Omicidio di Basiliano, la mamma di Lisa: ci hanno lasciati soli

BASILIANO. «Voglio vivere senza soffrire più e mi scuso per gli sbagli fatti. Ho molta paura in questo periodo. Ho perso tutte le speranze e le cose in cui credevo. Voglio solo che la mia bimba stia per sempre con me e che Vincenzo e la sua famiglia spariscano per sempre, così noi vivremmo felici la nostra vita e anche i miei sarebbero felici. Ps: l’affido esclusivo lo vorrei». Lisa Puzzoli, la donna uccisa due anni fa dall’ex compagno, aveva affidato al pozzo dei desideri le sue speranze, il sogno di una vita felice insieme con la sua bambina. Lisa ci sperava in un futuro migliore. Un futuro che invece le è stato strappato davanti al cancello di casa dalle mani assassine dell’ex.
È la mamma Mariella a leggere questo messaggio durante la trasmissione televisiva “Amore criminale”, andata in onda lunedì sera su Rai Tre. La sua è la storia di una morte annunciata: «Noi siamo rimasti da soli a combattere una guerra più grande di noi - dice Mariella -. Lisa abbiamo cercato di proteggerla facendole scudo e tenendola vicina. Noi percepivamo il pericolo, sono gli altri che non l’hanno capito».
La storia di appelli inascoltati, di denunce archiviate, di percosse, di paura. Lisa Puzzoli aveva 22 anni quando è stata uccisa con nove coltellate il 7 dicembre 2012 da Vincenzo Manduca, 27 anni, di Forlì, il padre della sua bambina. Sono i genitori, il fratello, le amiche di sempre Andrea e Sara a ricordarla. A ricordare lei, la sua passione per le moto, la sua voglia di viaggiare sognando l’America. A raccontare la felicità con cui aveva iniziato questa nuova relazione con una chiacchierata in chat e come ben presto si fosse trasformata in gelosia possessiva, in minacce, in centinaia di chiamate di insulti e nell’ossessione infondata di Vincenzo che lo tradisse.
Lei ci prova, va a Forlì, ma quella casa diventa una prigione. Ritorna a Villaorba, lo lascia e poco dopo scopre di essere incinta. Vincenzo rivendica il diritto di paternità. Come ricorda l’avvocato di Lisa Maria Amenta, «non la lasciava vivere». Vengono inoltrate contro Vincenzo delle denunce di stalking che per tre volte sono archiviate. Il primo settembre 2012 l’uomo si presenta a Villaorba dopo aver installato una telecamera nella macchina. Sono immagini terribili. Vincenzo chiude la piccola in auto. Si sentono le urla disperate di Lisa. «Apri la macchina, voglio mia figlia».
Lui sprezzante: «L’egemonia dei Puzzoli è finita». I Carabinieri notificano alla Procura una richiesta di allontanamento. Come riferisce il maresciallo capo dei carabinieri di Campoformido Giovanni Sergi, il provvedimento si abbinava alla richiesta depositata dall’avvocato della famiglia Puzzoli, Enrica Lucchin, che non si avvicinasse a Basiliano. Non si ottiene alcun risultato, perché quel provvedimento non arriverà mai. E Vincenzo a Villaorba tornerà. Tornerà la sera del 7 dicembre, l’ultimo giorno di vita di Lisa.
«Non bisogna fermarsi. Se ci sono violenze bisogna denunciare - conclude Mariella -. Non confondiamo l’amore con la violenza». Il dolore, quello non andrà mai via. Ma neppure la rabbia di essere stati lasciati soli.
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