Lagi: che onore girare “Missione di Pace” nei luoghi di Monicelli

GEMONA. Un fiume di applausi ha accolto domenica sera la prima friulana di Missione di pace (nelle sale italiane da venerdí), film che l’anno scorso è stato girato interamente in regione anche grazie al sostegno della Film commission Fvg. Un fiume di applausi che la sala del teatro Sociale, affollatissima, ha tributato anzitutto al regista esordiente Francesco Lagi, e a uno dei protagonisti del film, Francesco Brandi, che sul set ha dovuto farsi largo tra “mostri” del cinema italiano, vedi Silvio Orlando, e nuove stelle come Alba Rohrwacher e Filippo Timi.
Buon sangue non mente, vien da dire, quando si scopre che Brandi è nipote del napoletano Orlando. Somiglianze fisiche? Poche, ma la capacità di muovere l’interlocutore al riso è un marchio di fabbrica. Al Sociale, in casa della Cineteca del Friuli, Brandi la sfodera subito dopo l’applauso del pubblico. «Questo è già un grande risultato – esclama -. In genere l’audience si aspetta di vedere nell’ordine, Orlando, la Rohrwacher o Timi». Invece arrivano i due meno patinati della squadra, un barbuto Lagi e un imberbe Brandi, giovani entrambi e quasi sconosciuti (ancora per poco): «Grazie – esclama l’attore -. Siamo commossi. Qui in Friuli abbiamo passato i venti giorni piú belli della nostra esistenza – dice mieloso e aggiunge -: Sono contento che abbiate applaudito. Prima (di vedere il film)». Scherzi a parte, con il pubblico gemonese ansioso di riconoscere sullo schermo luoghi cari come sella Sant’Agnese, i due si trattengono poco, giusto il tempo di qualche battuta, prima di lasciare l’audience alla pellicola e andare, accompagnati dal patron della Cineteca, Livio Iacob, a rispolverare un po’ di cucina friulana in un piatto di “ottimo frico”, dirà Brandi piú tardi.
«È davvero emozionante tornare in questi luoghi dopo averci passato un pezzo di estate», attacca Lagi, che alla domanda di una spettatrice rivela d’aver scoperto sella Sant’Agnese grazie ad alcuni amici. «Non ci ero mai stato e non sapevo assolutamente vi fosse stata girata La Grande Guerra di Monicelli». E Missione di pace? «È un film che fa ridere – continua il regista – anche se affronta temi come la guerra e il rapporto tra padre e figlio». Topoi cinematografici, che fior fiore di pellicole hanno rigirato come calzini, ritrovano qui nuovo vigore, sul filo di un sorriso continuamente solleticato e di una quinta tutta friulana.
La rocambolesca vicenda del protagonista, il capitano Sandro Vinciguerra, costretto a fare i conti con il figlio pacifista Giacomo (Brandi) mentre si trova nel corridoio di Grz, inviato a comandare la missione Bad bear il cui fine è la cattura di un pericoloso criminale di guerra, si muove interamente sul nostro territorio di cui il film regala un’emozionante cartolina. Nelle immagini che scorrono sul grande schermo si riconoscono sella Sant’Agnese e la sua chiesetta – nel film distrutta dai bombardamenti e ricostruita, pietra dopo pietra, dai militari (che sia un omaggio alla ricostruzione friulana?) -, prima ancora, in apertura del film, la caserma Osoppo di Udine, quindi, dopo il rilievo Gemonese già caro a Monicelli, le valli del Natisone con una puntatina all’Ikea di Villesse.
Il verdeggiante paesaggio friulano è dunque l’altro protagonista di questa pellicola d’esordio assieme alla colonna sonora firmata da Bugo, che merita un cenno a parte. Un esordio «folle e anche imperfetto» - come giorni fa l’aveva definito l’attore napoletano in un’intervista rilasciata a Giampaolo Polesini -, che entra a gamba testa nel panorama del cinema italiano per scriverne una nuova pagina, speriamo fortunata».
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