L’omaggio del Friuli a Ezio Pascutti, il signore del gol

MORTEGLIANO. Il campione nato a Chiasiellis Ezio Pascutti, calciatore della Nazionale e del Bologna campione d’Italia nel 1964, sarà ricordato sabato alle 11.30 in sala consiliare a Mortegliano su iniziativa dell’amministrazione del sindaco Alberto Comand, che interverrà con Bruno Pizzul, telecronista Rai, la nipote Alessandra Pascutti e il giornalista Fabio Campisi, autore del libro “Pascutti, il signore del gol”, edito da Minerva.
A Mortegliano nessuno ha dimenticato la folgorante carriera di quel ragazzo che pur gracile calciava il pallone sui prati di Chiasiellis con selvaggia naturalezza. L’evento si colloca a un anno dalla morte, a Bologna, a 79 anni dopo malattia.
Preso dal Pozzuolo, volò alla Saici Torviscosa, conteso anche dall’Udinese. Poi subito star nazionale col Bologna. Ezio Pascutti era ala sinistra, protagonista nell’era in cui il Bfc giocava in “Paradiso” a soli 17 anni e un anno più tardi esordisce in serie A.

Con Marino Perani forma una delle migliori coppie di ali che il club rossoblù abbia mai annoverato nei propri ranghi e rimane nel club felsineo per 15 anni consecutivi, 14 da professionista giocati tutti in A: 296 presenze, 130 gol realizzati senza calciare un solo rigore; 19 presenze e 7 reti in Coppa Italia; 21 presenze e 5 reti in Europa; 3 in Coppa dei campioni, 12 in Coppa delle fiere, 6 in Mitropa cup; 336 presenze e 142 reti. A oggi è il terzo realizzatore assoluto nella storia del Bfc, mentre nei campionati a girone unico è il secondo marcatore di tutti i tempi dietro solo a Reguzzoni. Vince la Mitropa cup (1961) e lo scudetto (1964).
Per 31 anni detiene il record di 12 reti in 10 giornate consecutive di campionato. In azzurro 17 presenze, 8 reti e partecipa a due Campionati del mondo (1962 e 1966). «Sebbene la storia del grande campione sia colma di gioia – sono parole di Campisi –, non si può tacere la sofferenza per la scomparsa prematura dei fratelli Paride ed Enea e la perdita del figlio Andrea. Troppo per un uomo baciato dal fato e abbracciato dal successo. Davanti a ciò non c’è scudetto, non c’è rete che renda felice».
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