Ancora cassa integrazione alla Zml: il reparto ghisa è fermo due settimane

L’azienda lo ha comunicato ai sindacati: per la divisione alluminio necessarie alcune giornate di stop. Tra le cause della frenata ci sono il calo produttivo, i costi energetici e la sanzione dell’Antitrust

Giulia Sacchi
Il reparto ghisa della Zml di Maniago
Il reparto ghisa della Zml di Maniago

La produzione 2025 ha chiuso in negativo alla Zml di Maniago, colosso della metalmeccanica del Gruppo Cividale con 411 dipendenti: a soffrire maggiormente è il reparto ghisa, che segna un meno 18,5% in termini di tonnellate prodotte rispetto al budget e in cui sono previste due settimane di chiusura coperte da cassa integrazione, una a inizio febbraio e l’altra a inizio marzo. Anche gli altri reparti, seppur in maniera minore, fanno registrare dati negativi: meno 16% l’alluminio, in cui si farà ricorso all’ammortizzatore, ma non si sa ancora in quali termini, e meno 6 il rame.

A pesare sui bilanci, in un contesto già difficile del settore, è anche la sanzione dell’Antitrust da quasi 16 milioni di euro, che è stata comminata per una presunta intesa anticoncorrenziale lo scorso dicembre a 16 società e ad Assofond, associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane. Il punto è stato fatto nell’incontro di lunedì 19 gennaio tra azienda, Fim, Fiom e Uilm. Queste ultime hanno annunciato l’intenzione di chiedere un tavolo di confronto in Regione per discutere della situazione particolarmente critica che sta vivendo il settore delle fonderie, con focus su quelle aziende friulane che necessitano di un sostegno concreto da parte della politica locale, come hanno messo in evidenza i sindacalisti Roberto Zaami (Uilm), Gianni Piccinin (Fim) e Simonetta Chiarotto (Fiom). In Zml la divisione ghisa sta vivendo una fase difficile ormai da tempo: a dicembre era stata prevista una settimana di cassa integrazione dal 15 al 19 e poi ferie sino al 12 gennaio. In sostanza, quasi un mese di stop.

«Già il mese scorso ci era stata prospettata la possibilità di un nuovo ricorso agli ammortizzatori sociali e nell’incontro è arrivata la conferma – hanno spiegato i sindacalisti –. Per il reparto ghisa sono già state fissate due nuove settimane di fermata produttiva, coperte con la cassa integrazione, mentre per la divisione alluminio saranno necessarie alcune giornate che per ora non sono state messe a calendario. Per il rame non c’è bisogno di ricorrere all’uso dell’ammortizzatore».

Il quadro non positivo è determinato dall’andamento altalenante dei mercati a livello internazionale, ma ad aggiungerci il carico da novanta sono le spese energetiche. Zml è un’azienda energivora: i forni elettrici, anche se di ultima generazione, consumano e il parco fotovoltaico di cui si è dotata la fabbrica non copre l’intero fabbisogno.

Da qui l’appello alla politica, Regione in primis, da Fim, Fiom e Uilm affinché si avvii una discussione su come supportare imprese costrette a fare i conti con tali criticità. «Non si può pensare di essere competitivi con costi fissi così pesanti e prodotti che arrivano da altri Paesi che sono ritenuti qualitativamente soddisfacenti e col vantaggio del buon prezzo – ha concluso Zaami –. A gravare su una situazione precaria è anche la sanzione dell’Antitrust, per la quale è prevista l’impugnazione: su questo, concordo con Assofond quando afferma che la multa penalizza un settore già in forte difficoltà. Come sindacati riteniamo che il sistema Paese non riesca a sostenere imprese come questa del Gruppo Cividale: la politica deve quindi difendere tali produzioni e accompagnarle soprattutto davanti a criticità così importanti che frenano la capacità delle industrie di essere competitive».

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