tutti conoscevano la coppia, Livio, che in molti vedevano portare a passeggio i cani e che spesso si fermava a parlare, e Marinella, più riservata. Così quando hanno sentito urlare in molti sono corsi verso la villetta al civico 11. «È stato un fulmine a ciel sereno» hanno detto il giorno dopo, ancora increduli.
«Nessuno poteva presagire un gesto simile, nessuno perché sì c’erano delle discussioni ma come può accadere in tante altre coppie» continuavano a ripetere mercoledì mattina. Mentre il silenzio delle vie, sotto una pioggia fine, era interrotto solo dall’abbaiare dei due cani, Wendy e Timmy, che Marinella aveva adottato e che amava così tanto. —
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