Ha ammazzato il padre come in un videogame

UDINE. Prima di uccidere Denni Fresco aveva giocato con un videogame. Poi quando gli investigatori lo hanno interrogato il 23enne di Iutizzo ha ricostruito con estrema lucidità tutte le fase dell’aggressione. I pugni, lo strangolamento e alla fine anche le coltellate. Quasi fossero gli schemi di un videogioco. In quelli però non si muore per davvero. Invece suo padre, il 61enne Ernesto Fresco è morto, una coltellata ha perforato il polmone e l’uomo ha smesso di respirare. Eppure l’unica preoccupazione di Denni era quella di non finire in carcere. Lo ha ripetuto in continuazione agli investigatori: «Mica finirò in carcere? Ho soltanto liberato il mondo da Satana». Come se si trattasse di un gioco. Come se ci fosse la possibilità di tornare indietro, di azzerare tutto e ripartire. Vivi. Come se quella follia omicidia non fosse reale, ma virtuale. Come se Denni fosse convinto di trovarsi dentro a un videogioco insomma. Ecco perché il pubblico ministero Viviana Del Tedesco ha chiesto il sequestro di tutti i computer e le consolle di videogiochi presenti nella villetta di via Bizzis 4. Alcuni amici del giovane, che di recente aveva manifestato ai parenti una forma di disagio esistenziale, hanno raccontato ai carabinieri che Denni ci giocava spesso. Lo avrebbe fatto anche prima di uccidere. E allora la Del Tedesco vuole capire se è possibile che i videogiochi abbiano influenzato una mente già confusa spingendo Denni a uccidere. Perché quando Denni ha preso a pugni il padre per poi strangolarlo e colpirlo con una decina di fendenti, il giovane era convinto di avere davanti a sè un diavolo con la faccia di Saddam Hussein. Oggi in Procura è in programma un vertice con i carabinieri per valutare l’esito degli esami sui computer sequestrati.
Nel frattempo Denni Fresco resta piantonato nel reparto di psichiatria del Santa Maria della Misericordia di Udine. Tocca al Ministero infatti individuare l’ospedale psichiatrico-giudiziario dove trasferire il 23enne. Ieri l’avvocato difensore Roberto Mete ha sentito la sorella che nei prossimi giorni, insieme alla madre, che è ancora sotto choc per l’accaduto, cercherà di incontrare Denni. L’avvocato chiederà di effetture un’unica perizia psichiatrica con lo strumento dell’incidente probatorio o dell’accertamento tecnico per fissare con chiarezza lo stato di salute mentale del giovane.
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