Giorno della Memoria, a Udine 8 Medaglie d’onore. Paola Del Din: “Ai giovani serve più educazione”
In Prefettura si è svolta la cerimonia di consegna dei riconoscimenti ai familiari degli internati e deportati nei lager

"I giovani hanno molte possibilità ma, ogni tanto, penso i genitori manchino nell'educazione". Con parole semplici e dirette Paola Del Din, figura storica della Resistenza italiana, Medaglia d'Oro al Valor Militare e prima donna paracadutista a svolgere una missione di guerra, è intervenuta in occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria a Udine.
Del Din - presente alla cerimonia in Prefettura, per la consegna di otto Medaglie d'Onore alla memoria di cittadini italiani, militari internati e deportati nei lager nazisti dopo l'8 settembre 1943 - ha ricordato come il dovere della memoria passi appunto attraverso l'educazione delle nuove generazioni, richiamando il valore della testimonianza contro ogni forma di retorica.

La Medaglia d'Oro ha sottolineato l'importanza di trasmettere ciò che la guerra produce sulle persone e sulle comunità, non come racconto distante ma come esperienza umana viva. "La sua presenza - ha evidenziato il prefetto, Domenico Lione - rappresenta un momento di forte intensità civile e morale, in un contesto in cui i testimoni diretti di quegli anni sono ormai sempre più rari".
Le onorificenze consegnate in Prefettura - previste dalla legge 296 del 2006, riconoscono il sacrificio di chi rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò - sono state conferite ai familiari degli internati Aquilio Antonelli, Francesco Colugnati, Ermenegildo Comuzzi, Giuseppe Gollino, Silvio Marcon, Carlo Montemiglio, Guido Paravano e Andrea Zagar, deportati tra il 1943 e il 1945 in campi di prigionia e concentramento in Germania e nei territori del Reich. Alla cerimonia erano presenti il questore Pasquale Antonio de Lorenzo, l'assessore regionale Barbara Zilli e i rappresentanti dei Comuni di residenza degli insigniti.

Il prefetto Lione ha parlato di "un tributo doveroso ai familiari di uomini che si trovarono davanti a una scelta drammatica: collaborare o affrontare la deportazione. Circa 650 mila militari italiani - ha ricordato - scelsero i campi di internamento, dove furono impiegati in condizioni disumane. Ricordare oggi serve a uscire dalla retorica e a chiederci, guardando ai conflitti attuali, se quella lezione l'abbiamo davvero imparata".
Zilli ha sottolineato il ruolo centrale dei giovani "sono attenti, si documentano, studiano e sviluppano una coscienza critica anche su pagine della storia più recente spesso poco affrontate nei percorsi scolastici".
Il vicesindaco di Udine, Alessandro Venanzi, ha definito il 27 gennaio "una giornata di responsabilità civile. In una società che mostra scricchiolii profondi dal punto di vista valoriale - ha affermato - dove oltreoceano si verificano atti di violenza legittimata come strumento di coercizione, è necessario rilanciare i valori fondanti per il futuro".
Alla cerimonia è intervenuto anche l'arcivescovo di Udine, mons.Riccardo Lamba, che ha ricordato la propria formazione negli anni del liceo, segnata dal racconto diretto di chi aveva vissuto la violenza del fascismo e della guerra. Così ha richiamato il valore della memoria come "passaggio di testimone vivo". Non "uno sfogliare album di fotografie - ha detto - ma una staffetta che continua nel tempo, come accade anche nella fede".
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








