Coronavirus, l'appello dei medici: non affollate ambulatori e ospedali, chiamateci da casa

UDINE. Gli ambulatori dei medici di base restano aperti. Ma i pazienti con febbre superiore a 37,5, tosse, raffreddore e difficoltà respiratorie devono contattare il 112 o il medico di base e la valutazione verrà fatta al telefono. «In presenza di sintomi influenzali, nel dubbio che si possa trattare di possibile contagio da coronavirus, è meglio non affollare gli ambulatori e i pronto soccorsi».
Questa la raccomandazione del presidente e del segretario generale dell’Ordine dei medici di Udine, Maurizio Rocco e Mario Dalla Porta, per tentare di evitare che il contagio dal Veneto si propaghi anche in Friuli Venezia Giulia.
Trattandosi di misure precauzionali dettate dall’ordinanza ministeriale adottata dalla Regione, l’Ordine dei medici auspica che i cittadini seguano le indicazioni elencate negli appositi cartelli affissi da ieri negli ambulatori.
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Paziente con sintomi. Chiunque manifesti febbre pari o superiore a 37,5, mal di gola, tosse e difficoltà respiratorie deve contattare il 112 o, telefonicamente, il proprio medico di base che effettuerà il triage. «La discriminante – hanno ripetuto Rocco e Da Porto – sarà se la persona, nelle ultime settimane, ha frequentato la zona rossa o i paesi a rischio identificati dall’Organizzazione mondiale della sanità».
Se effettivamente il paziente arriva da quei luoghi, il medico contatta il 112 che provvederà a inviare l’equipe a domicilio per sottoporre il paziente al test. Al contrario, se il paziente non si è recato nelle zone rosse e nei paesi a rischio e ha evitato i contatti con persone provenienti da quei luoghi viene trattato come sempre.
Negli ambulatori. Anche se i medici raccomandano ai pazienti sintomatici di stare in casa e di non recarsi negli ambulatori, può capire che qualcuno si presenti comunque nelle sale d’aspetto. Ecco perché Da Porto raccomanda agli iscritti di esporre un cartello che invita le persone con tosse, febbre, mal di gola e problemi respiratori a sottoporsi per primi alla visita medica.
Se gli stessi pazienti saranno classificati come potenziali affetti da coronavirus verranno isolati. «Il medico – ha detto Da Porto – consegnerà loro le mascherine e le tute e in attesa dell’ambulanza li sistemerà in un’altra stanza. In quel caso però il medico dovrà annotare i nominativi delle persone presenti in sala d’attesa e inviarli al Dipartimento di prevenzione per consentire ai sanitari di sottoporle ai test».
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I kit anti contagio. Al momento i tamponi e le protezioni individuali non sono sufficienti per affrontare l’emergenza sanitaria da coronavirus. «La Regione – hanno ripetuto Rocco e Da Porto – ci ha assicurato che effettuerà gli acquisti, lo stato di emergenza è stato dichiarato anche per velocizzare le procedure. In alcuni presidi medici la distribuzione è in corso». Rocco e Da Porto hanno fatto chiarezza anche sull’uso delle mascherine che servono solo a limitare il contagio e, quindi, devono essere indossate solo da chi opera con soggetti a rischio. In ogni caso vanno utilizzate quelle senza valvola. I medici valutano positivamente le misure adottate in Friuli Venezia Giulia, ritengono sufficienti gli 80 posti disponibili nelle Terapie intensive ricordando che una parte deve continuare a supportare i trapianti e le urgenze.
Allo stesso modo ritengono sufficienti le due strutture individuate a Muggia e a Tricesimo per garantire la quarantena nel caso di contagio conclamato anche in Friuli Venezia Giulia.
L’igiene. La pulizia delle mani e delle superfici è fondamentale per ridurre il propagarsi del virus che può vivere fino a nove giorni. Non serve usare prodotti speciali, le mani si possono lavare tranquillamente con il sapone. I medici lo raccomandano per evitare che la gente faccia scorta di prodotti disinfettanti. Al momento, tra le persone contagiate, non risultano bambini sotto i nove anni e persone immunodepresse perché, ha spiegato Rocco, «in questi soggetti non c’è la reazione da parte del sistema immunitario».
Le raccomandazioni. Considerato che nella nostra regione non sono ancora stati riscontrati focolai da coronavirus – al momento tutte le persone poste in quarantena risultano negative ai test –, il presidente dell’Ordine dei medici ribadisce: «Grandi ansie non le dobbiamo avere, le persone vanno rassicurate e sensibilizzate a rispettare in maniera attenta i consigli e le ordinanze, devono restare in casa e ridurre al minimo le presenze nei luoghi affollati».
E se davanti allo sportello di un ufficio pubblico troviamo la gente in coda è preferibile tornare più tardi. Tutte queste informazioni saranno fornite anche dai medici di base che continuano a «rivestire un ruolo imprescindibile nella gestione dell’emergenza: sono investiti – hanno ripetuto Rocco e Da Porto – da una forte responsabilità visto che devono farsi carico di trattare pure le altre patologie».
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