Il vecchio Friuli in “Philò” del maestro Plenizio
di Mario Blasoni
«Pianista, compositore, direttore d’orchestra, insegnante»: così il Dizionario biografico dei friulani definisce il maestro Gianfranco Plenizio, da almeno trent’anni autore di prestigio a Roma e conosciuto come “il musicista di Fellini”avendo dato vita, tra le tante colonne sonore, a quella del film “E la nave va...” del grande regista riminese.
Nato a San Lorenzo di Sedegliano, nel Codroipese, 78 anni fa, Plenizio vive da oltre mezzo secolo nella capitale, dove è conosciuto più che nella terra d’origine. A riavvicinare il maestro alla “piccola patria” arriva ora “Philò e altre storie del vecchio Friuli”. Tanto che nell’elenco riportato dal Dbf di Gianni Nazzi andrebbe aggiunta la qualifica di “scrittore”. Non è il primo libro che Plenizio scrive: è già autore di diversi saggi ambientati nel mondo della musica. Citiamo, tra gli altri, un libro sulle colonne sonore cinematografiche e un altro sulla tradizione musicale napoletana.
Nel 2014, prima di Philò, sono usciti altri due testi: “Bizzarrie musicali - Incidenti e accidenti della musica” (Zecchini editore di Varese) e “ Erotikon, musica e eros nella vita di un grande pianista” («Una straordinaria storia di pura invenzione», precisa l’autore).
Conoscevamo già, tramite le opere citate, il Plenizio che gioca, oltre che con le note, anche con la penna. In “Bizzarrie musicali” è godibile, per esempio, l’elenco delle opere liriche come Tosca, Carmen e La forza del destino che «portano sfortuna» (baffi e barbe che si staccano, cantanti che scivolano... nella buca del suggeritore...). Ora lo ritroviamo narratore del vecchio Friuli ed è un’ altra piacevole scoperta. Ha scelto una parte autobiografica sui suoi esordi come organista della parrocchia e ha scelto una ragazza del luogo, Filomena Masut (detta Filò) destinata a un grande futuro, dopo le traversie della guerra, nel mondo dello spettacolo a Parigi.
Nelle pagine conclusive del romanzo di Philò, l’autore fa alcune considerazioni interessanti sul Friuli di ieri e di oggi. «Ho girato l’Europa per il mio mestiere di musicista, di direttore d’orchestra. Le visite al mio paese si sono diradate. Recentemente sono stato due volte a Udine a tenere delle master-class. Il Friuli è molto cambiato. L’attività delle piccole imprese sorte dopo il terremoto del ’76 ha sconfitto la secolare miseria. Si lavora, e spesso a livelli di eccellenza. Ma si affacciano i relativi guasti del benessere. Fa capolino la mafia, che le istituzioni faticano ad arginare». «Si notano - prosegue Plenizio - considerevoli mutamenti nella lingua e nella cultura», davanti ai quali il musicista-scrittore si sente «un po’ spaesato in queste nuove situazioni che ai residenti passano quasi inavvertite, ma che da lontano risultano assai più evidenti». Di qui la sua ricostruzione, nella memoria, di un Friuli vissuto e congeniale. Con tutti i suoi limiti, che tendono a sfumarsi nel ricordo lasciando maggiore spazio al sorriso. E' il mondo cui appartengono le storie che ho riferito: sono state un po' "aggiustate", ma contengono tutte uno spesso fondo di verità".
Gianfranco Plenizio ha desiderio di tornare a Udine, per rivedere il "suo" Conservatorio Tomadini, dove ha studiato e insegnato. Lo aspettano vecchi colleghi e amici come il musicologo Bruno Rossi, autore di una maxi-antologia dei musicisti friulani di tutti i tempi. ("Ci conosciamo da ragazzi", ricorda lo studioso udinese). Ma non può farlo ancora, perché risente delle conseguenze di un incidente che, un paio di anni fa, gli ha causato la frattura del femore.
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