Frisanco dopo il terremoto premiata dalla politica del recupero

FRISANCO. Oggi Frisanco è un borgo storico, quarant’anni fa era un insieme di case distrutte. Il sindaco di allora, Giuseppe Roman Pognuz, adottò la filosofia della conservazione per mantenere le caratteristiche del luogo.
«Quella sera - racconta - avevamo una riunione con la popolazione in un’aula della scuola elementare. Dovevamo decidere come bonificare un’area cimiteriale dismessa. Volevamo trasformarla in un luogo di aggregazione, una sorta di parco giochi per bambini». La discussione era animata perché, come spesso accade in questi frangenti, non tutti la pensavano allo stesso modo.
«La discussione era accesa - continua l’ex sindaco -, a un certo punto si spense la luce. “Sarà un corto circuito” disse un consigliere, ma non fece in tempo ad arrivare al contatore che successe il finimondo. La gente era accalcata sulla porta e nessuno riusciva a uscire. Eravamo terrorizzati».
La scossa finì e i partecipanti all’assemblea si trovarono di fronte a un paese distrutto. «Fortunatamente la scuola era stata costruita pochi anni prima», continua Roman Pognuz spostando l’attenzione al 15 settembre quando vide «la strada ondeggiare come il mare». All’epoca furono rilevate circa 600 abitazioni da ristrutturare.
A differenza di altri comuni, a Frisanco le tende arrivarono in tempi brevi. «Avevamo la fortuna di avere la caserma dei militari a Maniago e lì misero subito a disposizione tendi capienti. Le dislocammo nei centri più lontani».
La zona più colpita era Poffabro, uno dei posti più singolari del Friuli. «Diversamente da altri comuni, adottammo la politica della conservazione. Anche se risultò più costosa oggi, con il senno di poi, possiamo affermare che ne valse la pena», sottolinea l’ex sindaco ammettendo che allora «alcuni tecnici anche regionali avevano fatto un ragionamento di carattere economico: volevano scegliere un altro sito, demolire l’esistente e rifare il paese ex novo. Quello era un modo di snaturare la realtà e cancellare la storia».
Anche a Frisanco non mancarono gli aiuti degli americani favoriti dalla presenza oltre oceano di numerosi emigranti. «Con quei fondi - continua Roman Pognuz -, realizzammo una casa albergo e il poliambulatorio vicino al municipio».
Il problema più grosso da risolvere fu «convincere gli anziani a uscire di casa. Un’ottantenne abitava in un’abitazione che stava in piedi per miracolo con la croce di Sant’Andrea sulle pareti, entrai con i tecnici per il sopralluogo: “Non ha paura a stare qui?” le chiesi e lei replicò dicendo “la mia casa non mi cade certo sulla testa”».
Il sindaco si prodigò per individuare le aree dove installare i prefabbricati in legno acquistati dal commissario Giuseppe Zamberletti in Jugoslavia, il più possibile vicine alle case. Cercavamo di evitare che la gente si sentisse sradicata».
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