Rilancio del centro storico, gli ingegneri: intervenga la Regione

Uno studio dell’Ordine professionale promuove il commercio dentro le mura della città e avverte: «Senza finanziamenti del Fvg le iniziative locali non decollano. Ok all’Agenzia e al marchio di area»
Udine 08 Novembre 2012. Autobus in Via MercatoVecchio. Telefoto copyright Petrussi Foto Press / Diego Petrussi
Udine 08 Novembre 2012. Autobus in Via MercatoVecchio. Telefoto copyright Petrussi Foto Press / Diego Petrussi

UDINE. «La rivalutazione del commercio urbano, soprattutto in centro storico, dipende prevalentemente dalla Regione. Solo i provvedimenti regionali possono mettere concretamente in moto le pur interessanti, ma non sufficienti, iniziative locali».

Si chiude così lo studio realizzato dall’Ordine degli ingegneri per dare un contributo al dibattito sul futuro del centro storico cittadino. Si tratta di un monitoraggio certosino frutto di due anni di lavoro che fotografa la situazione e lancia alcuni input anche gestionali sul centro commerciale naturale, promosso dal Comune.

«Il progetto per la promozione del centro commerciale naturale è condivisibile - spiega l’ingegner Roberto Gentilli dopo aver studiato la legislazione del Friuli Venezia Giulia confrontandola con quella di altre regioni -, ma se continua a rimanere privo di finanziamenti non ha un grande avvenire».

Considerato che la Regione ha competenza sul commercio, Gentilli aggiunge: «Il singolo Comune può promuovere iniziative, sagre, tutto quello che vuole, ma se non c’è un impianto regionale è difficile che queste cose sortiscano un effetto duraturo».

Entrando nel merito dell’idea di centro commerciale naturale sul quale punta il vice sindaco, Vincenzo Martines, d’intesa con le categorie economiche, lo studio dell’Ordine degli ingegneri offre solo una riflessione per questo i professionisti non accettano che «questa fatica venga cavalcata dalla politica perché - sottolinea Gentilli - l’Ordine degli ingegneri vuole restare a livello tecnico conoscitivo».

Fatta questa premessa, lo studio mette in evidenza la mancanza di politiche «volte a una migliore promozione del commercio dentro le antiche mura cittadine e una politica di rilancio del centro in funzione di un’integrazione tra una migliore accessibilità pedonale e dei trasporti collettivi di persone legata a una politica che porti il commercio di massa verso i luoghi della tradizione o in posizioni contermini, vale a dire nelle aree dismesse ex Dormish ed ex Safau».

Lo studio, insomma, punta molto sulla promozione del centro commerciale naturale tant’è che per la gestione suggerisce la costituzione di un’impresa ad hoc che sappia lanciare i prodotti attraverso un “marchio di area” con operatori formati adeguatamente per raggiungere l’obiettivo. Gli ingegneri stimano, infatti, che per far decollare il centro commerciale naturale servono tra i due e i tre anni. Questo perché è indispensabile un approfondimento pure su «viabilità, parcheggi, aree pedonali e arredo urbano».

E per agevolare l’attratività dei luoghi, lo studio propone l’istituzione di carte di credito personalizzate, trasferimenti gratuiti dai parcheggi al “Centro commerciale naturale”, consegne altrettanto gratuite delle merci a domicilio o all’auto, servizi per bambini come nursey e accordi per la trasparenza prezzi.

A tutto ciò gli autori del capitolo dedicato ai centri commerciali naturali, Gentilli, Dario e Francesco Pupillo, aggiungono il potenziamento dei sistemi di vigilanza e dell’illuminazione pubblica.

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