Da Gemona la proposta: «Chiediamo a Mattarella i soldi per ricostruire San Giovanni»

GEMONA. Dal presidente della Repubblica per ricostruire l’antica chiesa di San Giovanni come futuro auditorium della cittadina in cui ricollocare i lacunari del Pomponio Amalteo dove già si trovavano un tempo.
Il problema ancora irrisolto della grande opera rinascimentale è stato uno degli argomenti affrontati al convegno “I beni culturali di Gemona, un’opportunità” organizzato ieri a palazzo Boton dal gruppo consiliare Scelgo Gemona, cui hanno partecipato anche l’assessore Fvg alla cultura Gianni Torrenti e il consigliere regionale Vincenzo Martines.
I lacunari saranno prossimamente visibili al pubblico a villa Manin per la prima volta a 40 anni dal 1976 e già l’amministrazione comunale aveva espresso l’auspicio che quando torneranno a Gemona non finiscano di nuovo in un caveau ma possano invece essere esposti al pubblico.
La destinazione pensata è quella della chiesa di Santa Maria di Fossale, nella speranza che la struttura utilizzata a villa Manin possa essere messa a disposizione di Gemona con quell’obiettivo, eppure ieri durante il dibattito sono emerse molte riflessioni.
Innanzi tutto, è stata proprio l’assessore comunale alla cultura Marina Londero a ribadire l’auspicio all’assessore Torrenti: «Chiediamo alla Regione – ha detto – un aiuto per fare in modo che quei lacunari non finiscano di nuovo chiusi a chiave. Abbiamo presentato dei progetti per un’eventuale destinazione di quell’opera, visto che per ricostruire il San Giovanni ci vogliono oltre 3 milioni di euro. Ora attendiamo le risposte».
Se quello è il percorso pensato dalla maggioranza in Comune, da parte sua il centrosinistra gemonese continua a percorrere la strada della ricostruzione della chiesa per l’esatta ricollocazione dell’Amalteo: «C’è anche bisogno di un auditorium – ha detto il capogruppo Scelgo Gemona Gian Paolo Della Marina – perché lo stesso San Michele è troppo piccolo, non è adeguato, è privo di servizi».
«L’Amalteo – ha detto lo storico Mauro Vale – non può restare un fantasma e insieme a lui va salvato l’edificio che lo ospitava». C’è chi come Angelo Battel, referente culturale del Comune di San Vito al Tagliamento, ha proposto la ricerca di contributi statali: «Si presenti una petizione popolare al presidente della Repubblica – ha detto – per la ricerca di un contributo straordinario che permetta di ricostruire quell’edificio».
L’assessore Torrenti si è detto disponibile ad avviare un percorso, ma è stato esplicito: «Accolgo il messaggio – ha detto – ma ci tengo a precisare che la Regione aveva a suo tempo già stanziato dei soldi per quell’opera: se chiederemo un aiuto allo Stato, e lo potremo a fare, è bene ricordare questo perché poi lo Stato non chieda come mai la Regione non ha fatto niente, perché non è così. La struttura utilizzata a villa Manin non può essere portata qui».
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