A rischio 137 paesi in Fvg per frane e alluvioni
Sono 137 i comuni a rischio idrogeologico in Regione: 81 in provincia di Udine, 15 in provincia di Gorizia, 41 in provincia di Pordenone, nessuno in provincia di Trieste. Un dato che arriva dal ministero dell’Ambiente a pochi giorni dalla tragedia di Messina. Ai dati si aggiunge il monitoraggio “Operazione Fiumi”, effettuato da Legambiente.

UDINE.
Sono 137 i comuni a rischio idrogeolico in regione: 81 in provincia di Udine, 15 in provincia di Gorizia, 41 in provincia di Pordenone, nessuno in provincia di Trieste.
Un dato che arriva dal ministero dell’Ambiente a pochi giorni dalla tragedia di Messina. Ai dati forniti dallo stato nel 2003 e purtroppo ancora attuali, si aggiunge il monitoraggio “Operazione Fiumi”, effettuato da Legambiente e dal Dipartimento di Protezione civile sullo stato di salute del Friuli Venezia Giulia.
Il quadro che ne emerge è preoccupante. Il 68 per cento dei comuni è a rischio idrogeologico, cioè a rischio di frane, alluvioni e disastri naturali. Il 77 per cento di città e paesi (per la precisione 41 siti) hanno solo case nelle zone a rischio; mentre il 23 per cento (12) hanno interi quartieri e il 36 per cento (19) ha costruito fabbricati e strutture industriali. E ancora, nell’11 per cento dei casi (6 per l’esattezza) sono presenti in zone non troppo sicure anche siti sensibili, come scuole, ospedali e strutture turistiche.
«Sono classifiche da prendere con le pinze – fa sapere il presidente di Legambiente Fvg Giorgio Cavallo – perché i questionari sono frutto di autovalutazioni da parte dei comuni». Tra i tanti dati in negativo c’è anche qualche buona notizia. L’85 per cento dei comuni ha realizzato interventi di messa in sicurezza di corsi d’acqua e versanti che potrebbero franare. «Purtroppo si tratta di aree che hanno subito già pesanti disastri naturali e si sono attrezzate, come Pontebba – continua Cavallo – che ha registrato due alluvioni nell’arco di pochi anni». E, infatti, Pontebba, risulta anche tra i tre comuni virtuosi, cioè quelli che hanno lavorato per la prevenzione e la mitigazione del rischio, come anche Lignano Sabbiadoro e Udine.
La maglia nera va a Forni di Sopra, che non ha ancora fatto niente per arginare il rischio idrogeologico, nonostante ci siano molte zone esposte. Ed è proprio la montagna friulana a soffrire di più. «Una zona poco monitorata – ha aggiunto il presidente del circolo Legambiente Carnia e Val Canale Marco Lepre – perché molti comuni non hanno risposto al questionario. Ma è proprio lì che si concentrano la maggior parte di frane». E secondo Lepre una spiegazione c’è. «Dopo il terremoto sono state realizzate molte infrastrutture – ha detto – che si sono aggiunte alla mancata manutenzione e all’abbandono del territorio». E d’inverno il rischio frane si trasforma in rischio valanghe.
«Il problema – ha spiegato Cavallo – è che molti comuni affidano tutto alla Protezione civile, senza preoccuparsi di una messa in sicurezza autonoma». Secondo Cavallo, bisognerebbe dare spazio alle politiche urbanistiche, perché è possibile difendersi dal rischio, e preoccuparsi della manuntezione delle opere esistenti. Ma, stando al questionario, solo il 66 per cento dei comuni (35) riesce a svolgere una manuntezione dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica.
«È molto importante dotarsi di un piano di emergenza da far conoscere alla popolazione – ha spiegato la responsabile di Operazione Fiumi Paola Tartabini – così come è indispensabile fare attività di esercitazione». Ma solo il 51 per cento dei comuni (27) intervistati è provvisto di un piano anti-crisi e il 23 per cento di questi (12) lo tiene costantemente aggiornato.
Ilaria Gianfagna 
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