I timori del sindaco Carlantoni: «Non possiamo accogliere tutti»

UDINE. Un flusso continuo di arrivi, così importante e numericamente rilevante, Renato Carlantoni nei primi tre mesi dell’anno probabilmente non se lo sarebbe mai aspettato. Ma la preoccupazione del sindaco di Tarvisio è legata più alle prospettive future che allo stato attuale. Perché se è vero che i profughi che vengono intercettati nelle operazioni di retrovalico poi si dirigono a Udine per formalizzare la dichiarazione di indigenza, è altrettanto vero che la stretta austriaca decisa al Brennero rischia, tra qualche mese, di trasformare il territorio comunale in una sorta di “imbuto” per i migranti che proveranno a raggiungere il nord Europa.
«Personalmente ritengo che il ripristino delle frontiere non sia affatto positivo, politicamente, nel percorso di un’Europa unita – ha detto Carlantoni –, ma è certo, tuttavia, che se, come pare, l’Austria ripristinerà i controlli solamente in entrata, gioco forza l’Italia dovrà fare la stessa cosa a parti invertite perché altrimenti rischieremmo di registrare ingressi illimitati e incontrollati e con tutta la buona volontà del mondo non possiamo accogliere tutti. I numeri, d’altronde, sono inequivocabili: quasi 2 mila ingressi dall’inizio dell’anno – via treno – rappresentano la dimostrazione che il problema al momento è esclusivamente nostro. E allo stesso tempo ritengo che dovremmo stringere un po’ di più le maglie sulle varie autorizzazioni che l’Italia rilascia alle persone che varcano i nostri confini, perché sono troppi i casi, ormai, di persone che approfittano del permesso di permanenza sul suolo italiano per far perdere le loro tracce o vengono ritrovati a distanza di mesi, quando non di anni».
Preoccupazioni, quelle di Carlantoni, che si sommano anche alle notizie che rimbalzano dall’Austria e che parlando dell’intenzione austriaca di realizzare due nuovi centri di identificazione – non di accoglienza – in Carinzia. Il primo all’altezza del Karawankentunnel che porta in Slovenia e il secondo sul territorio del Comune di Arnoldstein, a due passi dal confine di Coccau. E non per niente il sindaco di Tarvisio ha incontrato nei giorni scorsi il suo omologo della cittadina austriaca, Erich Kessler. «Il sottoscritto e Kessler – ha continuato Carlantoni – condividiamo non soltanto i timori per il futuro del territorio, ma anche la volontà di non volere alcun centro di accoglienza per profughi. Questo non significa non capire il dramma che stanno attraversando migliaia di persone, ma semplicemente prendere atto di come i nostri Comuni non sarebbero compatibili – da un punto di vista dei residenti – con la presenza di un gran numero di profughi. È chiaro, però, che sia Tarvisio che Arnoldstein sono disponibili ad accollarsi una fetta di migranti, proporzionalmente a quello che viene destinato agli altri Comuni». Quanto al controllo del territorio, poi, il sindaco di Tarvisio spiega che «Kessler mi ha confermato di aver avuto sul suo territorio alcuni tecnici del ministero dell’Interno per studiare sia infrastrutturalmente che da un punto di visita della viabilità il ripristino dei controlli al confine». Gli edifici interessati «dovrebbero essere l’ex dogana dalla parte austriaca della statale e l’autoporto lungo l’autostrada» anche se «in tutti e due i casi si parla di luoghi per accogliere le forze dell’ordine e di zone adatte alla prima identificazione, non alla permanenza dei profughi».
Molto, in ogni caso, dipenderà dall’esito delle presidenziali austriache. Qualora dovesse vincere, infatti, un fautore della linea dura è probabile non soltanto il via libera alla realizzazione dei due nuovi centri di identificazione, ma anche un cambio – drastico – delle politiche di accoglienza. Il Governo federale, nel dettaglio, continua a valutare il restringimento ulteriore dei cordoni dell’asilo. L’idea sul tavolo dell’esecutivo, nel dettaglio, è quella di modificare la legge in vigore per imprimere al personale che verrà dirottato nei due nuovi centri di identificazione carinziani, un ordine preciso: consentire l’accesso sul territorio nazionale – dirottandoli verso i centri di accoglienza già esistenti da mesi nel territorio del Land – soltanto a quei rifugiati che dimostreranno di avere già almeno un parente residente in Austria. Coloro i quali, invece, non saranno in grado di provare la presenza di un familiare saranno respinti alla frontiera e rimandati in Italia o in Slovenia.
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