In prima linea per combattere il covid: così il virus ha già colpito 315 operatori sanitari nella seconda ondata

UDINE. Il coronavirus non risparmia i medici, gli infermieri e gli operatori socio sanitari (Oss) che negli ospedali e sul territorio lavorano notte e giorno per curare i pazienti colpiti dal Sars-Cov2. Nella seconda ondata sono già stati contagiati 315 operatori sanitari, ovvero il 2,31 per cento.
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Il numero aggiornato all’1 novembre supera quello registrato nella prima fase dell’emergenza sanitaria quando tra il personale negli ospedali e nei servizi sanitari territoriali erano stati registrati 276 casi di contagio pari al 2,02 per cento.

Il monitoraggio è stato illustrato, nei giorni scorsi, dal vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, nel corso della riunione con i capigruppo in consiglio regionale. Pur rimanendo ancora contenuta, la situazione resta sotto controllo anche per non rischiare di dover mettere più di una toppa al sistema sanitario. Inutile dire che a ogni caso di contagio rilevato tra i medici, gli infermieri e gli Oss, soprattutto nei reparti Covid manca una risorsa.
In questo momento l’Azienda sanitaria più colpita è l’Asufc del Friuli centrale con 139 operatori positivi al Sars-Cov2 pari al 44,1 per cento del totale. A seguire l’Asugi, l’azienda sanitaria universitaria Giuliano isontina con 95 casi (30,2 %) e l’Azienda sanitaria Friuli occidentale, dove allo scorso 1 novembre si contavano 44 positività (14%). In coda il Cro di Aviano con una ventina di casi (6,3%), l’istituto Burlo Garofolo di Trieste con 16 contagi tra il personale (5,1%9 e l’Azienda regionale di coordinamento per la salute (Arcs) con un solo contagiato.

Da qualche settimana il virus è entrato anche negli ospedali, basti pensare al caso di San Daniele dove nel reparto di Medicina sono stati bloccati i nuovi ingressi. Prima di San Daniele il virus era comparso nel reparto di Cardiologia di Udine da dove sono stati spostati i pazienti garantendo comunque il proseguo dell’attività.
Rispetto alla prima ondata della pandemia è cambiata anche la distribuzione della casistica. La scorsa primavera l’azienda più colpita dal virus era l’Asugi (161) seguita dall’Asufc (59) e dall’Asfo (52). Il personale sanitario viene sottoposto a cadenze regolare ai tamponi per individuare prima possibile gli eventuali casi di positività e ridurre la diffusione dell’infezione.

Rispetto alla prima ondata sono cambiate molte cose anche per quanto riguarda la disponibile dei dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti e camici) grandi assenti la scorsa primavera. Ora le scorte non mancano ma nonostante ciò il contagio è più presente. Nell’analizzare questi dati non va dimenticato un altro aspetto importante che è quello del numero dei tamponi effettuati. Inutile dire che, rispetto a qualche mese, il numero dei tamponi è di gran lunga più elevato.
Questo fatto consente di tracciare meglio la diffusione dell’infezione. Negli ospedali i protocolli di sicurezza hanno ridotto anche la presenza dei familiari dei pazienti che non sempre possono accedere ai reparti. Nei pronti soccorso sono stati attivati i doppi ingressi per isolare il sospetto paziente Covid. Il numero degli accessi aumenta di giorno in giorno.
«L’andamento dell’epidemia nella seconda ondata è molto diverso da quello della prima a causa di una maggiore richiesta di ospedalizzazione e di cure intermedie, per garantire le quali è stato avviato un riassetto delle strutture di tutte le aziende del nostro sistema sanitario, con l’individuazione di strutture destinate principalmente ai malati Covid e altri solo ai pazienti affetti da altre patologie» ha spiegato Riccardi ai capigruppo di maggioranza e opposizione.
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