La Great eredità sul palco a Pordenone: «Qui mondi oltre la musica»

Dal Tequila, la prima casa, il movimento che ha cambiato la scena italiana. Anzovino: «Da allora suonare è diventato normalità per i giovani». Emozioni con il duetto Toffolo-Poles e l’omaggio a Elisabetta Imelio

Silvia Urizzi
Pordenone 03 novembre 2026 Evento NEM al capitol/ Foto Petrussi © Marco Brisotto
Pordenone 03 novembre 2026 Evento NEM al capitol/ Foto Petrussi © Marco Brisotto

Una stanza per incontrarsi, qualche amplificatore arrangiato alla meglio, dischi da ascoltare e una generazione con una gran fame di libertà.

Quella che da fuori veniva chiamata Tequila House, al civico 44 di Corso Vittorio Emanuele II, in centro a Pordenone, per chi la frequentava era semplicemente la Tequila. Una casa con una corte interna e un vecchio laboratorio di biciclette, dove Ado Scaini e Willy Gibson avevano ricavato una sala prove tra polistirolo, cartoni delle uova e un’aria non proprio respirabile. Niente di glamour, insomma. Ma ci si poteva incontrare, fare rumore.

La Tequila

La Tequila era anche una porta tra due mondi. Fuori un periodo complicato, segnato da tensioni sociali e dalla diffusione dell’eroina. Dentro, invece, quei ragazzi provavano a costruire qualcosa di diverso: musica, autonomia, voglia di sperimentare. Un’attitudine radicale, vicina allo spirito straight edge, in cui il palco e la sala prove diventavano un’alternativa concreta a “quello che c’era fuori”.

Una dimensione che ricorda bene Roberto De Filippo, per tutti Plastic, testimone diretto di quella stagione. Il suo ricordo parte dal negozio di dischi Good Music, davanti alla stazione: lui è poco più che un ragazzino, Ado Scaini e Willy Gibson qualche anno più grandi. Decidono di formare una band. «Avevamo fame di suonare» È così che nel 1980 nasce uno dei movimenti più sorprendenti del punk italiano: il Great Complotto.

La città che te le suona

È per raccontare questa eredità che è nato il secondo appuntamento promosso da Nem nel percorso verso Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027.

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«Pordenone, la città che te le suona» ha visto la serata divisa in due momenti, dedicati allo sport e alla musica, due dimensioni chiave dell’identità pordenonese. Sul versante musicale, il palco ha riunito protagonisti del Great Complotto, artisti affermati e nuove voci della scena locale. Non una semplice celebrazione del passato, ma un’occasione per capire che cosa resta di quell’attitudine, che si rispecchia nel dossier di Pordenone Capitale 2027. Una serata sostenuta anche da Banca di credito cooperativo pordenonese e monsile.

Non solo musica

Il Great Complotto non erasolo una faccenda di chitarre e ampli. Oderso Rubini, produttore discografico, musicista e scrittore, ne ha ricordato la dimensione artistica e visiva: fanzine, gadget e oggetti costruiti con materiali improbabili.

Un immaginario che nel 1981 trovò anche una prima importante fotografia discografica con Pordenone/The Great Complotto, compilation pubblicata da Italian records e curata da Rubini insieme a Red Ronnie e Ado Scaini. La raccolta riuniva band seminali della scena Fhedolts, Andy Warhol Banana Technicolor, Tampax, per citarne alcuni, in una mappa sonora difficile da etichettare. Non servivano grandi mezzi, bastava l’urgenza di inventare.

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Una filosofia che si ritrova anche nell’episodio londinese del Cartoon Concert: più che un concerto, una performance provocatoria, perfettamente in linea con lo spirito di quei ragazzi. A Pordenone non si suonava, si costruivano mondi.

Quella libertà ha lasciato tracce anche nelle generazioni successive. Eva Poles, voce dei Prozac+, ha riportato l’attenzione sulla presenza femminile nella scena. Le ragazze non erano soltanto “groupies” sotto palco o al seguito dei gruppi: creavano, suonavano, urlavano. Vederle prendere in mano strumenti e microfoni significava capire che quella possibilità esisteva anche per loro.

Un passaggio importante in una scena lontana dai grandi centri musicali, dove la possibilità di riconoscersi in altre musiciste diventava una spinta a salire sul palco e a urlare «Acido, acida».

L’eredità musicale

Per il compositore e pianista Remo Anzovino, il Great complotto rientra tra le influenze della sua formazione, accanto a Brian Eno, Bach e Coltrane. «Quello che ci ha lasciato è che è normale fare musica»: una frase che restituisce bene il senso di quella stagione, quando salire su un palco e provare a esprimersi non sembrava un’impresa riservata a pochi.

Pordenone 03 novembre 2026 Evento NEM al capitol/ Foto Petrussi © Marco Brisotto
Pordenone 03 novembre 2026 Evento NEM al capitol/ Foto Petrussi © Marco Brisotto

Anzovino ha ricordato Ado Scaini, produttore del suo primo disco nel 2004, e l’importanza di Pordenone nel proprio percorso. Tra i ricordi più cari c’è quello di Davide Toffolo, capace di fermarsi ad ascoltare e incoraggiare chi stava cercando la propria strada. Uno sguardo sul futuro. Proprio Toffolo è uno dei collegamenti più evidenti tra quella stagione e il presente. Con i Tre allegri ragazzi morti ha costruito un universo creativo che intreccia musica, fumetto, disegno e identità visiva. Il punto non è riprodurre un modello, ma raccoglierne la lezione.

Suoni nuovi, stessa voglia

Una scena non vive di nostalgia, si trasforma, devia, plasmandosi in nuove forme e espressioni. Sul palco del Capitol, i Mellow Mood, partiti dai banchi di scuola, hanno portato il reggae pordenonese ben oltre i confini locali, riportandolo a casa a Kingston, in Giamaica, dove hanno girato un video insieme a Toffolo.

Una storia di fratellanza (i due sono gemelli), amicizia e palchi con un suono che ha trovato fan locali e internazionali. E poi Cindy Cattaruzza, de i Cindy & The rock history, che ha ripercorso l’avventura che ha portato la sua band ad aprire i concerti di Vasco Rossi.

Dai concorsi alle esibizioni negli stadi di San Siro, Bologna e Udine. Rumo, rapper e produttore cresciuto tra Fanna e Pordenone, ha raccontato invece l’influenza dell’immaginario dei Tre allegri ragazzi morti sul proprio percorso, dalle prime cover di Marilyn Manson al rap in italiano. Oggi fa la sua musica, un altro linguaggio, la stessa voglia di sperimentare.

Uno sguardo sul futuro è arrivato anche da Francesco Cadin, classe 2001, che ha raccontato l’esperienza del Capitol underground fest, nato per far esibire le band emergenti del territorio.

A chiudere la serata è arrivata la sorpresa più bella: Eva Poles e Davide Toffolo insieme sul palco, in un duetto che ha fatto incontrare due percorsi e due generazioni della musica pordenonese. A completare il racconto, il video omaggio alla bassista Elisabetta Imelio.

Un ricordo che riporta al centro un’artista, una persona e un pezzo di quella comunità che continua a riconoscersi nella sua musica a ricordarci che Pordenone non ha ancora intenzione di abbassare il volume.

 

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