L’abbraccio degli operai: «Addio maestro di vita»

Fin dalla mattina le maestranze hanno sfilato davanti alla bara
Osoppo 17 Ottobre 2016. Funerale Cavalier Pittini. Petrussi Foto Press / Diego Petrussi
Osoppo 17 Ottobre 2016. Funerale Cavalier Pittini. Petrussi Foto Press / Diego Petrussi

OSOPPO. Qualcuno asciugava le lacrime, altri si avvicinavano alla bara con l’emozione stampata sul volto. Nello stabilimento trasformato in camera ardente i dipendenti vecchi e nuovi delle Ferriere nord, fin dalla mattina hanno sfilato per dare l’ultimo saluto al loro capitano d’impresa, Andrea Pittini morto a 85 anni.

Quella commozione latente è scoppiata durante la cerimonia funebre quando Simone Bucchi, il rappresentante dell’area vendita del gruppo, a nome di tutti i dipendenti, ha ringraziando «il cavaliere per essere stato un maestro di vita, per aver dato serenità alle nostre famiglie e un futuro ai nostri figli». La commozione dei dipendenti ha segnato più dei discorsi la giornata di addio a «un uomo unico per la sua dedizione al lavoro e alla famiglia».

Alle 10 il carro funebre ha fatto il suo ingresso nel piazzale delle Ferriere nord sotto l’occhio attento di un cordone di sicurezza che per tutta la giornata ha vigilato sulla cerimonia. Da quel momento nella camera ardente è stato un continuo via vai di gente: dirigenti, impiegati e operai hanno sfilato in religioso silenzio tra le campate dipinte di azzurro del laminatoio dove viene lavorato il rocchetto Jumbo, prodotto di punta delle Ferriere nord. «L’assenza del cavaliere si avverte» ha affermato Cristina Simeone alle dipendenze del gruppo da poco più di un anno.

Lei come Michele Frucco fa parte delle nuove leve dell’azienda, ma anche loro con Carlo Ceschia e Massimo Iob che in azienda lavorano da più anni, hanno voluto dire addio all’imprenditore che ricordava i nomi dei suoi dipendenti. «Ci conosceva tutti per nome, non esistono più imprenditori così» ha aggiunto Ivano Copetti, mentre lasciava lo stabilimento con Andrea Cargnelutti. «Abbiamo perso - hanno aggiunto - un padre cresciuto lavorando».

Staccare lo sguardo dalla bara in legno chiaro coperta da una fascio di orchidee bianche, non è stato facile per i dipendenti di un gruppo descritto da tutti come una grande famiglia. A fianco alla bara il grande crocefisso in legno, alla sua sinistra i libri delle presenze pieni zeppi di firme. Impossibile scorrerle tutte.

Ieri alle Ferriere nord è stato il giorno del silenzio, anche i macchinari sono stati spenti in segno di lutto. In piedi, all’ingresso della camera ardente c’era anche Novica Stankovic, l’artigiano serbo che ha avuto l’onore di eseguire alcune manutenzioni a casa Pittini. Anche lui era lì per dire addio al capitano d’industria.

Sandra Di Toma, invece, una dipendente in pensione, davanti alla bara si è fermata diversi minuti. Ha lasciato una rosa bianca, un piccolo segno di riconoscenza per i tanti trascorsi in quella famiglia: «È stato un grande uomo» si è limitata a dire all’uscita. Come lei molti altri ex dipendenti oggi in pensione. «Siamo pensionati, vogliamo dire grazie al cavaliere per aver trasformato questa azienda in un esempio per i giovani. A livello nazionale andava valorizzato meglio».

La cerimonia funebre nella fabbrica dove pullulava il senso di appartenenza alla grande famiglia Pittini, si è svolta all’insegna della sobrietà. Tutti i 1.700 dipendenti hanno partecipato alla cerimonia, alcuni indossavano la tuta blu, altri, è il caso di una hostess, piangevano a dirotto anche se non avevano avuto l’occasione di lavorare fianco a fianco con l’imprenditore schietto che, nel bene e nel male, motivava le maestranze e le coinvolgeva nella gestione dell’azienda.

E le maestranze hanno voluto dirgli grazie in silenzio seguendo la cerimonia anche dal piazzale, in streaming, visto che nello stabilimento i due mila posti a sedere erano tutti occupati. E quando la bara portata a spalla è uscita tra due ali di folla, un lungo e sentito applauso si è sollevato nello stabilimento dove il rigore di Pittini sembrava predominare ancora. Il carro funebre si è diretto nel cimitero di Gemona dove la salma è stata tumulata in forma privata.

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