Ma quanti volti noti sotto quel cappello

Da Pordenone a Udine, una carrellata di personaggi conosciuti tra racconti di naia e vecchi fili di amicizie riannodati

PORDENONE. L’adunata è un’occasione per rincontrare, dopo quasi 50 anni, i compagni di naia, e tra Pordenone e Udine non mancano i volti noti coinvolti in questa grande festa.

«Trenta giovani ufficiali di allora saranno miei ospiti proprio questa sera» ha raccontato per esempio l’avvocato Bruno Malattia, che nel 1965, assieme a Gianpietro Pini e Robi Ronza, scrisse un libro per raccontare la loro esperienza di allievi ufficiali ad Aosta.

«Ciò che vale la pena di ricordare - si legge in apertura - è la convivenza improvvisa e strettissima con ragazzi di altre regioni e convinzioni. Uomini che non si sarebbero mai potuti conoscere altrove e che una volontà diversa da quella di tutti ha radunato nelle stesse camere, negli stessi plotoni, attorno alle stesse armi per cinque mesi, e che dopo questo tempo non si raduneranno più, tornando ciascuno alle proprie vite, verso diversi cammini, per un incontro molto lontano».

Ma ecco che «Pordenone, quasi per magia, ci ha offerto l’occasione di ritrovarci. All’emozione per la festa alpina, si aggiungerà quella dei nostri ricordi e della scoperta dei percorsi che ognuno di noi ha intrapreso». Un’esperienza da ricordare, quella militare, anche per il giornalista Gigi Di Meo, alpino nel gruppo Pinerolo, 7ª batteria, aggregato al 3° reggimento artiglieria da montagna.

«La naia è faticosa, ma fa bene - ha detto -. Ti strappava obbligatoriamente dalla famiglia e ti metteva davanti alla realtà quotidiana. Sarebbe utile ai giovani d’oggi». Poi un aneddoto: «Una sera, in caserma a Tolmezzo, avevo mal di denti. Andai in infermeria: mi estrassero un dente, peccato fosse quello sbagliato».

Fiero di essere stato alpino lo scrittore e scultore Mauro Corona. «Il mio cappello è posto all’entrata della bottega-studio, sulla testa di una scultura lignea di donna. L’ho appoggiato lì più di vent’anni fa ed è stato profetico: ora le donne possono fare l’alpino. Di solito non frequento le adunate, ma per quella di Pordenone potrei partire all’alba, a piedi, da Erto. Chissà».

Affezionato al suo cappello anche l’esploratore Michele Pontrandolfo, che dal 2005 lo porta con sé nelle spedizioni. «A oggi ne ha fatte ben 10. Anche lui ha preso un bel po’ di freddo polare».

Numerose anche le presenza da Udine sfila all’adunata di Pordenone con 2 mila alpini. Sono migliaia le penne nere che si sono tuffate nella tre giorni dedicata alle penne nere che per la prima volta tocca la Destra Tagliamento.

«Un orgoglio da vivere tutti assieme, senza pensare all’appuntamento sfumato per il bis a Udine nel 2015, data assegnata all’Aquila – sottolinea il presidente dell’Ana di Udine, Dante Soravito de Franceschi –. Se lo meritano e poi molti di noi hanno fatto il Car là, è un’occasione per ritornare in quelle terre dopo il terribile terremoto del 2009».

Tutti pronti a partire, insomma. «C’è chi ha anticipato lo spostamento a martedì – continua Soravito –, ma la grande massa partirà domani mattina. L’adunata è un momento di amicizia, coesione e vita di gruppo, vissute nella felicità e nell’allegria. E poi è sempre un’occasione per incontrare qualcuno con cui hai fatto la “naja”».

Il servizio militare è per tutti un bel ricordo, nonostante il distacco dalla famiglia, la lontananza e tutte le difficoltà. «Se mi chiedessero di rifarlo direi subito di sì – sottolinea Soravito –, per quello che mi hanno insegnato, per le amicizie, per la vita vissuta con i commilitoni. I giovani di oggi non hanno questa opportunità, noi invece imparavamo ad aiutarci l’un l’altro durante le marce faticose. Quando un commilitone non ce la faceva, c’era sempre una mano tesa ad aiutarlo. Ecco il nostro spirito di volontariato da dove deriva e poi la montagna è una scuola di vita».

Quella di Pordenone è un’adunata molto sentita «un po’ perché è la prima volta e un po’ perché nel Triveneto ci sono moltissimi alpini – spiega Renato Romano, vice presidente vicario dell’Ana Udine –. Saranno tre giorni di festa che richiamano alpini da tutta Europa, certamente dal Belgio e dalla Germania, ma so che arriveranno penne nere anche da Canada, Stati Uniti e Australia».

Romano nel 1996, quando cioè il raduno toccò Udine, era al Centro operativo a «rispondere a migliaia di chiamate con le richieste più disparate – ricorda –. Quest’anno me la godrò un po’ di più. In vista di un altro appuntamento molto sentito, quello dell’Aquila».

In avanscoperta, giovedì, sono partiti i mezzi del gruppo Ana Udine Sud capitanati dal maresciallo della Julia Antonino Pascolo: «Portiamo al campo base di Villanova la logistica, il furgone, le brande e la griglia – spiega –. Sono un professionista alpino da 30 anni e vivo ogni adunata con grande emozione, ma questa volta a fare gli onori di casa sono il Friuli e Pordenone. Oggi incontrerò i miei compagni di leva fra il 1973 e il 1974, senza dubbio una rimpatriata memorabile. E poi c’è la sera del venerdì con la cena per le associazioni che ci ospitano. Ma viviamo tutti in attesa della sfilata, anche quella sarà un’occasione per esprimere il nostro orgoglio. Insomma, un fine settimana ricco in emozioni e avvenimenti. Ogni adunata resta scolpita nel cuore di un alpino».

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