Austria e Fvg ai ferri corti sui profughi, dopo la stretta migliaia di arrivi

Quasi 2 mila persone rintracciate a Tarvisio da inizio anno. Solo un quarto respinto in Carinzia. Raffica di controlli a Udine
epa04991030 Refugees at the Slovenian-Austrian border in Spielfeld, Austria, 23 October 2015. Thousands of refugees kept streaming into Slovenia 22 October 2015, straining the small country's resources and its patience with other EU nations that have been passing on migrants who want to reach Western Europe. Slovenia has become the latest country to come under pressure from Europe's migration crisis. More than 680,000 migrants and refugees have arrived on the continent by sea this year, the biggest population movement it has experienced since World War II. EPA/AKOS TERBA HUNGARY OUT
epa04991030 Refugees at the Slovenian-Austrian border in Spielfeld, Austria, 23 October 2015. Thousands of refugees kept streaming into Slovenia 22 October 2015, straining the small country's resources and its patience with other EU nations that have been passing on migrants who want to reach Western Europe. Slovenia has become the latest country to come under pressure from Europe's migration crisis. More than 680,000 migrants and refugees have arrived on the continent by sea this year, the biggest population movement it has experienced since World War II. EPA/AKOS TERBA HUNGARY OUT

UDINE. Il clima che si respira tra Italia e Austria è pesante, teso e rischia di inasprirsi ulteriormente se a Vienna – dove il 24 aprile si vota per le presidenziali – non cambieranno idea, ma proseguiranno sulla strada tracciata da tempo.

Una strada che prevede per fine maggio la messa in funzione del muro anti-migranti al Brennero e l’obiettivo delle 50 mila espulsioni di profughi entro il 2019, come ha sottolineato il ministro degli Esteri – uscente – Johanna Mikl-Leitner. Una decisione che irrita il nostro Paese soprattutto perché – come riferiamo a parte – l’Austria, sostanzialmente, gioca con i numeri.

Profughi, tensione tra Fvg e Austria sulla gestione

Parla di rischi di invasioni di massa, ma la realtà, confermata dalle parole del ministro dell’Interno Angelino Alfano, dice che sta accadendo esattamente il contrario di quanto denunciato da Vienna: i profughi non attraversano in gran numero il confine per entrare in Tirolo, ma compiono il tragitto opposto dalla Carinzia. Da inizio anno, infatti, sono state quasi 2 mila le persone rintracciate nel Tarvisiano ed è evidente, quindi, il fastidio italiano, sommato alla preoccupazione delle istituzioni regionali per l’atteggiamento austriaco e per le possibili ripercussioni politiche, sociali ed economiche.

I numeri

Il dispositivo di sicurezza organizzato da Viminale e Questura di Udine al confine di Tarvisio sta funzionando e sono proprio le cifre relative all’attività degli uomini delle forze dell’ordine e dei militari dell’operazione “Strade Sicure” a spiegare, meglio di ogni altra parola, come i flussi siano diretti verso l’Italia e non in Austria. Da inizio anno sono stati rintracciati 1.744 profughi.

I timori del sindaco Carlantoni: «Non possiamo accogliere tutti»

Tanti e in deciso aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno anche se in parallelo sono aumentati pure i respingimenti. Nello stesso periodo considerato, infatti, poco meno di 450 profughi sono stati rimandati in Austria perché il personale delle forze dell’ordine ha potuto dimostrare che provenivano dal territorio di Vienna o avevano già presentato richiesta di asilo in un altro Paese dell’Unione europea che, quindi, deve farsi carico della valutazione e dell’accoglienza come impone il regolamento di Dublino.

E se i numeri, in questo caso, sono pesanti, diventano irrisori se consideriamo la vicenda da un punto di vista austriaco visto come, sempre nei primi tre mesi e mezzo del 2016, la polizia carinziana abbia rimandato in Fvg, per gli stessi motivi dei rimpatri italiani, appena 14 persone.

Migranti, Bono: serve un nuovo piano Marshall

Controlli serrati

Il monitoraggio della frontiera, però, non è l’unico strumento utilizzato dalla forze dell’ordine friulane per gestire il flusso dei profughi. Considerato come chi viene rintracciato nel Tarvisiano poi arrivi a Udine per formalizzare la richiesta di asilo, la polizia di Stato ha aumentato anche i controlli anche nel capoluogo friulano.

Alfano: sono loro a mandarli in Italia. Rabbia di Gentiloni
Italian Interior minister Angelino Alfano (L) and Italian Foreign Minister Paolo Gentiloni during the urgent information of the Italian government on the attacks in Paris at Italian Chamber of Deputies in Rome, Italy, November 16 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

E sono oltre 800, nei primi giorni di aprile, le persone identificate nell’ambito di un servizio intensificato di controllo del territorio cittadino disposto dal questore Claudio Cracovia, in particolare nella zona della stazione, finalizzato a monitorare la presenza di stranieri ed evitare che alcuni migranti sfuggano ai controlli di identificazione. Undici gli stranieri, tutti maggiorenni, per lo più afghani e pakistani, privi di documenti che sono stati accompagnati in Questura e fotosegnalati.

Nel corso di uno di questi controlli, ieri è stato identificato un giovane eritreo, 20 anni, che sosteneva di essere privo di documenti ma che in realtà era già stato identificato ed è stato quindi denunciato per rifiuto a fornire le generalità. «Visti i flussi migratori e lo scenario in cui ci troviamo – ha spiegato Cracovia – abbiamo aumentato i controlli anche per finalità di sicurezza affinché tutti siano identificati e fotosegnalati.

In Questura, inoltre, abbiamo creato una nuova agenda in modo che all’ingresso in Italia gli stranieri possano ottenere la dichiarazione di indigenza e l’invito a recarsi negli uffici per formalizzare la richiesta di protezione internazionale. Il muro al Brennero? Seguiamo l’evolversi della situazione con la dovuta attenzione e procederemo a seconda delle esigenze».

Migranti, scontri a Idomeni: la polizia macedone spara lacrimogeni, diversi feriti

Danno economico

Politica e sociale da una parte, ma la chiusura del Brennero rischia concretamente di trasformarsi anche in un danno economico – e rilevante – per l’economia italiana. Dopo l’allarme lanciato da Conftrasporto e Confcommercio, ieri è arrivato quello di Coldiretti secondo cui la decisione dell’Austria colpisce almeno 10 miliardi di esportazioni agroalimentari Made in Italy che ogni anno attraversano il valico del Brennero, principale porta di accesso al mercato nord europeo.

La Germania – ha sottolineato l’associazione – è il principale acquirente dei prodotti agroalimentari italiani per un valore di 6,5 miliardi di euro nel 2015, ma buoni clienti sono anche la stessa Austria per 1,3 miliardi e i Paesi del nord Europa come la Polonia con 690 milioni, la Svezia (613 milioni) e la Danimarca (531 milioni).

Le esportazioni riguardano soprattutto prodotti ortofrutticoli freschi che sono deperibili e rischiano di essere maggiormente danneggiati dai ritardi con l’arrivo dell’estate, ma a essere colpiti – precisa Coldiretti – sono anche formaggi, salumi e vini. Il timore, quindi, è che il caos nei trasporti possa far salire i tempi e i costi della logistica, ma anche che ad avvantaggiarsene siano Paesi concorrenti europei come Francia e Spagna. Un rischio dopo che è stato raggiunto il record storico nelle esportazioni agroalimentari italiane che – conclude l’associazione – hanno raggiunto i 36,9 miliardi nel 2015.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:immigrazione

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto