Alfano: sono loro a mandarli in Italia. Rabbia di Gentiloni

Il ministro dell’Interno ribalta le accuse transalpine. Dalla Farnesina: non accetteremo soluzioni unilaterali
Italian Interior minister Angelino Alfano (L) and Italian Foreign Minister Paolo Gentiloni during the urgent information of the Italian government on the attacks in Paris at Italian Chamber of Deputies in Rome, Italy, November 16 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Italian Interior minister Angelino Alfano (L) and Italian Foreign Minister Paolo Gentiloni during the urgent information of the Italian government on the attacks in Paris at Italian Chamber of Deputies in Rome, Italy, November 16 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

UDINE. L’Italia non ha intenzione di assistere passivamente alle strette austriache ed è pronta a reagire. Sia internamente – come spiegato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano – che a livello di relazioni internazionali come confermato dal capo della nostra diplomazia Paolo Gentiloni.

«Ho avuto una prima risposta dal commissario europeo dell’Immigrazione Dimitris Avramopoulos sul ruolo dell’Ue – ha detto ieri Alfano – e mi sembra che sia assolutamente sulla nostra linea. Noi stiamo chiedendo di verificare se il comportamento dell’Austria risponda o meno alle regole di Schengen e al codice comunitario. Ma in realtà pensiamo, e lo diciamo con grande tranquillità e senza nessuna presunzione, che ci sia il rischio che non risponda a una regola aurea, che è quella del buon senso in questo tipo di relazioni». Ma il vero “vulnus”, per il ministro dell’Interno italiano, è legato soprattutto al fatto che a Vienna non raccontino la realtà – quella vera – della situazione. «I numeri parlano chiaro – ha continuato –: noi abbiamo avuto più migranti che in questi primi mesi dell’anno sono entrati dall’Austria verso l’Italia piuttosto che viceversa, uscendo dal Paese per andare verso Tirolo o Carinzia. Quindi questa scelta di lanciare messaggi di separazione, col rischio di produrre un grande danno economico senza in compenso ottenere alcun beneficio, sia dal punto di vista della sicurezza che da quello della più efficace gestione dei migranti, mi sembra che rischi di violare la regola del buon senso. La linea della razionalità è quella di separare i profughi da una parte e gli irregolari dall’altra parte».

Chiara, in questo senso, anche la posizione di Gentiloni. «L’Austria è un Paese amico – ha dichiarato il ministro degli Esteri – con il quale mi auguro si possa continuare a collaborare, ma dal quale non possiamo accettare la logica di gesti unilaterali che comprometterebbero questa capacità di collaborazione». Parlando della decisione presa dal Governo di Vienna di cominciare la costruzione del muro al Brennero, poi, Gentiloni ha affermato che «non si deve scaricare sul vicino oneri e responsabilità» perché c’è la «necessità che sul tema migratorio ci sia un’agenda comune e condivisa a livello europeo». L’emergenza, ha concluso Gentiloni «sarà un problema che ci vedrà impegnati negli anni a venire, a questo problema non possono essere date risposte semplicistiche» e questo «lo dico anche in riferimento all’Austria».

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