Baraldo cambia vita: «Lascio politica e sport per fare il contadino»
Tarvisio: la svolta dopo una vita con incarichi dirigenziali. Ha acquistato un terreno dove si dedica all’agricoltura bio

TARVISIO. Quante volte, nell’immaginario popolare, è capitato di sentire l’invito ai politici ad «andare a zappare la terra»? Ebbene, c’è chi ha preso in parola questo “auspicio” e, abbandonati uffici e tavoli del potere, si è dedicato alla coltivazione dei campi. Lui è Luciano Baraldo, 70 anni, tarvisiano d’adozione, una vita spesa nello sport come insegnante e preparatore atletico e tante energie profuse nell’agone politico. Di estrazione democristiana, nel 1980 ha fatto il suo ingresso in consiglio comunale a Tarvisio, diventando assessore a Sport e Istruzione e negli anni ’90 ha ricoperto anche il ruolo di vicesindaco. Poi è stato presidente dell’Usl 4, con un ruolo attivo nella ricostruzione dell’ospedale di Gemona, e dal 2008 al 2015 ha assunto l’incarico di commissario straordinario della Regione per il recupero del comprensorio minerario di Cave del Predil. Un’attività seguita con passione ma che, da un anno e mezzo, ha lasciato il posto alla vita all’aria aperta. Già, perché il 28 gennaio 2016 Baraldo ha acquistato un fazzoletto di terra da 8.000 metri quadrati (6.000 dei quali ora coltivati) a Rutte Inferiore, piccolo angolo immerso nella natura della frazione tarvisiana di Camporosso. E là, un passo alla volta, ha messo in piedi la sua azienda agricola biologica. Chi pensa, però, che lui si sia improvvisato con la zappa in mano si sbaglia di grosso.
«Una volta in pensione, mi sono rituffato con entusiasmo in questa attività». Da bambino, e fino al termine degli studi universitari, ha dato una mano a papà Tullio nell’azienda di San Casciano dei Bagni, nella toscana Val d’Orcia. Prima ancora, nonno Fortunato era stato operaio agricolo nel Polesine, mentre il fratello di Luciano, Silvestro, fa l’agronomo di professione. Insomma, una famiglia “con le mani sporche di terra”. «Inizialmente – racconta ancora Baraldo – a Rutte volevo coltivare soltanto frutti di bosco, lamponi e mirtilli. Il terreno, però, non aveva l’acidità adatta e mi sono dovuto orientare sugli ortaggi». Nessuna esitazione: il punto di partenza è stata la patata rossa di Camporosso, cui è dedicata una porzione di 2.000 mq, poi ecco il granoturco «per far nascere – dice ancora Baraldo – la farina di mais assaggiata 40 anni fa, quando sono arrivato in valle. Quest’anno conto di ricavarne 500 chili». Vista la zona, l’agricoltore si è dedicato a ortaggi di montagna: oggi, in questa terra “alloggiano” radicchi di vario tipo, cappucci bianchi e rossi, cappucci verza, zucchine, cipollotti, tegoline, fagioli borlotti nani e zucche, anche varietà “trombetta”. Non manca uno spazio dedicato ai piccoli frutti come le fragole che poi, al pari degli amoli (prugne selvatiche di montagna), vengono trasformate in squisite confetture extra nel laboratorio di Luigi Faleschini, il “Gigi Verdura” pioniere del biologico in Valcanale. La rapina al suo ufficio cambi, nel 1996, gli ha lasciato in eredità una pallottola sopra il rene destro. «È un ricordo di quell’episodio spiacevole che porto ancora nel mio corpo, ma almeno – trova la forza di scherzare – è uno strumento che mi consente di capire quando cambia il tempo: me ne accorgo quando causa dolori. Il proiettile è diventato utile per la mia attività agricola!». Chi vuole acquistare i suoi prodotti deve recarsi in azienda «e qui – racconta Baraldo – i clienti raccolgono direttamente i prodotti sul campo. Per tanti è un’esperienza unica». Molti i proprietari di seconde case che si sono innamorati di queste delizie della terra e non mancano i turisti. «Qua non si può pensare di fare agricoltura per 12 mesi all’anno, ma io voglio scommettere sul biologico in montagna. È una sfida che sento di poter vincere», aggiunge. Nessun rimpianto, invece, per la vita politica. «Sono diventato un “Cincinnato 2.0”» scherza Baraldo, riferendosi al console e dittatore romano che, dopo una vita pubblica di prestigio, si era ritirato in campagna per vivere dei prodotti della terra.
E anche per Luciano, da semi e piantine sono arrivate energie nuove.
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