La protesta show di un ristoratore triestino che si arrampica sul Cupolone

ROMA. Si chiama Marcello Di Finizio ed è di Trieste l’uomo che nel pomeriggio di ieri si è arrampicato sulla cupola di San Pietro. Ma l’uomo, titolare della “Voce della Luna”, un locale distrutto da un incendio nel giugno del 2008 e ulteriormente danneggiato dalla mareggiata del dicembre successivo, ha già effettuato la stessa impresa nello scorso luglio.
Lunedì 30 luglio l’uomo, per quasi 5 ore, era stato sulla cupola chiedendo di parlare con il ministro dello Sport Piero Gnudi. In realtà centrò l’obiettivo perché riuscì ad avere un appuntamento telefonico.
L’uomo, stando a quanto si apprende, da tempo si sta battendo per evitare che il governo applichi gli effetti della direttiva Bolkestein in base ai quali le concessioni in riva al mare, in Italia, dovrebbero essere messe all’asta entro il 31 dicembre del 2015. Siccome la norma è poco chiara, le banche non concedono finanziamenti e lui, in base a quello che proclamava lo scorso luglio, è impossibilitato a rimettere in piedi la sua attività.
Dal 2009 l’uomo è senza una occupazione. Due mesi fa Di Finizio, mentre era sul Cupolone, chiese addirittura l’intervento del Papa come super partes per risolvere la sua vicenda personale. Sul sito del movimento balneare c’è una cronistoria delle sue “gesta”: una di queste risale al settembre dello scorso anno in cui Di Finizio per la secondo volta fece un duro sciopero della fame. Il primo fu all’indomani dell’incendio che distrusse il suo locale di Trieste.
A Trieste lo conoscono tutti, Marcello Di Finizio: lo scorso marzo aveva passato quattro giorni sui tralicci del pontone “Ursus”, nel Porto Vecchio, e a luglio era salito per la prima volta sulla cupola di San Pietro, impresa ripetuta oggi. Tutto questo perchè non si rassegna a lasciarsi sfuggire di mano il locale sulla riviera barcolana di cui da anni è titolare: «La voce della luna». Un locale famoso quanto sfortunato, visto che - come ricorda ’Il Piccolò - venne distrutto da un incendio nel giugno del 2008 e poi ulteriormente danneggiato dalla mareggiata del dicembre successivo.
Di Finizio, 46 anni, per ottenere il risarcimento dei danni inscenò proteste di piazza e scioperi della fame. Seguirono varie traversie ed ora l’imprenditore teme di dover interrompere definitivamente la sua attività in seguito alla cosiddetta direttiva Bolkenstein, che dovrebbe consentire la messa all’asta dell’area dove si trova il bar-ristorante.
Così, il 26 marzo scorso Di Finizio si issò sullo storico pontone-gru «Ursus», nel Porto Vecchio di Trieste, scendendone solo tre giorni dopo, al termine di una trattativa con i carabinieri e ottenendo dal Prefetto, Alessandro Giacchetti, di interessare della sua questione il ministro degli Affari Europei Moavero Milanesi. Quattro mesi dopo, esattamente il 30 luglio, la protesta dell’uomo si spostò nella Capitale, dove prese di mira per la prima volta la cupola di San Pietro. Di Finizio, come ricordato in serata dal direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, si arrampicò pure quella volta sul cupolone, sempre per protestare contro la direttiva Bolkenstein. Vi rimase per oltre quattro ore, scendendo soltanto verso le 22, avuta rassicurazione che avrebbe parlato con il ministro del Turismo, Piero Gnudi. Tra le sue richieste anche quello di un intervento del Papa, «come garante super partes».
Ieri la nuova scalata sul Cupolone, con il suo striscione «Basta Monti, basta Europa, basta multinazionali» appeso alla finestra centrale che affaccia su piazza san Pietro. La protesta è ancora in corso.
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