Amga-Hera, al Comune 4 milioni l’anno

UDINE. Il Consiglio di amministrazione del gruppo Hera si è riunito a Udine, mentre ieri il rappresentante del Comune ha debuttato nel primo Cda di Acegas-Aps-Amga, a Trieste. L’arrivo negli uffici di via Cotonificio del vertice della multiutility emiliana al gran completo, è stato un modo per riconoscere la rilevanza dell’operazione di fusione con Amga. Queste le parole del presidente Tomaso Tommasi di Vignano e dell’amministratore delegato, Stefano Venier, prima di dare il via ai lavori nella sede della new entry nel colosso nato nel 2002 attraverso la fusione di 11 società di servizi.
Hera in Friuli
Premesso che la fusione Amga-Hera va a sanare un ritardo registrato in Italia sul fronte del frazionamento delle società partecipate, Tommasi di Vignano e Venier ricordano che «a eccezione dell’accoppiamento tra Trieste e Padova, nel Triveneto tutto il resto era immobile. Era logico che Hera venisse da questa parte dove c’era un potenziale in termini di qualità di aziende e di tipologia della clientela molto simile a quella che gestiamo in Emilia». E così «una volta completata l’operazione a Trieste e avendo acquisito le reti gas di Gorizia, veniva normale completare il percorso con l’ingresso su Udine». Senza contare che con la cessione del ramo acqua al Cafc, «il tema del gas - sottolinea il vertice di Hera - era più rilevante perché ad Amga era rimasta solo quell’attività».
I rischi dello stand-alone
Pur promuovendo la gestione di Amga, Tommasi di Vignano e Venier, a chi gli fa notare che secondo il Cda guidato da Paolo Cerutti, Amga aveva i numeri per correre da sola, spiegano che la società del gas «aveva dimensioni contenute, un quinto dell’azienda nata dalla fusione delle realtà di Trieste e Padova» senza contare che «il progetto stand-alone partiva dal presupposto di trovare investitori e quindi risorse consistenti».
Nella valutazione del rischio, insomma, secondo il vertice di Hera, l’eventuale corsa in autonomia «presentava un profilo di rischio superiore e per gli azionisti vantaggi inferiori rispetto a quelli materializzati con Hera». Altrettanto vale per il Comune che, secondo Venier, stando alla situazione attuale, riuscirà a ricavare dal 2,98% detenuto nel gruppo Hera, «circa 4 milioni di euro l’anno». A questo dato il presidente aggiunge che il piano industriale prevede, per i prossimi 5 anni, «di mantenere una prospettiva allineata al trend del 2013 durante il quale il titolo Hera è stato tra i più redditizi per i suoi azionisti».
I numeri
Ribadita la centralità della struttura udinese nel gruppo triveneto per quanto attiene alla distribuzione del gas, Tommasi di Vignano e Venier ricordano che Hera «porta a Udine un’attività che in partenza è tre volte superiore a quella di Amga che gestiva 150 mila utenti: ora la direzione udinese ne governa circa 450 mila». Stessa valutazione per l’occupazione: «L’appartenenza al gruppo Hera - spiegano il presidente e l’amministratore delegato - aumenta la probabilità del mantenimento occupazionale attuale». La prospettiva, insomma, non è tanto quella di difendere quello che c’è, bensì di «allargarlo e consolidarlo anche fuori città. Per farlo - continuano Tommasi di Vignano e Venier - ci vogliono competenze e risorse finanziarie che Hera già dispone. Sarà una sfida anche per noi, ci metteremo il massimo impegno per vincerla».
Il rapporto con il territorio
La sfida prevede anche la collaborazione con le aziende presenti sul territorio a iniziare dal gruppo Luci e dal laboratorio specializzato sulla gestione degli odori presente nel Parco scientifico e tecnologico Luigi Danieli. «Sono semi che si iniziano a piantare» afferma i numeri uno di Hera nel definire l’acquisto delle azioni Hera da parte della Net, la società dei rifiuti, «un normale rapporto commerciale». Net, in effetti, ha acquistato le quote dismesse da Confindustria Udine, l’associazione di categoria che ha esercitato il diritto di recesso senza, aggiunge Tomasi di Vignano, «dirci perché. Non abbiamo avuto il beneficio di una comunicazione».
I benefici per i cittadini
«Per i cittadini, in termini di bollette, non cambierà nulla. Avranno però la possibilità di scegliere tra una pluralità di offerte quella più favorevole» sostengono Tommasi di Vignano e Venier non senza far notare che l’adeguamento dei sistemi informatici di Amga a quelli di Hera velocizzerà e migliorerà qualitativamente i servizi tagliando così i tempi di attesa agli sportelli. E grazie al recente progetto Hera Star up «le giovani imprese - prosegue Venier - risparmiano il 10% sul costo dell’energia. Su una bolletta media di 4 mila euro significa 400 euro l’anno».
I progetti futuri
Nel futuro di Amga calore c’è soprattutto l’efficienza energetica spostata - queste le parole di Venier - «sulle imprese che potranno così migliorare la competitività e abbattere i costi dell’energia».
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