Gradisca ricorda il bombardamento del febbraio 1945
Gradisca. È una fredda notte fra il 10 e l’11 febbraio 1945 quando un rombo d’aereo e un tremendo fragore squarciano il silenzio della Fortezza: quattro bombe di circa tre quintali l’una sono sganciate contemporaneamente sul centro cittadino. Una demolisce un’abitazione all’angolo fra le vie della Campagnola e Battisti, un’altra in via Dante Alighieri asporta la facciata della casa Movia, la terza scoppia ai piedi del castello e apre una voragine nelle antiche mura. L’ultima esplode al Mercaduzzo e non causa danni. Per i testimoni, un miracolo: nessun morto, solo una decina di feriti.
Ricorre oggi il 74° anniversario del bombardamento di Gradisca da parte delle forze alleate, fortemente legato anche alla devozione alla Madonna della Porta Nuova. Secondo la credenza popolare, la scheggia di una bomba colpì il cristallo posto a protezione dell’icona, ma non osò scalfire l’immagine della Vergine andando a conficcarsi nel cuore del Bambin Gesù. Quella scheggia è tuttora conservata.
Le origini della Madonna della Porta, già “Madonna della Guardia”, risalgono alla Serenissima Repubblica veneziana. L’immagine originaria, andata distrutta, venne sostituita con un’icona raffigurante la Vergine di Monte Santo, che sopravvisse sino al 1917, perduta nell’incendio seguito alla disfatta di Caporetto.
Ci vollero 20 anni affinché un’altra effigie della Madonna – opera di Mercedes Andrich Mosetti, modificata dal lucinichese Leopoldo Perco – tornasse a occupare quello spazio, acquistato nel frattempo dallo scultore Giovanni Battista Novelli che realizzò l’attuale cappellina. La famiglia Novelli da allora cura quel luogo di culto. –
L. M.
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