«Mini centrali: il Governo non ripristini gli aiuti»

Il Governo sta per ripristinare gli incentivi al mini-idroelettrico. Quegli stessi incentivi che hanno causato, negli ultimi 10 anni, la devastazione di molti corsi d’acqua naturali anche in Friuli. Dalla Carnia al Canal del ferro senza escludere le valli del Natisone, la realizzazione delle mini centraline non si contano più. A lanciare l’allarme è Dario Tosoni, il referente regionale del Coordinamento nazionale tutela fiumi-Free rivers, che riunisce oltre 50 tra comitati e associazioni. Tosoni fa notare che «il mini-idroelettrico, oltre ad avere un impatto devastante sugli ultimi torrenti ancora liberi, dà un contributo trascurabile al fabbisogno energetico nazionale. E riceve oltre un miliardo di euro di incentivi all’anno». Senza contare che «secondo il Gestore servizi energetici (la società che per conto del ministero dello Sviluppo economico distribuisce gli incentivi), dal 2014 la produzione di energia idroelettrica è in calo. Nel 2017 è diminuita nonostante l’anno prima siano entrati in funzione 538 nuovi impianti. Ciò è dovuto ai cambiamento climatico». Alla luce dei danni ambientali – recita la nota –, «l’Europa ha aperto una procedura di infrazione per il mancato rispetto della Direttiva quadro acque nei processi autorizzativi degli impianti». La realizzazione di nuove opere potrebbe portare a una sanzione europea. «Incentivando nuove centraline anche sui torrenti naturali, si rischia di dover far pagare due volte i cittadini, per gli incentivi e per l’eventuale infrazione comunitaria». —

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