A Percoto una serata sul Tintoretto recuperato in chiesa

PAVIA DI UDINE
Per un tempo immemore era stato conservato nella chiesa di San Martino di Percoto. Davanti agli occhi dei fedeli, ma nascosto da secoli di accumulo di sporcizia e fuliggine delle candele. Quel quadro che rappresenta la Deposizione di Cristo si è scoperta una firma quasi illeggibile. Quella era la firma del Tintoretto, Domenico, figlio del più noto e celebre Jacopo. E venerdì sera, quando ormai era già conservato nei musei della curia udinese, le ricercatrici che l’hanno riportato alla luce, hanno illustrato la storia di quel pregiato dipinto, proprio nel luogo dove era stato per moltissimi anni, nella sacrestia della chiesa di San Martino. Il primo a volerci veder chiaro è stato il parroco di Pavia di Udine, don Giordano Simeoni. Fu lui a chiamare gli esperti come Teresa Perusini, docente di tecniche del restauro a Ca’ Foscari di Venezia che, dopo aver contattato i maggiori esperti mondiali del Tintoretto, ha decretato la genuinità della tela. A Percoto potrebbe esserci finita grazie a una delle due facoltose e nobili famiglie del posto: i Caiselli o i della Porta di Ronchi e Popereacco. A spiegarlo è stata la critica d’arte Rafaella Loffreda, intervenuta venerdì alla serata illustrativa, insieme a Perusini e ad alcuni esponenti politici di Pavia di Udine, come l’assessore alla Cultura, Beppino Govetto e il consigliere regionale Ugo De Mattia. E naturalmente don Simeoni, artefice di tutta la vicenda. Per rendere tutto più incantato, l’illustrazione della storia e di come è stata portata alla luce la tela rappresentante la Deposizione di Cristo, è stata accompagnata dalla Corale parrocchiale che si è esibita nel canto liturgico di Bach, Dolce Signore.
Gianpiero Bellucci
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