Badanti, colf e baby sitter, ecco quali sono le regole da conoscere per il lavoro domestico ai tempi del Covid

Il comparto di colf, badanti e baby sitter, secondo una fotografia di Assindatcolf, Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, e del Centro studi e ricerche Idos, conta in Italia 2 milioni di addetti, di cui il 70% stranieri, e vale oltre 19 miliardi di euro l’anno, l’1,25% del Pil nazionale. Numeri importanti, su cui grava però un grido di allarme che viene lanciato con sempre maggiore intensità, quello sugli irregolari. A maggior ragione con l’esperienza fatta durante il lockdown per l’emergenza Covid e in vista di nuove limitazioni.
I veri rischi
Molte amministrazioni regionali, ad esempio Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Liguria, hanno creato appositi sportelli sul territorio per far incontrare domanda e offerta qualificata. Anche se, proprio per citare l’esperienza lombarda, il bonus badanti promosso contestualmente (ma prima dell’allarme pandemia) non ha sortito grandi risultati e le richieste sono state minime, forse proprio per la scelta di molte famiglie di non far emergere impieghi in nero. La stessa Assindatcolf non ha mancato di fornire i numeri del fenomeno, da aggiornare dopo la sanatoria legata al Covid introdotta dal decreto Rilancio: prima, dei 2 milioni di addetti in Italia, solo 800 mila erano regolari, 6 su 10, con un mancato gettito per le casse dello Stato di 3,1 miliardi. Con l’iter di emersione della scorsa estate, si sono aggiunte oltre 170 richieste di regolarizzazione. E, per tutti i contrattualizzati, si stanno chiedendo garanzie che non sono state previste dal decreto Ristori. Ma, stando alle stime, il totale resta comunque di un addetto in nero su due.
Va proprio nella direzione di cercare un contrasto a questo fenomeno che è nata la cosiddetta patente di qualità per colf e badanti, una chance concessa dalla norma tecnica entrata in vigore il 12 dicembre di un anno fa e recepita dal nuovo contratto appena sottoscritto dalle parti: la Uni 11766:2019, in buona sostanza, colma un vuoto legislativo, dal momento che in precedenza non esisteva in Italia un unico sistema di certificazione delle competenze dei collaboratori familiari.
Dai contratti agli ex voucher
Peraltro, costa davvero così tanto avere un lavoratore in regola, rispetto a quanto si risparmia mantenendo un addetto in nero, considerati i rischi a livello di sanzioni, ma anche di eventuali rivendicazioni da parte di chi presta servizio? Magari guardando anche a un’esperienza come quella del lockdown per il Covid: la scorsa primavera molte famiglie con un lavoratore domestico in nero (ad esempio un badante per un genitore anziano) ne hanno dovuto fare a meno non potendo giustificare con nessuna autocertificazione lo spostamento per un impiego sulla carta inesistente.
E se il problema, per qualcuno, si ripropone? Questo approfondimento vuole aiutare a capire come funzionano le norme e spiegare le alternative esistenti dopo la cancellazione dei voucher per chi non necessita di aiuto continuativo: soluzioni talvolta poco conosciute, come il Libretto famiglia, che non necessitano di un vero contratto di lavoro. E, soprattutto, che non presentano i rischi di un impiego irregolare. Meno che mai al tempo del Covid.
Quando si avvicina il momento delle incombenze fiscali, il datore di lavoro che ha alle sue dipendenze badanti, colf, baby sitter o altri assistenti familiari, è tenuto a consegnare loro una dichiarazione che attesti il totale delle somme erogate durante l’anno solare precedente e le ricevute di tutti i contributi versati all’Inps (preoccupandosi di far firmare al collaboratore domestico una ricevuta di avvenuto ritiro del documento). Lo deve fare almeno trenta giorni prima della data indicata come termine ultimo per il lavoratore che deve presentare la dichiarazione dei redditi. Il datore di lavoro, quando si parla di attività domestiche, non svolge le mansioni di sostituto d’imposta e quindi non deve farsi carico di trattenere l’Irpef o le addizionali regionali e comunali.
Spetta al lavoratore preoccuparsi di queste incombenze, ma con l’obbligo di compilare il modello Unico e versare le relative imposte soltanto se ha percepito nel corso dell’anno redditi sufficienti a determinare un importo a debito, una volta che avrà applicato tutte le possibili detrazioni. Il documento con le somme erogate non ha quindi nulla a che vedere con la Certificazione unica (Cu) per i redditi da lavoratore dipendente: serve al collaboratore domestico, oltre che per un’eventuale dichiarazione ai fini Irpef, per tutte quelle necessità legate al reddito che danno accesso ad agevolazioni, a cominciare dall’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente). Ed è indispensabile ai lavoratori domestici extracomunitari per presentare la richiesta nel caso debbano provvedere al rinnovo del permesso di soggiorno.
I risparmi sul 730 del datore di lavoro
Sono diverse le agevolazioni fiscali per chi utilizza il lavoro domestico. In alcuni casi è consentito procedere alla deduzione, vale a dire la sottrazione dell’importo economico dalla base imponibile; in altri vale la detrazione, cioè la sottrazione della somma dall'imposta lorda.
Alcune agevolazioni
La detrazione sulla dichiarazione dei redditi con l’aliquota al 19% per badanti di persone non autosufficienti è riconosciuta solo se il reddito complessivo del datore di lavoro che la richiede non supera i 40 mila euro lordi l’anno.
Contenuti obbligatori e detrazioni
Il datore di lavoro può dedurre dal proprio reddito contributi obbligatori versati per badanti e colf per un importo massimo di 1.549,36 euro l'anno. L'importo massimo deducibile resta in quota fissa, senza variazioni rispetto ai redditi dichiarati.
I documenti necessari
Per usufruire dell'agevolazione, sono necessari il certificato medico che comprovi la condizione di non autosufficienza, da esibire in caso di richiesta, oltre alle ricevute delle retribuzioni versate, che devono essere firmate dall'assistente familiare.
Assistenza ai non autosufficienti
Sulle spese per l'assistenza di persone non autosufficienti, il datore di lavoro può detrarre dall'imposta lorda il 19%, per un limite massimo di 2.100 euro l'anno. La detrazione spetta al soggetto non autosufficiente o ai familiari che affrontano la spesa.
Gli sconti riconosciuti
La detrazione al 19% per l’assistenza di persone non autosufficienti spetta anche se le prestazioni sono fornite da una casa di cura o riposo e vengono riconosciute al soggetto che ha sostenuto la spesa, pure nel caso in cui non sia titolare del contratto di lavoro.
La situazione che riguarda le baby sitter, o quei lavoratori che assistono i bambini, è identica a quella dei lavoratori domestici che assistono persone non autosufficienti (i neonati e, sicuramente, i bimbi sino all’età di sei anni). Le regole, quindi, sono le stesse: obbligo di mascherina anche in casa, igienizzazione frequente della mani e possibilità, a seconda delle circostanze, di utilizzare anche guanti e visiere protettive.
I controlli
Non esistono disposizioni specifiche che prevedono un controllo continuativo dello stato di salute di un lavoratore che assiste una persona, sia esso convivente o meno. Da più fronti, compreso l’Assindatcolf, è stato chiesto alle istituzioni di introdurre un monitoraggio su base volontaria per i lavoratori che assistono persone non autosufficienti, i loro assistiti ma anche per i familiari conviventi.
Sostegno psicologico
Chi assiste le persone più deboli deve anche pensare agli aspetti psicologici e, quindi, aiutarle a comprendere il perché delle misure restrittive, ma anche a mantenere i contatti sociali attraverso telefono e web. Vanno inoltre create occasioni di svago, se possibile sfruttando giardini o terrazze, senza mai dimenticare di continuare, per quanto possibile, a mantenere uno stile di vita sano e ritmi regolari.
Le responsabilità in caso di contagio
Se l’infezione del lavoratore domestico è contratta in servizio, si tratta di infortunio sul lavoro e il riferimento è l’Inail. Non vi è una responsabilità nei confronti del lavoratore se si ammala la persona o le persone in assistenza, se non nel caso che non siano state rispettate le norme di protezione individuale. È del tutto evidente - spiegano da Assindatcolf - che la responsabilità può essere di tipo disciplinare, ma la responsabilità del rispetto delle normative ricade sul datore di lavoro e non può essere ritenuto responsabile il lavoratore.
La normativa
Sanatoria Covid scaduta, arriva la patente di qualità
Rinnovo del contratto e incentivi per migliorare e certificare le competenze di chi è chiamato per professione a occuparsi dei soggetti più fragili. Avrebbe dovuto essere un anno di svolta il 2020 per il lavoro domestico ma, complice l’emergenza epidemiologica causata dal Covid-19, il percorso ha subito rallentamenti più che giustificati. Non tutto, però, si è fermato e con l’avanzare del coronavirus sono state assunte misure che hanno interessato anche il settore. Tra queste, la sanatoria per colf e badanti prevista dal decreto Rilancio, che ha portato alla richiesta di regolarizzazione di 176.848 lavoratori: l’85% del totale delle domande pervenute. Tema, quello della regolarizzazione, che ora torna centrale alla luce della nuova andata della Covid-19 che sta spingendo progressivamente il governo a prendere provvedimenti sempre più restrittivi sulla mobilità delle persone, cui viene (per ora solo raccomandato, ma potrebbe anche diventare un obbligo) di uscire di casa solo per lavoro o altre forme di necessità.
Da quest’anno, il milione circa di lavoratori regolari del settore può aderire al progetto “patente di qualità” per colf, badanti e baby sitter sostenuto da Ebincolf (ente bilaterale del comparto) e dalle parti sociali firmatarie del contratto nazionale (Domina, Fidaldo, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, UilTucs e Federcolf), compresa appunto Fidaldo, di cui fa parte Assindatcolf (Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico). La norma tecnica Uni 11766 certifica i pre-requisiti che deve possedere chi svolge lavori domestici: conoscenza base dell’italiano, aver partecipato a un corso di formazione nell’ultimo triennio di 40 ore per il ruolo di colf e di 64 ore per badanti e baby sitter e aver lavorato per almeno 12 mesi con un contratto regolare.
Dopo l’approvazione della norma tecnica a fine 2019, quest’anno sarebbero dovuti partire i primi corsi ma, a causa del Covid-19, il processo di accreditamento degli enti abilitati a rilasciare i certificati va a rilento. Il nuovo contratto, in vigore dal 1° ottobre scorso, non si è però dimenticato di questa opportunità e ha previsto un’indennità extra per i lavoratori in possesso della patente di qualità. «C’è la necessità di alzare la professionalità del settore - dice Alessandro Lupi, vicepresidente di Assindatcolf ed Ebincolf - l’assistenza alle persone più indifese è un settore di cui si sente sempre più il bisogno, non solo in Italia, ma in tutta Europa: essere in possesso di una certificazione presuppone formazione ed esperienza». Requisiti ancora più importanti alla luce dell’emergenza Covid.
Le sanzioni
Ma, oltre a quello di innalzare il livello della professionalità, tra gli obiettivi dell’introduzione della patente di qualità c’è anche quello di contrastare il lavoro nero in un settore in cui gli operatori irregolari sono ancora in maggioranza. E, questo, nonostante mettere in regola un collaboratore non comporti costi elevati, soprattutto in raffronto ai rischi di mantenerlo in tale stato. Sul tema è intervenuto il decreto Rilancio, con la sanatoria che era possibile chiedere fino al 15 agosto. Ma l’impressione è che ci sia ancora tanto da fare. Se il datore di lavoro, ad esempio, omette o ritarda la comunicazione obbligatoria di assunzione all'Inps, può essere punito con una sanzione amministrativa che va da 200 a 500 euro per ogni lavoratore. Non inviando la comunicazione, inoltre, il collaboratore domestico non viene iscritto all’Inps. In questo caso, l’Ispettorato territoriale del lavoro può applicare una multa da 1.500 a 12.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo, cumulabile con le altre sanzioni amministrative e civili previste contro il lavoro nero. Per l'omesso pagamento dei contributi, il datore di lavoro dovrà pagare le sanzioni civili al tasso del 30% su base annua, calcolate sull'importo dei contributi evasi, con un massimo del 60% e un minimo di 3.000 euro. Quindi, anche per una sola giornata di lavoro in nero, il datore di lavoro può essere punito con la sanzione minima di 3.000 euro. In caso di lavoratore senza permesso di soggiorno, si rischia anche l'arresto da tre mesi a un anno e l'ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato.
Le modifiche
Tutti gli aumenti in busta
Diverse e significative le misure contenute nel nuovo Contratto collettivo nazionale sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico, firmato l’8 settembre e diventato operativo a partire dallo scorso 1° ottobre. I lavoratori interessati dalle novità - alcune già partite e altre che si apprestano a farlo nei prossimi mesi - sono più di un milione tra colf, badanti e baby sitter, cui dovranno essere riconosciute le novità. Così come, ovviamente, a chi è stato o sarà assunto dopo quella data. Il nuovo contratto non prevede solo adeguamenti retributivi e normativi, ma punta anche alla formazione dei lavoratori, incentivando il personale sia a frequentare corsi di apprendimento, sia ad acquisire competenze grazie alle quali si potranno percepire indennità economiche specificamente previste dallo stesso contratto.
Livello Bs per le baby sitter
I provvedimenti che coinvolgono i lavoratori domestici che si occupano dei bambini sono già partiti il 1° ottobre. Chi svolge la mansione di baby sitter sarà in ogni caso inserito nel livello Bs, mentre in passato poteva essere inquadrato in diversi livelli, generando confusione nell’assunzione. Contestualmente, però, è stata prevista dal contratto un’indennità di 115,76 euro al mese per chi si occupa dei bambini nella fascia di età 0-6 anni.
Indennità doppia
Tra le novità introdotte, c’è anche una misura dedicata ai lavoratori domestici di livello C-Super e D-Super (assistenti familiari formati e non formati che assistono persone non autosufficienti). Per queste figure professionali è stata introdotta, sempre a partire dal 1° ottobre, un’indennità di 100 euro nel caso in cui l’assistenza è dedicata a più di una persona non autosufficiente. Per i lavoratori conviventi, inoltre, è stato allungato fino a 30 giorni effettivi di lavoro il periodo di prova da svolgere prima della sottoscrizione del contratto di lavoro.
Formazione
I lavoratori domestici a tempo pieno e indeterminato, con anzianità di servizio presso il datore di lavoro di almeno sei mesi, possono utilizzare in un anno fino a quaranta ore di permesso retribuito per la frequenza di corsi di formazione professionale specifici per collaboratori o assistenti familiari. Il contratto, inoltre, prevede per la frequenza di corsi di formazione finanziati, o comunque riconosciuti dall’Ente bilaterale Ebincolf, che il monte ore annuo di permessi retribuiti per la formazione possa arrivare a 64 ore.
Aumento dei minimi retributivi
Scatteranno invece a partire dal prossimo 1° gennaio gli aumenti dei minimi retributivi previsti dal nuovo Contratto nazionale di lavoro. Il parametro di riferimento è il livello B super, che sarà interessato da un aumento mensile di 12 euro e passerà quindi da 868,24 euro a 880,24. Tutti gli altri livelli saranno adeguati proporzionalmente (i dettagli degli aumenti sono illustrati nella pagina a fianco).
Contributi e patente di qualità
Dal 2021 aumenteranno da 3 a 6 centesimi l’ora i contributi alla Cassa Colf (contributi di assistenza contrattuali). Nello specifico, 4 saranno a carico del datore di lavoro e due del lavoratore. Una parte di questi fondi (circa un centesimo l’ora) andrà a finanziare un fondo che servirà per erogare delle prestazione in favore delle famiglie. Il tipo di servizio che sarà offerto sarà stabilito prossimamente. A circa un anno dall’entrata in vigore del contratto (ottobre 2021), i lavoratori domestici che hanno nel frattempo acquisito la “patente di qualità” (norma tecnica Uni 11766:2019) avranno diritto a un’indennità mensile di 8 euro se inquadrati al livello B e di 10 euro se inseriti nei livelli Bs e Cs.
Nessun obbligo delle liste di collocamento
Il datore di lavoro può assumere direttamente il lavoratore domestico italiano o di Paesi dell'Unione europea. I lavoratori svizzeri o appartenenti agli stati dello Spazio Economico Europeo (See) – Norvegia, Islanda, Liechtenstein – sono di fatto equiparati a quelli dell'Ue. Il lavoratore può essere assunto anche se non iscritto nelle liste di collocamento, ma deve possedere il codice fiscale, un documento di identità valido, la tessera sanitaria aggiornata e rilasciata dall’Asl, l’eventuale documentazione assicurativa e previdenziale. Per assunti minorenni serve inoltre una dichiarazione dei genitori vidimata dal sindaco del Comune di residenza.
Adempimenti per extracomunitari
Per i lavoratori extracomunitari che già risiedono in Italia, il datore di lavoro non dovrà più compilare il modello Q per stipulare il contratto di soggiorno. Il lavoratore deve essere in possesso di un permesso di soggiorno valido per lo svolgimento di un’attività lavorativa. Copia delle Comunicazioni obbligatorie va presentata per il rinnovo del permesso di soggiorno. Per lavoratori extracomunitari non residenti in Italia, il datore di lavoro deve attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto Flussi dell'anno in corso e presentare al Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno la domanda di nulla osta al lavoro a partire dalle scadenze indicate.
Il rapporto subordinato: differenze tra conviventi e non conviventi
Il contratto nazionale di lavoro per la categoria contempla due tipi base di rapporto subordinato, divisi tra regime di convivenza e regime di non convivenza. Per il primo tipo, la specifica include quello a tempo pieno di 54 ore settimanali e quello part-time articolato su una durata fino a 30 ore alla settimana - con orario in fasce determinate - per i livelli B (ad esempio la colf), BS (chi assiste persone autosufficienti) C (ad esempio un cuoco) e studenti. Per il secondo tipo (regime di non convivenza) ci si riferisce a contratti a tempo pieno di 40 ore settimanali, con orario settimanale determinato dall’accordo raggiunto tra le parti. È previsto il periodo di prova.
Tempo pieno e part-time: I limiti per l’orario giornaliero
L’orario di lavoro, a differenza di altre categorie, non è fissato in partenza, ma va definito attraverso un accordo tra le parti, sempre e comunque nel rispetto dei limiti massimi stabiliti nel contratto di categoria. Per chi opera a tempo pieno ed è convivente, c’è il tetto di 10 ore al giorno non consecutive (totale 54 ore settimanali); per i non conviventi, il limite sono 8 ore giornaliere, non consecutive (40 ore alla settimana in 5 o 6 giorni). Per i part-time fino a 30 ore sono possibili tre fasce: orario di lavoro compreso interamente tra le 6 e le 14; compreso interamente tra le 14 e le 22; compreso interamente in un massimo di 3 giorni alla settimana, con limite di 10 ore al giorno non consecutive.
La procedura: la lettera e l’invio all’Inps
Una volta raccolti i documenti, datore di lavoro e dipendente concordano le condizioni per stipulare in forma scritta e privata il contratto di lavoro attraverso una lettera di assunzione. Il datore di lavoro è tenuto a dare comunicazione all'Inps attraverso il web, intermediari abilitati o contact center entro le ore 24 del giorno precedente a quello di instaurazione del rapporto di lavoro.
Le funzioni per il lavoro domestico sono disponibili accedendo al cassetto previdenziale. Importante: l’Inps mette a disposizione del datore di lavoro una procedura online per la comunicazione delle variazioni del rapporto di lavoro domestico.
Il versamento: i contributi con il bollettino o via web
Dopo l'iscrizione di un lavoratore domestico, l'Inps apre una posizione assicurativa e invia al datore di lavoro gli avvisi di pagamento per il versamento dei contributi. Il datore di lavoro ha diverse possibilità di pagare i contributi: può farlo online e ricevere anche le notifiche delle scadenze. Se i contributi sono versati regolarmente, il datore di lavoro può sfruttare le agevolazioni fiscali. I versamenti all'Inps del datore di lavoro consentono al lavoratore domestico di accedere a una serie di prestazioni assicurative e pensionistiche tra cui: assegno per il nucleo familiare; indennità di disoccupazione; indennità di maternità; pensione di inabilità; pensione di anzianità; pensione di vecchiaia; pensione ai superstiti o di reversibilità.
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