Honsell svela gli enigmidi fra Pacioli, amico di Leonardo

di Michele Meloni Tessitori


Ad accendergli una curiosità irresistibile fu il grande storico dell’arte della Normale di Pisa, Giovanni Pugliese Carratelli. Un dipinto custodito nel museo di Capodimonte – gli disse – cela un enigma geometrico-matematico. Il docente universitario che sarebbe diventato sindaco di Udine fu colto dalla tentazione di svelarlo e andò a Napoli. Quale soluzione sottenda mai fra Luca Pacioli, nel ritratto in cui è intento a spiegare uno dei teoremi di Euclide con alle spalle un solido archimedeo, non è ancora chiaro.


Ma da quell’esperienza è nato adesso un libro in cui il professor Furio Honsell rilegge e ricostruisce una delle figure piú affascinanti del Rinascimento italiano. S’intitola
Curiosità e divertimenti con i numeri
(239 pagine, 19 euro) e sarà presentato venerdí a Udine, alle 18, alla libreria Feltrinelli. Edito da Aboca, il volume è anche l’ultima testimonianza del lavoro del professor Giorgio Tomaso Bagni, storico della matematica e coautore, scomparso pochi mesi fa, vittima di un incidente stradale.

A coinvolgere i due matematici nell’opera – l’allora rettore di Udine e il suo collega (Bagni insegnò nel capoluogo friulano) – è stato però il bibliofilo ed editore Duilio Contin (per i tipi di Aboca, casa editrice umbra) già protagonista nel 2006 della storica riscoperta di un manoscritto di fra Pacioli,
De ludo scachorum
, un illuminante trattato sugli scacchi che giaceva dimenticato tra i preziosi tomi della biblioteca della Fondazione Coronini a Gorizia, ora ripubblicato.


Il libro di Honsell e Bagni è una rilettura e un commento di un’altra opera di Pacioli,
De viribus quantitatis
, in cui si svela per la prima volta «la chiave di lettura scientifica del mondo». «Una grande emozione» ci confessa il sindaco-matematico. «È un testo che anticipa la rivoluzione borghese perché interrompe la visione oscurantista del mondo». Un’opera sorprendente, frutto di una mente brillante, illuminata, multidisciplinare, «la mente di un tipico uomo rinascimentale, curiosa di tutto». «Pacioli è un chierico vagante – chiarisce Honsell – capace delle raffinatezze piú sublimi come delle peggiori scurrilità».


Ora va detto che fra Pacioli (nato in Toscana, a Sansepolcro, nel 1445, e morto si ritiene nel 1517), appartenente all’ordine francescano ed eccelso matematico, vanta una serie di conquiste scientifiche di assoluto rispetto: è autore del primo trattato di aritmetica e algebra in lingua volgare all’interno del quale enuncia per la prima volta il concetto di partita doppia (dare e avere, bilancio-inventario) che diverrà pratica diffusa con i mercanti di Venezia. Amico e collaboratore di Leonardo da Vinci, di Leon Battista Alberti e del concittadino Piero della Francesca, Pacioli scrive anche il
De divina proportione
con incisioni di Leonardo, in cui divulga intuizioni della matematica e della geometria anche applicate all’arte.


Ma l’aspetto curioso, che Honsell definisce caleidoscopico, dell’opera di un intellettuale «che esce dall’area grigia dell’alchimia ed entra nella scienza», è il fatto che il
De viribus quantitatis
è anche un diario di viaggio nella vita rinascimentale: «C’è lo stupore, quasi l’euforia, di chi misura per la prima volta il mondo
sub specie quantitatis
, ma anche il divertimento intellettuale della prestidigitazione, dell’illusione, del gioco».


Perché il libro ripercorso da Honsell e Bagni è, anzitutto, un succedersi di indovinelli, di enigmi matematici e geometrici, oggi si direbbe di quiz, «quegli stessi che Pacioli si scambiava con Leonardo», di codici segreti, di scherzi e lazzi i piú triviali. «Nelle sue pagine è raccolto di tutto, dall’idea della bilancia idrostatica agli infiniti modi di realizzare l’inchiostro simpatico, alle illusioni ottiche. Leggerlo è veramente come andare sulle montagne russe intellettuali, tra profondità e volgarità» ammette Honsell. Come nel caso dell’indovinello su come si faccia a cacare due volte un uovo (prima la gallina che lo genera, poi chi lo consuma).


«E poi c’è anche un pensiero laterale
ante litteram
, ben prima delle teorizzazioni di De Bono – ironizza Honsell –. Come nell’indovinello su come si faccia ad assicurare un uovo ciascuno a due padri e due figli disponendo solo di tre gusci» (è chiaro che uno dei pretendenti è al contempo padre e figlio).

Un libro in buona sostanza godibile per la messe infinita di giochi e di indovinelli, quello che Honsell e Bagni rileggono e attualizzano. Ma anche una preziosa testimonianza «del momento in cui l’alchimia si trasforma in scienza senza ancora perdere del tutto la sua dimensione illusoria».


Che poi Honsell, ora impegnato a tempo pieno nel lavoro di sindaco a Udine, possa prima o poi tornare a Capodimonte per svelare il mistero del ritratto di Pacioli attribuito a Jacopo de’ Barbari poco conta: «L’enigma piú grande da svelare è quello di come un intellettuale del Rinascimento, con la forza della curiosità, abbia indagato il rapporto tra l’uomo e la natura scoprendo gli strumenti della conoscenza e il rapporto con gli altri, con la spensieratezza del gioco e il massimo grado di serietà che è sempre dato dall’autoironia».

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