Infortunio mortale alle Acciaierie, chiesto il processo per 5 manager

Sotto accusa i vertici dell’azienda padovana e del gruppo Danieli di Buttrio. Vittime due operai. Imputato, ma per lesioni, anche l’ad di una ditta di Fagagna
Il contenitore che si è staccato nello stabilimento delle Acciaierie
Il contenitore che si è staccato nello stabilimento delle Acciaierie

A 18 mesi dall’incidente pagato con la vita da due operai, rischiano il processo in sei al vertice di Acciaierie Venete e di altre tre aziende friulane coinvolte in quella tragedia, tra cui l’udinese Danieli Officine Meccaniche spa, l’impresa che ha ideato e realizzato perno e carroponte destinati ad agganciare la siviera, il contenitore di 90 tonnellate di acciaio fuso a oltre 1.300 gradi, staccatosi all’improvviso sulla testa dei due sfortunati lavoratori.

È fissata per il 22 novembre l’udienza preliminare davanti al gup padovano Elena Lazzarin che deciderà se spedire (o meno) davanti al tribunale Alessandro Banzato e Giorgio Zuccaro, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione (cda) e direttore di Acciaierie Venete; i friulani Dario Fabbro, presidente di Danieli Centro Cranes spa; Giampietro Benedetti presidente del Cda di Danieli Officine Meccaniche spa con sede a Buttrio e l’amministratore delegato Giacomo Mareschi Danieli; infine Vito Nicola Plasmati nella veste di amministratore delegato di Hayama Teac Service srl, ditta di manutenzione con sede a Fagagna.

Più grave la contestazione nei confronti dei primi cinque imputati, accusati di omicidio colposo con la violazione di una serie di misure in materia di sicurezza sul lavoro; mentre Plasmati deve rispondere del reato più lieve di lesioni colpose ai danni di due dipendenti della sua ditta rimasti feriti.

È il 13 maggio 2018 quando gli operai Sergiu Todita, 39enne moldavo, e il 44enne romeno Marian Bratu vengono investiti dalla colata incandescente di acciaio fuso: il primo morirà il 5 giugno, il secondo il 26 dicembre. Se Banzato e Zuccaro delle Acciaierie sono chiamati a rispondere di non aver adottato misure per evitare incidenti, neppure l’allontanamento dei lavoratori dall’area di transito di quei carichi così rischiosi; più pesante la contestazione mossa ai vertici della Danieli.

Fabbro, Benedetti e Mareschi Danieli, nelle rispettive vesti, sono accusati di aver progettato, prodotto e collaudato il carroponte al centro dell’infortunio con caratteristiche tali da non garantire la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori. La siviera contenente l’acciaio era agganciata al carroponte che la faceva “marciare” nell’area aziendale grazie a un perno che si è rotto.

Il motivo? Il perno e l’insieme dei suoi componenti sarebbero stati sottoposti a carichi (o sforzi) diversi rispetto a quelli per i quali erano stati progettati e costruiti, come ribadito dagli esperti della procura. Le famiglie dei due morti sono costituite parte civile con i penalisti Ernesto De Toni (Bratu) e Annamaria Alborghetti (Todita).

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