Buja, la polizia trova droga nella stazione carabinieri

UDINE. Dopo la perquisizione della settimana scorsa alla caserma di Tolmezzo, giovedì è toccato alla stazione dei carabinieri di Buja essere passata al setaccio dagli agenti della Squadra mobile di Udine, nell’ambito dell’inchiesta della Procura del capoluogo carnico, che vede il luogotenente Demetrio Condello e il brigadiere Silvio Gianblanco - il primo agli arresti domiciliari, il secondo soltanto indagato - accusati delle ipotesi di reato di concussione e detenzione di droga ai fini di spaccio.
È lì, in una stanza della caserma di Buja, infatti, che i militari del Norm di Tolmezzo, del quale Condello era capo, si recano per svolgere le proprie attività d’indagine, in occasione di operazioni che interessano la porzione a sud del territorio di competenza. Compreso, dunque, il comprensorio di Osoppo, ossia l’area nella quale, fino a due anni fa, si teneva il Rototom Sunsplash. Ed è lì che gli uomini della Questura, guidati dal dirigente Massimiliano Ortolan, hanno trovato un certo quantitativo - si parla di volumi comunque modesti - di cocaina, che gli inquirenti ritengono risalente a un’attività svolta dal Nucleo operativo tra il 2007 e il 2008. Un rinvenimento anomalo, secondo gli investigatori, visto che la sostanza stupefacente è un tipo di reperto che, di norma, va custodito in altro luogo (l’ufficio “corpi di reato” del tribunale), in attesa di essere inviato ai laboratori, per l’analisi del principio attivo.
Informati sull’esito della perquisizione, il procuratore capo di Tolmezzo, Giancarlo Buonocore, e il suo sostituto, Luca Olivotto, titolari del fascicolo, hanno rinviato qualsiasi conclusione alla ricostruzione che, di quell’operazione, sarà possibile effettuare anche alla luce delle verifiche documentali avviate dalla stessa Mobile sul carteggio ad esso relativo. L’obiettivo è verificare la gestione di tutti i sequestri di droga eseguiti dal sottufficiale e dal suo brigadiere, entrambi impegnati, in particolare, proprio nel contrasto al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Se, da un lato, il ritrovamento di un certo quantitativo di cocaina può essere imputato a un’incuria nelle modalità di custodia del reperto, dall’altro potrebbe anche rappresentare un elemento di prova rispetto alle accuse ipotizzate dalla magistratura inquirente.
La tesi al vaglio della Procura è che Condello e Gianblanco, d’accordo con uno o più “pusher” locali, abbiano abusato della propria posizione, per entrare in possesso di una parte dei proventi della vendita della sostanza stupefacente. Ed era stato proprio grazie a un incontro organizzato con uno spacciatore e loro presunto informatore che, il 2 agosto, la polizia era riuscita a incastrare l’ex capo del Norm. Condello, che qualche giorno prima gli aveva ceduto circa 40 grammi di cocaina e oltre 7 etti di hascisc, si era presentato all’appuntamento per ottenere il corrispettivo in denaro. Nell’interrogatorio di garanzia di mercoledì scorso davanti al Gip di Pordenone, Piera Binotto, il luogotenente - che è ristretto nella Destra Tagliamento, a casa di una parente, e nei confronti del quale in questi giorni è scattata la sospensione dal servizio da parte del Comando Regione dei Cc - aveva ribadito quanto già ammesso il giorno dell’arresto, confermando la propria responsabilità, spiegando di averlo fatto per problemi economici e negando l’esistenza di episodi precedenti.
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