Mortegliano in lutto per il suo campione

MORTEGLIANO. Il paese è in lutto per il suo campione, Ezio Pascutti. L’avevano trovato a giocare a calcio nei prati di Chiasiellis e non avevano potuto non notare la grinta con cui quel ragazzino si muoveva col pallone fra i piedi. Così se lo sono portato a Pozzuolo: i dirigenti di allora avevano capito che Ezio avrebbe fatto strada.
Ora che è mancato, a Bologna a 79 anni dopo una malattia, affiorano i ricordi. Come non ricordare la fortunata stagione ’52-’53 in cui la società volò alta in Prima categoria grazie ai gol di quel ragazzo magico.
Com’era Pascutti a 15 anni? «Spirtât», scappa da dire a uno dei testimoni. Paura di nulla, niente lo fermava. Lo ricorda così Aldo Rodaro: «Giocava con mio fratello Carlo, con Valter Di Santolo e altri, la squadra era sostenuta dalle officine De Cecco. Gli allenatori, Berto Patoc, ovvero Umberto Mondolo e Berto Mian, Umberto Miani.
Rimase per poco sul campo di via Carpeneto: subito conteso fra Udinese e Saici Torviscosa, l’anno seguente passava a quest’ultima società, in B, e nelle casse del Pozzuolo fioccarono dalla cessione 300 mila lire. Un altro anno e Pascutti spicca il volo per Bologna, subito star nazionale. Sono dati che spiccano sulla pubblicazione “Lo sport a Pozzuolo del Friuli” del ’97, come ricorda l’allora assessore Sefano Nazzi.
Ricordi ancora precedenti nella natia Chiasiellis: «Con un nugolo di ragazzini a calciare il pallone dai Grigolon, unico portone che si poteva bombardare. E il pallone di cuoio finiva regolarmente nell’abbeveratorio».
Ne fa così memoria Renzo Paravano, assieme al pianto della mamma, la bidella Linde (moglie di Attilio, falegname) perché il figlio pensava solo al calcio e al Malignani la pagella era tutta buchi. Ma poi aveva sventolato orgogliosa la Gazzetta quando l’Italia batteva l’Austria a Vienna grazie ai due gol del figlio: “P come Pascutti”, era il titolo.
A Chiasiellis il mitico bomber ha ancora parenti. Al fratello Enea – pure giocatore secondo alcuni anche più bravo, comprato dall’Inter e fermatosi per un banale infortunio al menisco – è dedicato il campo di calcio. Morì giovanissimo Enea, nel ’66, e dopo 9 anni l’altro fratello, Paride, invalido di guerra. Il gene del calcio è sopravvissuto nel nipote Roberto (figlio di Enea, come Carla, già consigliere comunale), e nel pronipote Alessandro («una goccia di Ezio» secondo Carla), che gioca a Codroipo.
Tutta la carriera di Ezio è stata documentata negli anni dal morteglianese Renato Bulfon, appassionato di bici e altri sport. Nei suoi album, tutto su Pascutti: foto, ritagli di giornale, figurine che i ragazzini scambiavano. Nella documentazione di Bulfon, le tappe della fulgida carriera del rossoblù: dalla partita Vicenza-Bologna nel ’56 con il primo gol in A, al debutto in nazionale a Parigi nell’Italia-Francia del ’58. Dai 130 gol segnati in 296 partite della A, a campione d’Italia nel ’63-’64. Fino al momento di appendere le scarpe chiodate, nel ’68. L’ultima volta a Mortegliano nel ’90, ospite del Circolo filatelico.
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