Il Parco minaccia di denunciare chi ha imbrattato le rocce

Cimolais, in molti su Facebook hanno spronato l’ente ad agire con più decisione. Visentini (Cai): «Nuova e recente traccia, la freccia sull’incontaminato Cadinut»

CIMOLAIS. Questa volta c’è la conferma ufficiale che non si tratta di segni datati e sfuggiti alle varie operazioni di bonifica. L’ignoto imbrattatore delle Dolomiti è tornato a colpire e ci sono le prove che l’ha fatto nelle ultime settimane.

A fare le spese di quella che ormai è un’autentica mania, un angolo del Cadinut del Cimoliana, all’interno del Parco naturale delle Dolomiti friulane. Una freccia tracciata con la solita bomboletta spray rossa nel mezzo delle rocce che spuntano tra i mughi.

A denunciare l’ennesima “impresa” dell’imbrattatore, gli iscritti Cai di Cimolais, che questa volta chiedono la massima severità all’ente Parco. In internet spopolano gli appelli a segnalare l’accaduto alla magistratura. C’è chi invoca addirittura il carcere per quanti sporcano in modo indelebile l’ambiente naturale.

Fra i tanti commenti, se ne contano alcuni che contestano l’operato del Parco, accusato di non agire nei confronti degli autori di questi gesti. I volontari del Cai si stanno di fatto rifiutando di ripulire le scritte sino a che l’organo di tutela ambientale non dimostrerà maggior impegno nella lotta al fenomeno.

Il perché si spiega con le centinaia di ore di lavoro che sino ad oggi gli alpinisti hanno speso per bonificare i siti sporcati dallo spray. Sono innumerevoli, le persone che negli anni hanno compiuto arrampicate e armati di mazza hanno rimosso le rocce rosse.

Luca Visentini, del Cai di Cimolais, non usa mezzi termini, per condannare l’ennesima bravata. «Sino a qualche anno fa, il Cadinut del Cimoliana era uno dei pochi angoli incontaminati – ha detto l’esponente dell’associazione valcellinese –. Dopo di che, qualcuno, per ignoranza e arroganza, ha deciso di tracciare su queste crode segnali e scritte in vernice rossa. Ora è comparsa una freccia, che la scorsa settimana non c’era, rovinando per sempre quest’area di montagna».

Il sindaco di Erto e Casso e presidente del Parco, Luciano Pezzin, ha già garantito la linea dura contro il misterioso imbrattatore ed eventuali emulatori.

Non è escluso che alla prossima riunione del consiglio direttivo sia nominato un legale con il compito di redigere una denuncia e costituirsi parte civile nel processo penale a carico dell’ignoto vandalo.

Anche perché il codice penale è chiaro: è sufficiente creare un potenziale pericolo al panorama per essere puniti quando in ballo ci sono bellezze naturali riconosciute per legge.

I successivi interventi di bonifica non aiuteranno quindi l’imputato, ma anzi potrebbero rendere la sua posizione più complicata quando si tratterà di mettere in conto le migliaia di euro spese nelle operazioni di pulizia.

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