Muore in spiaggia l’ingegner Gentilli

UDINE. Aveva 92 anni ma nello spirito era ancora un giovanotto, l’ingegner Roberto Gentilli, ex assessore comunale all’Ediliza privata e alla Pianificazione nell’era Barazza, se ne è andato per sempre, ieri pomeriggio, dopo essere stato colto da malore a Grado dove era giunto qualche ora prima, in pullman, da Udine. Mai avrebbe immaginato che quello sarebbe stato l’ultimo bagno.
L’arzillo ingegnere si è sentito male in acqua e a nulla sono valsi gli sforzi del bagnino e del personale del 118 per rianimarlo: Gentilli è morto intorno alle 13.30.
Nonostante l’età, Gentilli era lucidissimo e nelle mattinate estive andava in pullman a Grado.
«Faceva il bagno e poi tornava a casa» ricorda il figlio Giulio, ingegnere come il padre, trattenendo a stento la commozione.
Ieri non è stato così. Inutili i soccorsi soprattutto del bagnino che dopo aver tentato in tutti i modi di riportare in vita l’anziano ingegnere, si è sentito male per la fatica. Anche lui è stato soccorso dal 118.
«Era una persona tenace, appassionata della vita» aggiunge Giulio facendo tesoro degli insegnamenti ricevuti dal padre. Nato a Udine 92 anni fa da una famiglia ebrea originaria di San Daniele, Gentilli si laureò in Ingegneria all’università di Padova.
Iniziò la carriera negli uffici tecnici del Comune di Udine e di Gorizia per trasferirsi poi in Regione. Fu qui che svolse un ruolo determinante - era il braccio destro dell'ingegner Chiavola alla segreteria generale per la ricostruzione - nel coordinamento dei gruppi tecnici da lui selezionati che effettuarono stime e sopralluoghi dopo il terremoto del 1976.
«Da dietro le quinte - aggiunge il figlio -, mio padre contribuì in modo determinante alla ricostruzione del Friuli». Nel 1978 l’ingegner Gentilli raggiunge l’età pensionabile e da allora si dedicò alla libera professione con una breve parentesi amministrativa che durò circa un anno.
Era l’anno 1995 quando accettò di entrare a far parte della giunta Barazza con le deleghe all’Edilizia privata e alla Pianificazione. Deleghe che restituì un anno dopo: era difficile conciliare il ruolo di amministratore pubblico con la libera professione.
Oggi sono in molti a ricordare la lucidità di pensiero di Gentilli che si ritrova anche nella sua ultima intervista in corso di pubblicazione sulle pagine di “Rassegna tecnica”, la rivista delle associazioni e degli ordini professionali, dove pochi giorni fa ricordò il suo impegno nella stesura della legge 17 pubblicata 32 giorni dopo il sisma, che diede il via alla ricostruzione del Friuli.
Sua l’impronta pure nella legge 30 considerata fondamentale per salvare il patrimonio storico artistico. Gentilli rispettava il passato tant’è che continuò fino all’ultimo a tutelare il centro storico cittadino schierandosi a favore della pedonalizzazione e della pavimentazione in porfido di via Mercatovecchio e del centro commerciale naturale.
Era un professionista preparato e discreto, non amava i palcoscenici e tanto meno la notorietà. A piangerlo sono in molti stretti, in queste ore, attorno alla moglie Antonietta Ermacora, alla figlia Serena e ai figli Giulio e Guido.
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