Non vi fu circonvenzione del paziente in ospedale Infermiere scagionato

Dopo sette anni trascorsi fra indagini e battaglie legali, l’infermiere professionale pordenonese Loris Rossetton, 56 anni, assistito di fiducia dall’avvocato Leone Bellio, è stato scagionato dall’accusa di circonvenzione d’incapace. La Procura aveva ipotizzato che avesse indotto un paziente ricoverato per una sindrome ansioso-depressiva (per l’aggravamento del diabete secondo la difesa) a redigere un testamento in cui gli lasciava in legato 150 mila euro il 15 aprile 2012. Per la difesa, invece, erano amici di vecchia data, l’infermiere lo aveva assistito a casa e poi nel ricovero ospedaliero e il paziente voleva finanziarne con il lascito gli studi universitari.

Nello stesso testamento la nipote portogruarese era stata indicata come erede universale (anche se non era la legittimaria) di un patrimonio di 2 milioni di euro. Il giorno dopo le sue ultime volontà il paziente, ricoverato nel reparto di medicina, si era ucciso. Poche ore prima era stato sottoposto a una visita psichiatrica dalla quale non erano emerse avvisaglie del futuro gesto.

L’avvocato Giuliano Furlanetto, con il quale si è costituita parte civile la nipote, ha ricordato invece che la sera prima di morire l’uomo era agitato e gridava di essere stato truffato. Per due anni, fino al 25 febbraio 2014, l’erede, che si era rivolta ad altri legali, non ha mai sporto querela nei confronti dell’infermiere, ma ha intrapreso azioni civili. La sentenza civile è arrivata nel 2016 e ha assegnato i 150 mila euro all’infermiere, non ravvisandosi l’incapacità assoluta del paziente.

È emerso che il testamento era stato retrodatato al 1º aprile: un disegno dell’infermiere per non associare l’atto alla condizione psichica precaria dell’uomo secondo Furlanetto, l’espresso desiderio del paziente per non creare fastidi secondo la difesa dell’imputato. L’atto era stato firmato in calce pure dalla nipote e consegnato a lei in busta chiusa. Furlanetto ha asserito che era così sconvolta per la salute dello zio e succube del carisma dell’infermiere da aver firmato senza capire nulla.

Il vpo Cesia Rossi Puri ha chiesto la condanna a 1 anno e 6 mesi, pena sospesa. Il giudice Giorgio Cozzarini ha assolto l’imputato per insufficienza di prove. La riabilitazione ha confortato Rossetton: «Mi sento sollevato, anche per la mia professione, che ho sempre svolto con coscienza, conoscenza e amore». «Ero sempre stato fiducioso – ha proseguito Bellio – è una fattispecie, il reato di circonvenzione d’incapace, che deve essere caratterizzata con un intervento del legislatore, per meglio definirla. Il procedimento civile aveva già escluso l’incapacità assoluta. È strano che vi siano stati risvolti di carattere penale. Peraltro la valutazione del grado di relativa incapacità è fortemente discrezionale». Quali aspetti della tesi difensiva potrebbero aver orientato il giudice all’assoluzione? Vari, secondo l’avvocato Bellio, il primo dei quali è che fra il testamento e la querela sono trascorsi quasi due anni. —

I.P.

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