Estorsioni mafiose in Croazia: il pm chiede 9 anni per Gaiatto

Al processo dinanzi al gup di Trieste per le missioni estorsive di stampo mafioso in Croazia per recuperare i milioni dell’ex trader portogruarese Fabio Gaiatto il pm Massimo De Bortoli ha chiesto condanne per più di 47 anni. Nove anni per Gaiatto, difeso dall’avvocato Guido Galletti. Dieci anni per Gennaro Celentano, 35 anni, di Sant’Antimo, in provincia di Napoli. Otto anni e quattro mesi per Domenico Esposito, detto Mimmo, 46 anni, anche lui di Sant’Antimo e per Walter Borriello, 43 anni, residente in Olanda e domiciliato a Torre Del Greco. Cinque anni per Mario Curtiello, 37 anni, di Sant’Antimo, altrettanti per l’ex pugile e attore Ovidiu Bali, 45 anni, romeno residente a Roma.
Per Giovanni Cozzolino, 41 anni, originario di Torre del Greco e residente a Concordia Sagittaria, il pm ha chiesto l’assoluzione dall’accusa di estorsione mafiosa e la condanna invece a un anno e otto mesi di reclusione per il furto di una bicicletta da uomo nei pressi dell’ufficio postale di Portogruaro il 14 dicembre 2018. Per Luciano Cardone, 39 anni, nativo di Torre del Greco e residente a Soliera, il pm ha chiesto l’assoluzione.
Solo Francesco Paolo Salvatore Iozzino, 57 anni, nato a Legnano e residente a Resana, ha scelto di affrontare il dibattimento. La direzione distrettuale antimafia di Trieste ha ipotizzato che nel febbraio 2018 in una riunione a Pola i sedicenti casalesi abbiano costretto con modalità intimidatorie gli ex consulenti o collaboratori di Gaiatto a rinunciare a crediti o a effettuare il passaggio di proprietà di beni immobili. Celentano si è qualificato come il capo dei campani e un esponente del clan dei casalesi. Bali impersonava il guardaspalle, Esposito e Curtiello facevano i figuranti. A Iozzino, Celentano e Esposito è contestato un secondo episodio estorsivo il 26 marzo e a Iozzino, Celentano e Borriello una tentata estorsione fra fine gennaio e i primi di febbraio.
L’avvocato Galletti, nella sua arringa di un’ora e mezza, ha chiesto invece per Gaiatto l’assoluzione, sottolineando che come si evince dagli stessi atti della Questura di Venezia e del Gico della Guardia di finanza di Trieste, nonché dagli interrogatori dei coimputati Iozzino, Celentano e Borriello a Trieste (che sono imputati nel processo veneziano in cui Gaiatto si è costituito parte civile) fra il luglio 2017 e l’agosto 2018 il trader fu «sottoposto a continue pressioni da parte di Iozzino e Luciano Donadio» e come questi ultimi abbiano trovato una comunione di intenti per prosciugare i suoi averi. Secondo la difesa Gaiatto ha partecipato alla riunione a Pola perché in preda a una costrizione psicologica e per stato di necessità. Nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Venezia, infatti, è emerso che Gaiatto è stato vittima di estorsioni di stampo mafioso e minacce di morte da parte dei casalesi. —
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