Emergenza profughi, associazioni contro il governo: «Nel sottopasso a causa vostra»

UDINE. È un affondo che va dritto al cuore delle istituzioni la lettera aperta che 34 associazioni hanno sottoscritto per ribattere alle affermazioni del prefetto Vittorio Zappalorto e dell’assessore regionale Gianni Torrenti. Il documento, in calce al quale si stanno raccogliendo le firme di tanti cittadini, fra i quali quella di Pierluigi Di Piazza, parte dalle condizioni del sottopasso ferroviario. Il rifugio dei profughi diventato l’icona di quella che definiscono un’emergenza ormai permanente cui fa riscontro l’inerzia delle istituzioni.
«Quello che chiediamo allo Stato italiano e alle sue istituzioni locali è il rispetto degli impegni internazionali presi – scrivono i firmatari della lettera aperta. Se fossero rispettati – aggiungono – i richiedenti non sarebbero costretti a stare nel sottopasso, i volontari non dovrebbero accollarsi la loro assistenza, il sottopasso non dovrebbe essere chiuso e non ci sarebbe nessun incomodo per la collettività» si legge nel documento firmato da Arci Udine e Pordenone, Cir Onlus Gorizia, Oikos Udine, Ospiti in arrivo, Associazione immigrati di Pordenone, Tenda per la pace e i diritti di Monfalcone, Rete diritti d cittadinanza Fvg, Rete radia resch, Insieme con voi, L’arca della Pace, Time for Africa, Dalla Parte dei Bambini, Gruppo volontari parrocchiale Roraigrande, Rete solidale, Anteas, Associazione Amici di Totò, Comunità Nuove, Cooperativa Itaca, Legacoopsociali, Centro Balducci, Accri, 0432 Associazione culturale, Comitato pace convivenza e solidarietà Danilo Dolci di Trieste, Amici dell’Hospitale di San Tomaso, Refugees Welcome, Asgi, Aracon e Forum del Terzo settore.
«Certamente il sottopasso di una stazione non può rappresentare un luogo di prima accoglienza per i richiedenti asilo. Non è civile, nè legale – tuonano –. Eppure, da mesi, quel sottopasso rappresenta l’unica forma di rifugio e di protezione che i richiedenti asilo incontrano al loro arrivo a Udine: una protezione ben distante da quella che la legge vorrebbe riconosciuta loro, ma pur sempre un riparo».
Nel documento, le associazioni definiscono l’accoglienza un diritto fondamentale dei richiedenti asilo e un preciso obbligo giuridico dello Stato imposto dalla normativa europea all’Italia che, si specifica «ha il dovere di garantire ai destinatari l’accesso alle condizioni materiali di accoglienza nel momento stesso in cui arrivano e manifestano l’intenzione di richiedere la protezione internazionali.
Nei centri di accoglienza, si sottolinea, «dove dovrebbero essere accolti tutti i richiedenti asilo al loro arrivo, devono essere garantite loro sicurezza, protezione e condizioni di vita rispettose della sfera privata, delle differenze di genere e di età, della tutela della salute e dell’unità familiare, in conformità anche ai principi della nostra Costituzione. È imprescindibile e non sacrificabile o procrastinabile, pertanto, garantire loro un’accoglienza degna e un trattamento umano come preciso dovere giuridico nazionale e internazionale».
«Le istituzioni – concludono – dovrebbero prendere spunto dal coraggio dei volontari e non nascondersi dietro un’emergenza che, di fatto, non è più tale ormai da qualche anno e mina alle fondamenta il riconoscimento dei diritti fondamentali oggi ai migranti, domani chissà».
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