Inseguimento nella notte: auto finisce addosso ai carabinieri, arrestato un nomade - Foto e Video

UDINE. Non si è fermato. Al contrario, alla vista della gazzella dei carabinieri che, lampeggianti in azione, gli intimavano di rallentare e accostare, ha premuto sull’acceleratore e svoltato in una laterale, illudendosi probabilmente di riuscire a seminarli. In realtà, tutto quello che Mario Levacovich, 37 anni, nomade della zona di via Riccardo di Giusto, è riuscito a fare la scorsa notte con le sue gincane automobilistiche, è stato di girare attorno allo stesso quadrilatero di strade, finendo la propria folle corsa addosso a una delle quattro auto dell’Arma che nel frattempo si erano mobilitate per bloccarlo.
Risultato: l’Alfa 147 che guidava e quella dei carabinieri distrutte, i due militari dell’equipaggio, il figlio minorenne che gli sedeva accanto e lui stesso feriti e trasportati in ospedale, e, naturalmente, il suo successivo trasferimento in carcere con le accuse di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e di danneggiamento.
In fuga sgommando
Sono scene da film quelle cui si è assistito sabato notte, poco dopo le 23.30, in viale Trieste e nella zona ad esso circostante. Scene che soltanto il caso ha voluto non si chiudessero in tragedia. Con uno schianto, cioè, assai più violento del semi frontale, che il nomade ha causato nel tentativo estremo di forzare il posto di blocco che si era ritrovato davanti. L’inseguimento è cominciato e finito lì, in meno di una manciata di minuti. A insospettire i carabinieri del Nucleo Radiomobile di Udine era stata l’elevata velocità con la quale avevano visto sfrecciare quell’Alfa di colore grigio sbucata un attimo prima da via Spalato. Invece di ubbidire all’alt, il conducente della vettura l’ha lanciata verso piazzale Oberdan, pigiando ancora di più sulla tavoletta, fino a toccare i 120 chilometri orari. Superato l’incrocio semaforico, ha quindi imboccato via Umago e poi via Duino, si è immessa in via Cividale e, da qui, è tornata su viale Trieste, in una sequenza di manovre azzardate che ha contribuito ad aumentare i livelli di adrenalina di tutti. Inseguiti e inseguitori.
Lo sbarramento dei carabinieri
Senza perdere mai di vista il “pirata”, l’autoradio ha intanto diramato l’allerta ai colleghi e dalla centrale operativa sono state fatte convergere sul posto tutte le pattuglie presenti nella zona. Da via del Bon si è immediatamente resa disponibile l’auto della stazione di Udine est, la più vicina in quel momento. Il girotondo di Levacovich, costantemente tallonato dalla prima gazzella, lo aveva nel frattempo riportato su viale Trieste, questa volta in direzione della stazione.
Ed è lì che i carabinieri di Udine est si sono piazzati, per interromperne la fuga. Confidando nel semaforo diventato rosso e nella colonna di veicoli che si era fermata lungo la carreggiata, si sono messi di traverso sulla strada, azionando sirene e dispositivi luminosi. La mossa, però, ha indotto alcuni automobilisti a scansarsi, naturalmente in buona fede, non conoscendo la ragione del posto di blocco. E il varco così creatosi ha consegnato al nomade la vana speranza di riuscire a passare lo stesso. Così non è stato e l’impatto, comunque attenuato dalla ridotta velocità, ha posto fine alla corsa.
Dal Pronto soccorso alla cella
Pur nel trambusto generale, sul posto sono tempestivamente arrivate due ambulanze del 118, la Polizia stradale per i rilievi, una pattuglia della Polizia locale per la viabilità e, naturalmente, il carroatrezzi per la rimozione dei veicoli. I due carabinieri sono stati trasportati in ospedale con contusioni varie a un braccio e alle gambe e prognosi di 5 e 7 giorni. Levacovich ha riportato anche qualche escoriazione al volto e il figlio di 13 anni che viaggiava con lui se l’è cavata con lesioni lievi ed è stato poi affidato alla madre. Non appena dimesso dal Pronto soccorso, dove si è rifiutato di essere sottoposto agli esami clinici per la rilevazione di eventuali tracce di alcol o di sostanze stupefacenti nel sangue, ai polsi del nomade sono scattate le manette. Oggi, in tribunale, sarà celebrato il processo per direttissima di fronte al giudice monocratico.
A spasso con i cacciavite
È stata la successiva perquisizione dell’Alfa 147, risultata di proprietà di un altro nomade, a suggerire ai carabinieri la spiegazione della fuga. Nel veicolo sono stati trovati torce, guanti, un berretto in lana e una cassetta di attrezzi, considerati arnesi atti allo scasso.
L’auto, inoltre, è risultata priva di assicurazione. Sul posto sono intervenuti anche il comandante della Compagnia dei carabinieri di Udine, capitano Alberto Granà, il comandante del Nucleo Radiomobile, maresciallo Andrea Riolo, e il comandante della stazione di Udine est, maresciallo Andrea Ercole, rimasti in caserma fino a tarda notte per completare gli accertamenti e le pratiche del caso. Dell’episodio è stato informato il pm di turno, Paola De Franceschi. E ampia eco del trambusto causato dall’inseguimento e poi ancor di più dall’incidente si è avuta anche sul web.
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