Media, opposizioni partiti ed elezioni: i supplizi di Honsell

Primo cittadino contro tutti ne «L’Italia dei sindaci» in vendita da giovedì. «No ai compromessi. Il ballottaggio non lo auguro al peggior nemico»
Udine 6 Maggio 2013. Furio Honsel neo sindaco di Udine. Telefoto copyright Agenzia Petrussi / Diego Petrussi
Udine 6 Maggio 2013. Furio Honsel neo sindaco di Udine. Telefoto copyright Agenzia Petrussi / Diego Petrussi

UDINE. Si è candidato per senso del dovere, la corsa verso palazzo D’Aronco gli era stata descritta dal Pd come una cosa facile invece si è rivelata un supplizio. Sette anni dopo, il sindaco, Furio Honsell, si toglie più di qualche sassolino dalla scarpa parlando a ruota libera con Marco Giacosa, l’autore del libro “L’Italia dei sindaci” (add editore), da ieri in libreria.

Lo scorso dicembre, nel giorno in cui la Cgil portava in piazza i lavoratori contro il Jobs Act, Honsell, prima di tagliare il nastro di Telethon, ne ha avute per tutti: per i partiti anche se a Udine - sono le sue parole - «non sono mai stati veramente forti»; per il Governo di coalizione e i suoi ministri dei quali non ricorda tutti i nomi e guarda caso dimentica, quasi fosse un presagio, quello di Lupi; per i media accusati di enfatizzare i titoli a scapito della verità; per l’opposizione di centrodestra il cui obiettivo è affossare l’avversario. Si definisce «un politico che non cerca il compromesso», fare il sindaco «è molto, molto difficile».

Arrivato «trafelato» dal funerale di un industriale, prima «era allo sciopero, sul palco, con la fascia», il sindaco risponde alle domande di Giacosa e chiarisce subito di non essere iscritto bensì sostenuto dal Pd, il partito «che se vuole accettare di tenersi un po’ di sinistra deve accettare un po’ di critica da sinistra». Honsell sa bene che «probabilmente» la sua partecipazione allo sciopero «romperà le scatole al Pd regionale», ma questo non gli impedisce di soffermarsi sul ruolo dei partiti in una città dove «neppure il sindaco che c’era prima di me era troppo legato al partito» afferma citando il suo predecessore, Sergio Cecotti, che da leghista della prima negli anni Novanta è passato al centrosinistra.

Erano gli anni del crollo della Dc e della rinascita di «un pensiero democratico», lo stesso che gli ha consentito, anche per l’attuale esecutivo, di scegliere i nove assessori applicando il criterio delle preferenze senza negoziare con le forze politiche. «E poi sono sempre stato più di sinistra che di centrosinistra - aggiunge ricordando che nel primo mandato era uno dei pochi in un Paese e in una Regione governati dal centrodestra -, quindi... in questo senso chi voleva stare con me? Neanche quelli del Pd!».

Candidato per senso del dovere, soprattutto per promuovere la conoscenza come aveva fatto da rettore dell’ateneo friulano, Honsell definisce la campagna elettorale e il ballottaggio «supplizi» perché veniva «sempre mortificato da persone che parlavano a vanvera e dicevano falsità».

Il sindaco cita quelle che definisce «accuse brutali»: ripetevano «che avevo mandato l’università in deficit, cosa non vera, però era facile dirlo. Oppure c’erano quelli che sostenevano che via Mercatovecchio fosse un’arteria fondamentale, mentre è una roba in porfido che non sappiamo neanche se è una piazza o una via, difficile da valorizzare».

Con il piglio del professore ricorda, sempre attraverso “L’Italia dei sindaci”, che spiegare a chi sosteneva “sono mille anni che ci passano le macchine” che «le auto sono state inventate solo da un secolo” è stata una battaglia persa perché continuavano a fioccare gli applausi dall’opposizione, «si spellavano le mani... un’esperienza - afferma - che non augurerei al mio peggior nemico».

E al ballottaggio sono seguiti «insulti plateali» anche perché «alla verità manca il sostegno dei media». Honsell riconosce ai media di essere «fondamentali per la democrazia» e per questo li difende, «però - evidenzia - quando utilizzano la libertà d’informazione al 90% secondo logiche cortigiane di asservimento a chi detiene realmente il potere ... ma anche secondo logiche sensazionalistiche delle più banali, esasperando il titolo, spingendo sull’esagerazione...». A suo avviso «governare significa accettare che i media non collaborino: quando hai un ragionamento appena più complesso non ti aiutano a veicolarlo, perché tutto deve essere sparato nelle quattro parole del titolo».

Altri supplizi sono stati la fusione Amga-Hera e l’opposizione di centrodestra «persone che vogliono il tuo fallimento a priori, come risultato loro, e questo è difficile accettarlo da un punto di vista psicologico». A questo punto Honsell definisce antipolitica le forme organizzate di protesta come, a esempio, «la vicenda che ci sta attanagliando adesso sui richiedenti asilo». Gli accenti volano poi verso la crisi economica che «sfilaccia il tessuto sociale, che concentra le ricchezze in mano a pochi» e verso i tagli di Governo e Regione che impediscono al Comune di costruire la nuova scuola materna.

Udine 22 Aprile 2013. Elezioni regionali Friuli Venezia Giulia. Debora Serracchiani festeggia la vittortia nella sede del Pd. Telefoto Ag. Petrussi
Udine 22 Aprile 2013. Elezioni regionali Friuli Venezia Giulia. Debora Serracchiani festeggia la vittortia nella sede del Pd. Telefoto Ag. Petrussi

Ma il problema soldi non è il solo ad aver rallentato la macchina: «Per fare un’opera occorrono decine di autorizzazioni e pareri, e quando le cose sembrano volgere alla conclusione, s’infila la Soprintendenza». Senza contare che «l’esposto alla Corte dei conti è di moda, ogni minuto è qui a controllare» tant’è che «nessuno ha più il coraggio di spostare la penna. Questo è il vero dramma». Honsell vorrebbe realizzare iniziative pubblico-private, ma non sempre ci riesce. «Ho cercato di rifare lo stadio - fa notare - e sono attualmente sotto indagine, stavo costruendo un parcheggio interrato e non so quanti esposti, e Italia nostra e i residenti...».

Nella rosa dei supplizi del sindaco non manca l’impossibilità di scegliere i dirigenti comunali. Honsell ammette di avere a disposizione «un numero esorbitante: 21 o 22, non so neanche. Ogni tanto ne viene fuori uno, per partenogenesi...e questi sono la sciagura principale, perché molti sono stati messi lì nelle epoche passate, C’è un bando, l’hanno vinto, hanno vinto un concorso, poi restano sempre lì, e sono loro che comandano». Il primo cittadino si sofferma anche sulla trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, lo fa per dire che nella Costituzione non sta scritto che il matrimonio è tra uomo e donna, e sul caso Englaro paragonandolo a «una partita a scacchi, tra più soggetti, e sotto un certo aspetto fu un successo».

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